«Nel 1852 Pio IX riparò l’ingresso (imperatorio) verso l’Esquilino[816], davanti il quale vi fu in origine un portichetto sorretto da colonne scanalate di marmo frigio; e restaurò in quella stessa parte varie arcate del portico interno»[817], spingendo i lavori fino al piano del porticale alla sommità della cavea. Di questi grandi restauri parlò il Canina, che ne fu il direttore, nella tornata della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, il 7 Aprile 1853; ed in questa occasione, scrive il Segretario P. E. Visconti, il Canina rinnovò all’Accademia l’invito di voler accedere sul luogo per osservarli, siccome fu in effetto deliberato che seguisse»[818].

Anche questo lavoro ci viene ricordato da una lapide, che dice:

PIVS IX PONT. MAX.

ANN. VII

e dalla seguente epigrafe[819]:

PIVS . IX . PONT . MAX .
QVVM . PARTEM . MEDIAM . AD . ESQVILIAS . CONVERSAM
VETVSTATE . FATISCENTEM
RESTITVENDVAM . ET . MVNIENDAM . CVRASSET
MEMORIAM . RENOVAVIT
ANNO . MDCCCLII . PONT . VII

Dopo la breccia di Porta Pia (20 Settembre 1870) nell’interno del Colosseo ebbe luogo un meeting, nel quale si scelsero i rappresentanti della Giunta provvisoria di governo.

Venuti i monumenti di Roma nelle mani della R. Sopraintendenza agli scavi delle Antichità, il Comm. Pietro Rosa (a. 1871) fe’ togliere dalle mura del Colosseo «il pittoresco (?) ammanto di verdura, con 420 specie di piante, che da secoli lo ricopriva»[820], e che formerà il soggetto della prima Appendice di questo nostro lavoro.

Nel carnevale del 1874 una società di buontemponi ideò di rappresentare o meglio parodiare nel Colosseo gli antichi giuochi. Ma il Senatore Scialoja, Ministro di Pubblica Istruzione, non ne diè il permesso.

Dopo i restauri fatti dall’immortale Pio IX, il Colosseo non è stato più riparato. Eppure la parte alta della muraglia esterna[821] è molto meno sicura di quanto si creda!....