Io opino adunque che l’arena fosse sostrutta fin dal principio, e che avesse un livello più basso di quello a cui fu poi elevata.

Sennonchè, a cagione delle naumachie (le quali positivamente si rappresentarono due volte nel nostro Anfiteatro), l’arena fu da prima sostrutta stabilmente con muri, oppure con un’armatura lignea da potersi rimuovere all’occorrenza? La seconda ipotesi è inammissibile per molte ragioni, che credo qui inutile addurre perchè gli scavi decisero la questione.

Nei muri degl’ipogei si sono rinvenuti avanzi tuttora al posto di massi regolari di travertino e tufo, che sono la materia adoperata in grandissima copia nella costruzione dell’Anfiteatro, e specialmente nei siti ove richiedevasi maggior solidità. I due portici esterni sono stati costruiti di pietra tiburtina, ed i muri che nel piano terreno formano i cunei delle scale e dei passaggi, sono composti d’intelaiature di massi di travertino, racchiudenti specchi in parallelopipedi di tufo. Di questo parere fu eziandio Lorenzo Re, il quale, nelle sua Illustrazione e difesa delle Osservazioni dell’architetto Pietro Bianchi sull’arena e sul podio dell’Anfiteatro Flavio, dice: «Fig. 8, 9, 10. Porzioni delle sostruzioni dell’arena in bellissima costruzione di grandi pietre rettangolari uniforme perfettamente alla generale costruzione dell’Anfiteatro»[836].

Se le sostruzioni dell’arena avessero potuto o no impedire l’esecuzione delle naumachie, lo vedremo allorquando si parlerà di queste.

Gli scavi, oltre all’averci indicato negli avanzi dei muri primitivi l’originaria sostruzione stabile dell’arena, ci hanno pur anche manifestato l’antico suo livello.

Il muro di perimetro dell’ipogeo ha in ogni quadrante dell’ovale una serie di otto grandi nicchie arcuate, a fondo piano, larghe m. 3 e profonde oltre un metro[837]. Dalla fronte di ciascuno dei trentasei piloni che sostengono gli archi, sporgono due mensoloni di travertino, i quali si trovano 3 metri circa sotto il livello attuale dell’arena: tra una mensola e l’altra, nella fronte del pilone, v’è un’incavatura verticale, a piè della quale è murato un masso di travertino, lungo quanto è grosso il pilone; l’incavatura poi sarebbe atta a ricevere una trave (V. Fig. 9ª).

Dall’imposta degli archi in su, per tutto il giro dell’ovale, vedesi un taglio praticato nella fronte delle nicchie: taglio, che riduce alla metà circa la profondità delle vôlte, la sommità delle quali è ripresa (dove più dove meno, secondo che occorreva) con archi di mattoni. Nel fondo di ciascuna nicchia, dal piano superiore delle mensole in giù, v’è un’apertura rettangolare, a guisa di piccola finestra, addossata al pilone, larga m. 0,70 circa, la quale ha un grosso architrave di pietra tiburtina.

Fig. 9.ª