Se poi per modo voglia significare l’espressione della lapide, non so come questa si possa dire di molto posteriore a Vespasiano quando i due protagonisti della lapide stessa sono appunto Gaudenzio e Vespasiano.

Relativamente al nome, non nego che questo possa fare una tal quale obiezione, giacchè la desinenza in entius fu frequentissima nei tempi tardi, ma però non fu esclusivamente propria di quell’età.

Infatti, o Gaudenzio appartenne a famiglia libera o fu servo o fu liberto. Se appartenne a famiglia libera (ciò che non pare probabile), anche fra le famiglie libere (ed in tempi remotissimi) si ricordano nomi che hanno la desinenza in entius, come Mexentius[1086], Placentius[1087], Eventius, Dentius; e nella epoca repubblicana e dell’alto impero, abbiamo varî Terenzî, ecc., per esempio: Terentius (console), Terentius (scrittore), Terentius (comico); abbiamo: Juventius (console), Juventius (comico)[1088], Juventius (giureconsulto); Placentius[1089], Calventius[1090], Gentius[1091], Cosentius, ecc.: e tra i nomi femminili, s’ha: Gentia[1092], Calventia[1093], ecc. Onde non sarebbe strano se ai tempi de’ Flavî vi fosse stato un Gaudentius; e a questo riguardo (desinenze in antius, entius, ontius) il De Rossi[1094], scrive: «inde tamen minime colliges illarum appellationem quae saeculo praesertim quarto viguere, ne primas quidem origines ab antiquiore aetate esse repetendas».

Se si dica poi che il nostro Gaudenzio fu o servo o liberto (come sembra più verosimile); allora, attese le circostanze ed i tempi, atteso che il cristianesimo fu estesissimo nella famiglia de’ Flavî; che fu uso dei padroni servirsi dei liberti nelle opere loro, l’obiezione cade da sè. Difatti: fra l’immensa serie di nomi dei liberti e servi, per la maggior parte a noi sconosciuti, chi potrà con serietà affermare non esservene stato a quei tempi neppur uno che avesse la desinenza in entius?

Esaminiamo ora le altre difficoltà, incominciando da quella già proposta dall’Aringhi due secoli e mezzo fa, e riprodotta nuovamente dal Gori nell’anno 1875. Questa lapide, dicono, non può essere dei tempi di Vespasiano, perchè sotto quest’imperatore non vi fu persecuzione.

Rispondo:

Sebbene sotto l’impero di Vespasiano non avesse luogo una persecuzione, pure non v’ha difficoltà per opinare plausibilmente che Gaudenzio (appunto perchè cristiano) potesse esser vittima di quell’imperatore. Infatti:

Se Gaudenzio, divenuto cristiano, si fosse ricusato di prestare più oltre la sua opera nella costruzione di un luogo che sarebbe stato poi il teatro del sangue umano[1095]: o se[1096] invitato da Vespasiano a costruire una naumachia[1097], egli ne avesse accettato l’incarico; ma che poi, mutata l’idea della naumachia e stabilito di ridurre l’edificio a luogo di spettacoli gladiatorî (tanto aborriti dai cristiani) avesse voluto declinare dall’incarico preso: o finalmente che si fosse ricusato di costruire l’ara, ecc.; non sarebbero stati motivi sufficienti per un Imperatore pagano, benchè non persecutore del cristianesimo, per fargli mettere in esecuzione la legge neroniana, a quei tempi purtroppo vigente, per far uccidere Gaudenzio? E non furono questi i motivi per cui i Quattro Santi Coronati, scultori di opere notevoli (per essersi, cioè, ricusati di scolpire una divinità), furono barbaramente uccisi?

Del resto ancorchè la Chiesa sotto alcuni Imperatori godè di pace, pur nondimeno, come tutti sappiamo, non mancarono mai qua e là martiri; e chi ignora che sotto lo stesso Vespasiano, per es., fu ucciso il santo Vescovo di Ravenna, Apollinare?

Ma a quest’obiezione dell’Aringhi avean già risposto trionfalmente il Marangoni[1098] ed il Piale[1099], alle opere dei quali rinvio il lettore.