3.º Che i Cristiani furono tradotti dinanzi ai tribunali, sia perchè ricercati d’ufficio dai magistrati, sia perchè accusati dai delatores, o pagani o ebrei o rinnegati fratelli;

4.º Che i seguaci di Cristo furono realmente condannati ad bestias; ed abbiamo addotto, per incedens, qualche esempio[927];

5.º Che essendo i Cristiani a quei tempi in gran numero, numerose pur dovettero essere le vittime, nel mondo pagano in genere, e nella sua capitale in ispecie.

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Ma se queste deduzioni sono generalmente ammesse dagli storici, non così concordi sono essi nello stabilire il sito in cui nell’alma Città de’ Cesari si gettavano i Cristiani alle fiere dopo l’edificazione dell’Anfiteatro Flavio.

Alcuni dicono non potersi assicurare che l’arena del Colosseo sia stata bagnata dal sangue cristiano: ed appoggiano il loro argomento sulla mancanza di formali documenti, i quali (dicono) sono necessarî, perchè in Roma v’erano circhi in cui egualmente s’eseguivano i combattimenti colle fiere, e perchè v’erano almeno due anfiteatri. Rispondiamo:

Dicemmo nell’Introduzione che dopo l’invenzione degli anfiteatri, le venationes si eseguirono costantemente in questi; che il circo non venne più usato a tal uopo, perchè poco adatto allo scopo; e che se in qualche caso eccezionale tornò questo ad usarsi per i ludi venatorî, ciò avvenne mentre l’anfiteatro veniva restaurato per danni subiti e causati da incendî, terremoti, ecc. — Ora ci piace aggiungere quanto a questo rispetto scrive il ch. P. Sisto Scaglia[928]: «Veteres antiquitatum romanarum periti, non videntur satis distinxisse inter circum et anphitheatrum, circa praefata spectacula. Ut sim brevis, Demsteri dumtaxat verba citabo: Quamvis autem theatra, circi et alia huiusmodi loca singulares quaeque, ac proprios ludos haberent, et exercitationes cuique loco accomodatas: tamen eadem saepe omnibus in locis peracta sine discrimine fuerunt[929]. Est scilicet in his verbis cur quaeramus quomodo et ludi circenses in amphitheatro et tragoediae vel gladiatorii ludi in circo fierent. Circus Romuli Maxentii, circo Neronis multo inferior, cuius notabiles adhuc ruinae ad tertium circiter milliarium Viae Appiae conspiciuntur, satis ad rem nostram conferret. Sed quid dicendum de maioribus circis? Nemo non videt quam parum eiusmodi hippodromi scenicis spectaculis ludisque gladiatoriis aliisque id genus convenirent, cum exigua tantum pars spectatorum possent ludis gaudere. E contrario in amphitheatris omnes ad unum ludos cernere satis, quocumque in arenae loco agerentur, poterant. Quod autem omnem dirimit difficultatem illud est, quod NULLIBI IN RUINIS HIPPODROMORUM inventae sint caveae ubi belluae asservarentur; eas vero in superstitibus amphitheatris recognoscere adhuc aliquando licet».

Relativamente poi alla seconda ragione che si adduce, e che consiste in ammettere almeno due anfiteatri in Roma, diciamo:

A pag. 31 di questa opera asserimmo che gli anfiteatri stabili in Roma non furono che due: quello di Statilio Tauro ed il Flavio; ed aggiungemmo che il Castrense, se potè chiamarsi nei catologhi anfiteatro, non fu tale che per la forma e non già per la sua destinazione a’ pubblici spettacoli, che mai non l’ebbe[930]. Se noi infatti esaminiamo l’edifizio castrense; se esaminiamo, dico, le sue dimensioni, la rozzezza dei suoi muri ed il sito ove sorgeva, vedremo tosto che un tal edifizio non potè essere stato adibito a scopo di pubblici spettacoli.

Ho detto: le sue dimensioni; giacchè era esso tanto piccolo che in nessuna maniera poteva servire ad accogliere in sè le tante migliaia di spettatori che s’adunavano nell’anfiteatro in occasione dei ludi gladiatorî; ed era assolutamente improporzionato ad una città di pressochè un milione e mezzo d’abitanti, e alla quale in quelle circostanze affluivano genti pur anche da remotissime regioni. L’anfiteatro Castrense non ebbe che il podio ed una precinzione composta di nove soli gradi; e di questo ce ne fa fede Palladio in un disegno, già forse conosciuto dal Durand, ed ultimamente riprodotta dal ch.º Lanciani[931], ove abbiamo le misure già prese dal famoso architetto Vicentino.