Parlo finalmente del Visconti.
Egli nel 1827 dimostrò la genuinità e la sincerità della nostra lapide e la ritenne come sincrona; nè mai ritrattò la sua sentenza benchè cessasse di vivere nel 1875, quando la sacra archeologia aveva raggiunto il suo pieno sviluppo ed era già ridotta a scienza.
Ritenendo dunque come cosa indiscutibile la falsità della nostra iscrizione s’andrebbe contro la notissima autorità di sommi uomini, epigrafisti, letterati ed eruditi.
Ma, a dire il vero, oggi a questo poco si bada; e solo fanno eco e trovano appoggio facilmente quelle opinioni moderne che tendono a distruggere una qualche tradizione. È vero che i progressi fatti dall’archeologia sacra in questi ultimi anni, sono notevoli, ma è anche vero che non hanno gettata nuova luce sulla nostra questione.
Le cose si trovano allo stesso punto, e le difficoltà purtroppo sono sempre le stesse! Non resta per tanto che esaminare criticamente la lapide.
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Uno dei maestri della critica lapidaria, non v’ha chi l’ignori, è il Maffei.
È vero che oggi si ritiene che i suoi canoni siano applicabili alle sole lapidi pagane, e si opina aver egli errato nello studio delle lapidi cristiane. Ma se noi esaminiamo i suoi canoni, e con riserbo facciamo qualche distinzione, mi sembra che essi possano anche applicarsi alle lapidi cristiane.
Infatti, nella sua Arte critica lapidaria[1008] il Maffei stabilisce certi criterî, coi quali egli insegna il modo di distinguere le iscrizioni vere dalle false; e dice che di due specie sono gli indizi per i quali si possono riconoscere le une dalle altre: ALTERA PRACTICA, uti vocant, ab ipsa monumentorum inspectione petita; INTERIORA ALTERA et ab iis quae continentur desumpta.
Gli indizî estrinseci, secondo lo stesso autore, sono: genus, facies, color; e segue spiegando ciò che per essi s’intende. I secondi poi, ossia gli intrinseci, sono: la troppa antichità della lapide, la singolarità delle formole, i punteggiamenti e cose simili.