Leggiamo nel libro Decretorum della Compagnia del Gonfalone: «Anno 1517, che si faccia la cappella nel Colosseo e vi si spendano 30 ducati di oro di Camera»[711]. Questa deliberazione fu presa dietro il consenso di Raffaele De’ Casali e di Luigi De’ Mattuzzi, guardiani dell’Ospedale del Salvatore. Il progetto però non si eseguì che nel 1519. Nello stesso libro Decretorum[712] si legge: «1519, 6 Febbr. Che si faccia la cappella nel Colosseo». Allora i guardiani dell’Ospedale del Salvatore rinnovarono il loro consenso, e permisero alla Compagnia del Salvatore di poter cavare qualche pietra di travertino per fare alcuni cunei e porte della stessa cappella, e questo fu il sacello detto di S. Maria della Pietà.

Come risulta dalle date, la cappella venne fatta quando ancora nel Colosseo si eseguivano le rappresentazioni della Passione del Salvatore; poichè una di queste ve ne fu, come già dicemmo, nel 1519[713], e non cessarono che nel 1540.

Cessati i sacri drammi nell’Anfiteatro, il palco scenico rimase abbandonato, come pure abbandonato dovè rimanere l’intero edificio; giacchè, non molti anni dopo, si giunse a tal eccesso da farlo divenire campo di stregonerie notturne; ed il Cellini racconta nella sua vita che una notte egli stesso vi assistette.

La cappella della Pietà cadde pur essa in oblio, e vi rimase per settanta anni circa: fino a che, nel 1622, l’Arciconfraternita del Gonfalone risolvè ripararla e ridonarla al culto. Vi aggiunse essa alcune stanze per un custode, e nell’alto del piccolo edificio collocò una campana. La chiesuola fu consacrata da Mons. Giulio Sansedonio, già vescovo di Grosseto[714]. A memoria del restauro, si pose la seguente iscrizione:

ARCHICONFRATERNITAS GONFALONIS

SACELLVM . HOC . IN . COLISEO . POSITVM . SVB

INVOCATIONE . BEATAE . MARIAE . PIETATIS

VETVSTATE . DIRVTVM . ET . COLLABENS . NE

TANTA . PIETAS. OBLIVIONI . TRADERETVR . IN

MELIOREM . FORMAM . RESTITVI . ATQVE . OR-