(Fig. 15.ª)
È vero che ivi negli Argei si legge anche Esquilinus sexticepsos; ma ciò si spiega benissimo, perchè, la sesta cima era su quella parte dell’Oppio che, per antonomasia, era chiamata Esquilino, essendovi là il Forum Esquilinum, il Campus Esquilinus, etc.
Esaminiamo ora una per una le località suddette.
1.º Oppius mons princeps lucum Esquilinum, lucum Fagutalem sinixtra quae sub moerum est. Quel lucum Esquilinum ci fa necessariamente collocare questa parte dei monte in vicinanza alla spianata di esso monte; imperocchè è la parte che più propriamente si dice Esquilinus. Ivi è ricordata la porta Esquilina, ivi il campus Esquilinus, ivi il forum Esquilinum: in una parola, la denominazione Esquilinus competeva più propriamente a quella parte che alle altre. Dunque l’Oppius mons princeps era quella parte del monte che è presso la già villa Caserta (ora chiesa di S. Alfonso all’Esquilino), ove anni indietro venne in luce il muro antichissimo della città, sinistra quae sub moerum est.
2.º Oppius mons bicepsos simplex. Questa località (senz’altro aggiunto, perchè non se ne fa menzione veruna) mi sembra che sia quella parte del monte, alla quale più propriamente fu dato, e che tuttora conserva, il nome di Oppio; ossia quella parte che è in prossimità, come si è detto, della Chiesa di S. Pietro in Vincoli.
3.º Oppius mons tercicepsos lucum Esquilinum dexterior via in tabernula est. Questa, per quel lucum Esquilinum, non potremo separarla dalla prima; ma per quel dexterior via in tabernula est, la dovremo dire rivolta al Celio, perchè la tabernula era nel Ceriolense, qua itur Coelium; e quindi è quella parte dell’Oppio che ha a sinistra l’Esquilino propriamente detto, e che è rivolta al Celio.
4.º Oppius mons quadricepsos lucum Esquilinum via dexterior in figlineis est. Per quel lucum Esquilinum non si può disgiungere dalle antecedenti; per quel dexterior poi, conviene situarla da quella parte stessa che guarda il Celio; e quindi la collocherei nella parte sovrastante alle velocia munera[1136], le quali sorsero in quel luogo già occupato, fino ai tempi di Nerone, da meschini abituri, probabilmente di figlini, come c’insegna Marziale:
«Hic ubi miramur velocia munera thermas,