Ella s'inginocchiò, e con solenne e commovente ardore sodisfece alla sua richiesta.
— E adesso, tesoro, la preghiera per i moribondi.... Ce n'è una, non è vero, nel tuo libriccino? —
Gertrude tremò. Sì, c'era, e bellissima. La pensosa fanciulla, cui l'idea della morte era familiare, la sapeva a memoria. Ma come avrebbe potuto proferirne ad alta voce le parole senza tradire la commozione che la scoteva tutta? Eppure doveva provarvisi. Lo zio True desiderava udirla, e sarebbe stato un conforto per lui. Concentrando tutta la propria energia, dominandosi con uno sforzo, ella incominciò, e guadagnando vigore man mano che proseguiva, arrivò fino in fondo. Due o tre volte la voce le fallì, soffocata nel nodo che le serrava la gola, ma subito, per un nuovo sforzo della volontà, risonò tanto limpida e calma, che la divozione dell'infermo non fu disturbata dal dolore della sua bimba diletta. Fortunatamente egli non poteva sentire i palpiti del piccolo cuore spasimante che minacciavano di spezzarlo.
Recitata la preghiera, ella rimase in ginocchio, accanto al letto, con la faccia nascosta nelle coperte. Non era in grado di rizzarsi. Per qualche minuto un silenzio solenne regnò nella stanza. Poi il vecchio le posò una mano sul capo.
Ella alzò gli occhi verso di lui, ed egli disse:
— Tu ami la signorina Emilia, non è vero, uccellino mio?
— Oh, sì, molto!
— Mi prometti d'essere una buona figliuola per lei quando io me ne sarò andato? —
Gertrude ruppe in singhiozzi.
— O zio True, non mi lasciate! Caro, caro zio True, io non posso vivere senza di voi!