— No di certo! — ella rispose. — Sono tanto brutta! E però mi fa piacere che non possiate saper come io sia.

— Ma pensa, Gertrude, — riprese la signorina Graham con immensa tristezza — che proveresti se tu non potessi vedere la luce, nè le cose, nè le persone?

— Ma voi dunque non vedete neppure il sole, le stelle, il cielo?... Siete nel buio?

— Nel buio, sempre, notte e giorno. —

Gertrude dette in un violento scoppio di pianto.

— Oh! — fece quando potè ritrovare un fil di voce tra i singhiozzi. — L'è troppo dura! Troppo, troppo, troppo! —

La sua disperazione fu contagiosa. Per la prima volta la giovane cieca versò amare lacrime sulla propria sventura.

Ma fu un breve momento. Si dominò subito e cercò di calmare la piccina.

— Chetati! Non piangere! Non dire ch'è troppo dura la mia sorte.... Io, sai, la sopporto benissimo.... Essendo avvezza così, sono felice lo stesso.

— Io invece nel buio sarei infelicissima. Lo odio. Non sono contenta, no, che siate cieca.... Me ne dispiace anzi assai.... Vorrei che vedeste ogni cosa, e me pure.... O non ci sarebbe un qualche modo d'aprirveli, gli occhi?