Nel 1462 la parte della casa che guardava la piazza di S. Giacomo, era diruta; la parte invece che internavasi nel Colosseo, era ancora in buono stato di conservazione[727].

La suddetta chiesa di S. Giacomo de Coliseo profanata e ridotta a fienile, come dice il Mellini e come pur si ricava dal Martinelli[728], il quale scrive: S. Iacobi apud Colosseum erat ibi ubi est foenile cum imagine B. Mariae V. in eius angulo; habebatque hospitale, quod ad Lateranum traslatum est, et nunc dicitur ad Sancta Santorum, venne finalmente abbattuta nel 1815.

Il Marangoni[729] aggiunge che l’amministrazione e la cura di questa chiesa e di questo ospedale l’ebbe l’Arciconfraternita de’ Raccomandati del Ssmo Salvatore ad Sancta Sanctorum fino all’anno 1470. Lo deduce dagli statuti rinnovati in quell’anno e confermati nel 1513, nei quali i guardiani dell’Arciconfraternita s’obbligavano, sub juramento, di visitare una o due volte alla settimana quell’ospedale. Lo stesso autore[730] assicura di aver letto, ma non ricorda dove, che l’ospedale trovavasi negli archi superiori dell’Anfiteatro, già chiusi dai Frangipani. «In effetto, dice, tutti i sei archi chiusi della elevazione esteriore, sono anche murati al di dentro fra i pilastri del secondo portico, sicchè formansi e si dividono due lunghi corridoi quanti portano i sei archi, luogo attissimo per l’ospedale».

Il celebre letterato Francesco Valesio, senza però accennare alle fonti, comunicò ad alcuni suoi amici che nei suddetti archi chiusi del Colosseo vi era anticamente un monastero di monache[731].

Questo stesso asserisce il Bonet. Noi riportiamo la notizia soltanto in ossequio alla ch. memoria del suddetto Valesio, ma siamo affatto incerti della verità di essa.

L’Adinolfi[732] combatte energicamente queste opinioni. «È veramente triviale (dice), e non pertanto meno curiosa l’opinione del Marangoni, che la Società del Salvatore avesse governo non pur di questo tempietto ma eziandio dello spedale che li era ammesso fra gli archi stessi del Colosseo, il quale spedale dopo molti anni fusse trasportato al Laterano ove esiste; e dell’istessa natura è quella di Francesco Valesio quando pretende nell’Anfiteatro Flavio anticamente venisse aperto un monastero di monache. Rincrescendomi d’involgermi in certe quistioni tra perchè la brevità del lavoro le rifiuta, e perchè si concerta con scrittori di molto credito, non posso nondimeno tralasciarle per la loro necessità e pel superchio rispetto all’altrui sentenza, sapendo per prova che tutti gli uomini qualche fiata rimangono in inganno.

«A me dunque, che posi in disamina l’archivio della detta compagnia anche coll’intendimento di veder meglio questa materia, pare la cosa assai diversa e massime per due ragioni. La prima è che nell’archivio suddetto non trovi menzionato alcun luogo dell’Anfiteatro rivolto all’uno e all’altro uso. La seconda che questi pareri discendono dalla falsa congiunzione di due idee, tra loro ben distinte. Nel trovar scritto spedale e monistero del Colisseo s’intesero due fabbriche non già vicine ma entro quella orrevole dell’Anfiteatro Flavio. Ora partendo da un principio stabile e certo dirò che avanti e alquanto dopo il mille come è sconosciuta la chiesa di S. Giacomo, così al pari il suo spedale di donne, l’edificamento del quale non sembra più antico di quello di S. Angelo, ma piuttosto da esso originato, ed a lui assoggettato e dipendente[733]. Per avventura venne aperto dai Raccomandati per maggior comodo degli infermi[734], come meno lontana dalla parte più popolata di Roma, e prova ne sia fra le altre quella, che, ingrandito lo spedale al Laterano non fu chiuso nè quello, nè l’altro assai più picciolo di S. Pietro e Marcellino chiamato lo spedaletto, ma tutti e tre correndo gli anni di Cristo 1383, a benefizio del comune ricettavano malati[735].... Ma siccome lo spedale.... fu aperto principalmente per donne[736], che ebbero bisogno nelle loro malattie di essere servite da altre femmine, queste incominciarono prima a nominarsi offerte, e costrette da necessità a dimorare e convivere in quel luogo, tennero vita a seconda di qualche regola; da queste dunque o da altre povere donne ivi raccolte, o come par meglio, e dalle una e dalle altre, venne a formarsi una di quelle devote unioni ne’ secoli di mezzo appellate case sante.

«Le abitazioni di cotali donne, conchiude l’Adinolfi, erano contigue alla chiesa di S. Giacomo che col suo spedale dispiccato dal Colosseo erano separate affatto da questo edifizio. Conciossiacchè venendo ampliamente dai guardiani Bernardo de’ Ricci e Paluzzo di Giovanni Mattei negli anni cristiani 1472, costoro chiesero licenza ai maestri delle strade di chiudere un luogo intraposto a quella chiesa e ad alcune possessioni dello spedale[737], ed in questa concessione per verun modo si fa ricordanza di quell’edifizio del Colosseo, nel quale secondo Valesio, era contenuto il loro monastero».

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Oltre alla chiesa di S. Giacomo de Coliseo, erano molto prossime all’Anfiteatro Flavio altre chiese, delle quali oggi non rimane alcun vestigio.