2º Sul fatto che il podio era munito di «macchine versatili, reti e denti lunghissimi sporgenti sull’arena»[825].

3º Sul passo di Erodiano[826], nel quale leggesi: ἀναῤῥιπτέιν (sursum mittere, sursum iacere).

Il Bianchi prevenne l’obiezione che gli si potea facilmente rivolgere, ricordandogli le naumachie narrateci da Suetonio e da Dione; e, disprezzando soverchiamente e con poca equità la fama storica del secondo, asserì che una sola naumachia ebbe luogo nell’Anfiteatro Flavio; quella cioè che si diè ai tempi di Domiziano; ed aggiunse che, anche ammettendo altri combattimenti navali, questi non osterebbero alla sua opinione, imperocchè, dice, quattro piedi d’acqua possono sostenere qualunque barca; e con ripari provvisori si potè impedire che l’acqua penetrasse negli ambulacri e nei portici.

Il difensore della seconda opinione fu l’avv. Fea[827], il quale asserì ostinatamente che l’arena del Colosseo non fu giammai sostrutta, e che le sostruzioni che noi vediamo son opera dei bassi tempi, e precisamente dell’epoca dei Frangipani. Il Fea procurò provare il suo asserto coi seguenti argomenti:

1º Il podio, ammessa l’arena sostrutta, sarebbe stato alto appena dieci piedi. Malgrado dunque le rotule, i denti e le reti, la sua altezza era insufficiente a salvare gl’Imperatori, i Pretori, ecc. dai salti delle tigri e dalla proboscide degli elefanti.

2º Un’arena sostrutta è affatto inadatta per le naumachie.

3º Finalmente il piano rinvenuto, disse, non può essere il vero e primitivo livello dell’arena; ma questo devesi ricercare in maggiore profondità.

Il Masdeu[828] tentò di conciliare le due opposte opinioni: scrisse a questo scopo 21 lettere, ma ricevè ai suoi scritti un’acre risposta dall’avvocato Fea[829].

Il Nibby, nelle Aggiunte al Nardini[830], propendè per l’opinione difesa dal Fea; ma nella sua pregievolissima opera Roma nell’Anno MDCCCXXXVIII cambiò d’opinione, e scrisse:

«Le testimonianze di Suetonio e di Dione apertamente dichiarano che nell’Anfiteatro Flavio vi si diedero combattimenti navali sotto Tito e sotto Domiziano. Stando.... ai fatti riconosciuti, e dando il peso dovuto all’autorità degli antichi scrittori, parmi doversi stabilire, che da principio, sotto Tito e Domiziano, quando vi si diedero giuochi navali, l’arena era di livello più basso e non sostrutta; che Traiano nel restauro fatto nell’Anfiteatro comprese ancora il lavoro di alzare l’arena al piano attuale, per mezzo di sostruzioni regolari essendo crollate pe’ terremoti avvenuti sotto Teodosio II e Valentiniano III nel quinto secolo, e sotto Teodorico sul principio del sesto furono risarcite secondo lo stile di quei tempi da Lampadio e da Basilio prefetti di Roma; così si dà ragione della diversità delle costruzioni, così pure si comprende HARENAM AMPHITHEATRI . . . . RESTITUIT, e quella della lapide di Basilio: ARENAM ET PODIVM QVAE ABOMINANDI TERRAEMOTVS RVINA PROSTRAVIT . . . . RESTITVIT: così chiaramente s’intendono i passi di Petronio, Erodiano e Calpurnio. Il primo nel Satyric. c. IX dice: non taces gladiator obscoene quem de RVINA ARENA DIMISIT. Erodiano raccontando le cacce date da Commodo appunto in quest’Anfiteatro, così si esprime: λεοντων δε ποτε εξ ὑπογαιων ἑκατον αναρρ’ ιφδεντων, ισαριδμοις ακοντιοις παντας απεκτεινεν: ed una volta essendo stati lanciati su dai SOTTERRANEI cento leoni con altrettanti strali tutti li uccise: finalmente Calpurnio, ecl. VII, v, 69, esclama: