NARI . MANDAVIT . A . D . MDCXXII . PET . DONA-
TO . CAESIO . CVRTIO . SERGARDIO . MARIO
Q . AVRELII . MATTAEI . MAXIMO . Q . HORATII
MAXIMI . CVSTODIBVS . ET . M . ANT . PORTA
CAMERARIO .
Nell’opera del Fontana[715] sul Colosseo vi è una veduta dell’interno dell’Anfiteatro qual’era agl’inizi del secolo XVIII. In essa si vede la cappella suddetta col suo piccolo campanile e l’abitazione del custode; dinanzi alla porta si scorge eretta una croce.
Questa interessante veduta ci fa conoscere il sito preciso ove sorgeva la cappella di S. Maria della Pietà: essa sorgeva presso la porta libitinense, ricavata nei vani sotto la gradinata del podio, ed ove si dispiegava il palco delle rappresentazioni della Passione, della quale si distinguono gli avanzi. Ma poichè la cappella rappresentata in quella veduta supera il piano del palco scenico, e non potendosi ammettere che quello sconcio sia stato fatto all’epoca delle rappresentazioni, dovrà dedursi che le stanze (delle quali si veggono due finestre sulla porta del sacello) siano state aggiunte nel restauro del 1622, e che prima del restauro la cappella fosse intieramente sotto il palco delle rappresentazioni.
Il ch. Armellini dice che la cappella di S. Maria della Pietà servì anteriormente da guardaroba della Compagnia che rappresentava la passione di N. S. Gesù Cristo. L’Adinolfi opina che il sacello della Pietà fosse la chiesuola di S. Salvatore de Rota Colisaei. A me sembra che ambedue abbiano ragione, e che un’opinione non escluda l’altra. L’Adinolfi fa derivare la denominazione Rota Colisaei dall’arena dell’Anfiteatro; l’Armellini dalla vasca rotonda della Mèta Sudante. Più giusta tuttavia sembra essere l’opinione dell’Adinolfi, poichè presso la Mèta Sudante v’era una chiesa dedicata a Maria SS. detta De Metrio: denominazione che lo stesso Armellini giudica «una corruttela della parola de Meta». Laonde farebbe mestieri ammettere che la Mèta Sudante fosse chiamata contemporaneamente con due nomi: cosa non facile a dimostrarsi. Che per Rota Colisaei s’intendesse invece l’arena, mi pare potersi dedurre da quel che si legge nel Catasto dei beni della Compagnia del Salvatore[716]. Troviamo infatti che nella Ruota del Coliseo, poco lungi dalla chiesa di S. Salvatore, eravi una grotta, detta anche casa, forno e luogo da conservare erbe secche. Ora, attorno all’arena si può assai bene trovare il posto per questa grotta; ma attorno alla vasca della Mèta Sudante no davvero!
Che poi su questa chiesina si fosse potuto stendere il palco scenico, e far divenire essa stessa la guardaroba della Compagnia, si può argomentare dal fatto dell’abbandono in cui cadde il detto sacello nel periodo che córse fra il pontificato di Pio II e quello d’Innocenzo VIII; abbandono reso manifesto dal decreto di Pio II, col quale egli toglieva le rendite alla chiesuola di S. Salvatore de Rota Colisei e le donava a S. Eustachio.
Nè fa ostacolo la diversità del titolo della cappella, detta prima di S. Salvatore e poi di S. Maria della Pietà, giacchè questa diversità è più apparente che reale.