Infine Dione Cassio[1100] ci dice che Vespasiano fe’ morire varî qui in mores Judaeorum transierunt; e questo passo non si spiega altrimenti (attesa la nota confusione che fu fatta a quei primi tempi tra il cristianesimo e giudaismo) che coll’aver fatto, Vespasiano, uccidere varie persone convertite al cristianesimo; religione che gli Imperatori e i gentili in genere, credettero fosse la stessa, o almeno una setta del giudaismo.
Dunque benchè Vespasiano non movesse persecuzione contro il cristianesimo, pur nondimeno Gaudenzio potè essere martirizzato sotto quell’imperatore, sia perchè, essendo quegli cristiano, potè ricusarsi di proseguire l’opera affidatagli; sia perchè anche sotto Vespasiano vi furono martiri; e sia finalmente perchè, per testimonianza dello storico pagano già citato, Vespasiano fe’ realmente uccidere varî, i quali, verosimilmente, furono quelli che abbracciarono la religione di Cristo, e furono scoperti come tali.
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Siamo giunti finalmente a poter dire con certezza morale che la lapide «Sic premia servas», risale all’età Vespasianea, e che per conseguenza il Gaudenzio in essa ricordato, visse in quegli stessi tempi. Ma chi fu questo Gaudenzio? Perchè Vespasiano lo fece uccidere? Per rispondere a questi quesiti basta mettersi sott’occhio la lapide e spiegarla: dalla semplice lettura di essa, tutto appariva chiaro.
«Sic premia servas, Vespasiane dire,
Civitas ubi gloriae tue autori
Premiatus es morte Gaudenti letare
Promisit iste, dat Kristus omnia tibi
Qui alium paravit theatru in coelo».
La disposizione dei versetti (a due coppie, con uno spazio frapposto in mezzo, forse per la forma bislunga del marmo) indica che la nostra lapide si debba leggere a colonna. Laonde non so spiegarmi la ragione per cui il Marangoni ed il Fea ne abbian fatto la versione letterale leggendola continuatamente, senza far conto di quello spazio, che pur v’è; e così avvenne che quella traduzione poco concordasse colla versione libera che poi ne fecero.