ANN. III
Anche il Sommo Pontefice Gregorio XVI ebbe cura dell’insigne monumento dei Flavî. A questo Papa deve Roma la ricostruzione di sette arcate ed il restauro del terzo portico (originariamente interno ed oggi esterno) dell’Anfiteatro[809]. Il ricordo di quest’opera l’abbiamo nella seguente iscrizione:
GREGORIUS XVI
PONT. MAX.
ANNO XIV
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A pag. 22 dell’operetta intitolata «L’Arcicofraternita di S. Maria dell’Orazione e Morte e le sue rappresentanze sacre»[810], scritta dal sig. Augusto Bevignani, leggo: «Un caratteristico progetto ventilato allora (nel 1832) e degno di essere ricordato fu d’adibire nientemeno il Colosseo a cimitero provvisorio! Il card. Bernetti, segretario di Stato, con lettera particolare e riservata in data 22 Aprile 1832, al segretario di Consulta ne caldeggiò la proposta perchè molto economica la sepoltura in quell’arena ed adiacenti ambulacri per essere il monumento appartato e sacro alla religione[811]. Ma la sacra Consulta prescindendo da tutte le viste in linea d’arte rispose in data 2 Maggio non potersi adibire quel monumento a tale scopo per i sotterranei continuamente inondati dalle acque disperse o fluenti dai colli circostanti, perciò d’ostacolo alla pronta decomposizione dei cadaveri, e per la mancanza di ventilazione essendo circondato da cinque colli i quali avrebbero impedito la dissipazione degli effluvî che si sarebbero riversati sulla città attesi i venti meridionali che vi dominano».
Fig. 7.ª