Seppero poi che Emilia si era buscata una forte infreddatura la sera che troppo a lungo era rimasta a sedere in chiesa, e che appunto quel giorno si trovava molto incomodata; nondimeno avrebbe di buon grado fatto passare in camera sua Gertrude di cui desiderava la visita, e assai si dolse con la signora Ellis per averli ella di proprio arbitrio rimandati così bruscamente.
True aspettò il sabato a fine di comunicare alla piccina, in presenza di Guglielmo, il divisamento di mandarla a scuola. Gertrude su quel subito recalcitrò; ma Guglielmo approvava l'idea calorosamente, e quando lo zio True ebbe soggiunto che gliel'aveva suggerita la signorina Graham, ella acconsentì, sebbene non senza riluttanza, a cominciare la settimana ventura, per prova. Quindi il lunedì seguente egli la condusse a una scuola elementare. Vi fu ammessa, e la sua educazione incominciò. Il sabato dopo, il ragazzo, non appena venuto a casa, secondo il solito, entrò come una folata di vento nella camera del vicino, tanto lo pungeva la curiosità di sapere che impressione avesse fatto la scuola a Gertrudina. La trovò seduta alla tavola con davanti il suo abbecedario aperto.
— O Guglielmo, o Guglielmo! — gridò ella vedendolo apparire. — Vieni a sentirmi leggere! —
«Leggere» era forse dir troppo. Le sue cognizioni non s'estendevano oltre l'alfabeto e qualche sillaba compitata. Ma Guglielmo non le fu parco d'elogi, ben meritati del resto, perchè era stata veramente diligentissima. Egli rimase stupito udendola dichiarare che le piaceva la scuola, le piaceva la maestra, le piacevano le condiscepole. S'aspettava invece che tutta la baracca le dispiacesse tanto da farla «andar nei nuvoli»; espressione da lui usata per indicare i suoi accessi di collera. S'era ingannato. Finora almeno, le cose procedevano a maraviglia. Gertrude non gli era mai sembrata così allegra, così felice come quella sera. Egli le promise d'assisterla ne' suoi studi; e i programmi letterari dei due fanciulli salirono tanto alto, che pareva di sentir discorrere un poeta laureato e un filosofo.
Durante alcune settimane tutto infatti andò per la piana. Gertrude frequentava la scuola regolarmente e seguitava a fare rapidi progressi. Guglielmo veniva tutti i sabati a sentirla leggere, e l'aiutava, l'incoraggiava con le sue lodi. Il perspicace ragazzo però ebbe presto il sospetto che ella avesse già avuto qualche attrito con certune delle scolare più grandi contro le quali cominciava a manifestare sintomi d'avversione. Insomma, qual si fosse l'origine dell'ostilità latente, la crisi non tardò a scoppiare.
Un giorno, mentre le bambine erano radunate nel cortile della scuola per la ricreazione, venne a passare di là, lungo il marciapiede, Trueman in abito da lavoro, con la scala portatile e il vaso dell'olio. Gertrude lo vide, e saltando, ridendo, chiamandolo forte, corse in istrada, lo raggiunse. Trattenutasi due o tre minuti, rientrò di galoppo, trafelata ed allegra, eccitatissima dalla gioia di quell'incontro insperato. La truppa delle «grandi» che da un pezzo le si mostravano poco benevole, l'aveva osservata, e tosto ch'ella fu di ritorno una di loro le domandò:
— O chi è quell'uomo?
— È mio zio True.
— Tuo.... che cosa?
— Mio zio, il signor Flint. Io sto con lui.