IV. Chiesa di S. Salvatore de Insula.

Questa chiesa è ricordata dal Camerario col nome di «Salvatoris Insule et Colosei»; nel Codice di Torino è detta: «S. Salvatoris de Insula, habet 1. sacerdotem»; e così pure vien chiamata nel Catalogo del Signorili.

L’Armellini[772] dice che non si trova altra menzione di essa, e la crede addossata all’Anfiteatro: «Tracce infatti (egli scrive) di costruzione del medio evo restano ancora presso uno degli archi del medesimo, dal canto della via che conduce alla basilica Lateranense». Io però non posso convenire col ch.º scrittore: l’aggiunto «Insule» del Camerario, e il «de Insula» del Codice di Torino esclude l’idea di un addossamento della chiesa ad un edifizio. O fu dunque la chiesa medesima per se isolata, e quindi «Insule» o «de Insula»; ovvero fu inchiusa in uno di quei fabbricati, che, per essere affittato a più famiglie nell’antichità, e forse anche nell’età di mezzo, eran detti Insulae.

V. Chiesa di S. Salvatore de Arcu Trasi.

Con tal titolo è ricordata questa chiesa nel Codice di Torino; il Signorili poi la dice: «ad Arcum Trasi». Non può cader dubbio sulla posizione di questa chiesa: essa fu presso l’Arco di Costantino, se non forse a questo addossata. L’anonimo Magliabecchiano[773] dice: «Arcus triumphalis marmoreus qui dicitur de Trasi coram colosso in via per quam itur ad sanctum Gregorium, fuit factus Costantino... et dicitur de Trasi quia in transitu viae est». Nella Mesticanza di Paolo Liello Petnene[774] si legge: «Voglio scrivere la vita di alcuno vostro Romano, a quali si vorria fare un simil arco trionfale, che fu fatto a Costantino... il quale si chiama Arco de Trasi appresso a Coliseo». Poggio Bracciolini, nella sua silloge, scrive: «De arcu Costantini, qui hodie dicitur de Traxo».

L’Armellini, piuttosto che dal transito sotto ai fornici dell’Arco, opina si debba derivare il vocabolo Trasi dalle statue dei Traci che ne adornano l’attico[775].

La memoria di questa chiesa scomparse dopo il secolo XV.

VI. Chiesa di S. Nicolò de Coliseo.

La chiesa di S. Nicolò, scrive l’Adinolfi[776], dicesi da qualche moderno «esser stata demolita ed essere stata nell’aia sulla quale è un locale, forse fabbrica dell’Arciconfraternita di Sancta Sanctorum, lasciando sospesa la curiosità del ricercatore di essa se questo locale stesse a destra o a sinistra della via Maggiore». Però Cencio Camerario, nel ricordare i luoghi ove si facevano gli archi sotto ai quali passava il Papa nella solennità del presbiterio, c’indica il sito ove sorgeva questa chiesa. Dice infatti: «Et dehinc usque ad S. Nicolaum de Colisaeo.... deinde usque ad S. Mariam de Ferrariis.... deinde usque ad domum Johannis Papae VII.... deinde usque ad angulum Sancti Clementis»[777]. La chiesa di S. Nicolò stava dunque prima di quella di S. Maria de Ferrariis; ed essendo, per quel che si è detto sopra, noto il posto di quest’ultima chiesa, potremo con facilità stabilire il sito della chiesa di S. Nicolò. Questa fu certamente vicina al Colosseo, da cui tolse il nome; e perciò la collocherei a sinistra della via attuale del Colosseo, dove verso il Laterano ha termine l’edificio dell’Anfiteatro. Qui infatti, negli scavi del 1895, si rinvenne un lungo tratto di strada medievale, la quale, come nota il Gatti, era la via per cui si passava nelle solenni processioni papali, e dove appunto si facevano gli archi ricordati dal Camerario.

In questo luogo stesso e negli stessi scavi praticati nel 1895 si rinvenne un grande masso rettangolare di travertino, sul quale era in parte conservato l’intonaco primitivo dipinto. «Lo stile dell’affresco, scrive il Gatti[778] conviene al secolo VIII in circa. Vi sono rappresentati due santi, in piedi col nimbo circolare attorno al capo, vestiti di lunga tunica adorna di croci quadrilatere, e coperti col pallio. Ambedue tengono la mano destra sollevata all’altezza del petto; e mentre la figura a dritta sostiene una corona, l’altro regge un libro aperto, sul quale è scritto: