Queste lettere furono incise da un marmista idiota, che, per il nome del servo Laetus deve riferirsi all’anno 80 dell’era nostra[1058].
Un altro esempio più recente è poi quella lapide cristiana del cimitero Ostriano nella quale si vede nei due A la sbarra ad angolo: e questo marmo, come avverte il ch.º Armellini, è di data antichissima.
Da quanto si è detto si deduce che dalla sola paleografia non si può trarre argomento per dimostrare che l’iscrizione «Sic premia servas» sia del secolo V, e si deduce esser purtroppo vero il canone di quei sommi maestri i quali dissero che la paleografia plerumque e generatim è assai fallace e non ha valore demostrativo.
Vediamo ora se dall’ortografia si possa o no argomentare che la nostra lapide è posteriore a Vespasiano e precisamente del secolo V. È questa la seconda parte della prima ragione che adduce il Bellori per dubitare dell’età di quest’iscrizione. E senza dimorarmi di più, dico subito: neppure dall’ortografia si può trarre argomento, e lo provo prima coll’autorità e poi col fatto.
L’Oderici[1059] scrive: «le leggi della chiarezza e della grammatica non furono sempre le più religiosamente osservate nelle iscrizioni: mille esempi se ne mostrano tutto giorno». Il De Rossi[1060] dice: «quod si ne his epitaphiis, scriptura, dictio, sermo non modo ab elegantia sed ab ipsis quoque gramaticis legibus non semel abhorrent, id ab auctorum rusticitate et vernaculae linguae ac pronunciationis specie, magis quam a saeculi barbarie esse repetendum satis intelligitur».
Dalle autorità passiamo ai fatti. Gli errori ortografici della nostra lapide sono: 1º la mancanza del dittongo ae.
2º La m usata invece della d nella parola ALIUM.
3º La mancanza della c nella parola AUTORI.
4º Il segno d’abbreviazione sull’V, nella voce THEATRV il quale veramente non si potrebbe dire come a suo luogo vedremo, errore ortografico.
Per quel che riguarda la mancanza del dittongo ae, lo Scaligero[1061] insegna che la e si trova frequentemente usato dagli antichi invece del dittongo ae; ed il Fon[1062] pretende che ciò si debba ascrivere alla grande quantità di schiavi greci ed asiatici che erano in Roma, e quindi all’influenza dei nomi grecanici. Sia però questa od altra la ragione, è certo che fu spesso ed in ogni età tralasciato.