Abstulerat miseris tecta superbus ager».
5.º Esquilinus. Ultimo punto dell’Oppio, a Nord, ricordato da Varrone. Per la sua denominazione assoluta (Esquilinus), e per la mancanza dell’aggiunto: mons (benchè non si ricordi alcun bosco), credo sia propriamente quella parte cui si diè e si dà tuttora il nome di Esquilino.
Per il Septimius mons quinticepsos lucum Petilium, situato, secondo Varrone, fra il quarticepsos e l’Esquilinus, non rimane dunque altra sommità dell’Oppio che quella in cui vi sono i grandi ruderi delle Terme e della Domus Titi, incontro all’Anfiteatro Flavio. E qui appunto il Nibby[1137] colloca il mons Septimius. L’autorità del Nibby è sempre grande; ma in questo caso è maggiore, perchè egli qui, non sostiene una sua opinione particolare, non difende l’autenticità di una località da lui già ammessa e da altri contrastata; ma ciò che scrisse lo scrisse senza prevenzione alcuna, e soltanto per effetto della sua scienza topografica, della conoscenza che egli aveva della topografia di Roma.
Insomma: il Cispio era la sommità ove è S. Maria Maggiore: l’Oppio era diviso in più parti, delle quali l’Oppius simplex era quello ove è S. Pietro in Vincoli; Esquilinus, ov’era il campus Esquilinus propriamente detto: l’Oppius princeps, l’Oppius tercicepsos e l’Oppius quadricepsos (per il lucum Esquilinum a tutti e tre comuni) si debbono collocare in modo, che più s’avvicinino a quella parte che era detta per antonomasia Esquilinus, e che siano ben distinte le due parti; il princeps (per quel sinistra quae sub moerum est) sotto la già Villa Caserta; il tercicepsos (per quel dexterior via in tabernola est) deve collocarsi rivolto al Celio, ma non più in là delle Terme, perchè ivi (per l’aggiunto in figlineis) v’era il quadricepsos; e per il Septimius, quinticepsos, non resta che quella parte che sovrasta il Colosseo.
E questa denominazione era ancor vigente nel secolo VIII, giacchè nel Liber Pontificalis (in Leone III) si fa menzione di una basilica dedicata a S. Michele Arcangelo: S. Arcangeli in Septimo; basilica che qualcuno credè situata in milliario septimo della Via Salaria.
Ma vi sono molte ragioni per non dare a quel passo una simile interpretazione.
E primieramente, perchè quelle basiliche extramuranee, ricordate nella vita di quel Pontefice, sono basiliche cimiteriali, edificate su qualche memoria di martiri e santi celebri, e non in onore di Angeli e di Arcangeli.[1138]. Secondariamente poi, perchè manca l’indicazione della via. Dice in Septimo ma di qual via?
Al contrario, quando nella stessa vita (di Leone III) si parla di chiese extramuranee, si dice: B. Stephani primi martyris constituta via latina milliario tertio. — S. Cyriaci posita via Ostiensi. — S. Valentini in Flaminia. — B. Andreae Apostoli sita in tricesimo via Appia.
Relativamente a quel S. Marcelli sitam in quartodecimo, siccome immediatamente prima s’era parlato di S. Aurea in Ostia, potrebbe intendersi che fosse situata in via Ostiensi.
Ma la nostra basilica è posta fra due intramuranee, come or ora vedremo, e non fra le extramuranee. Infine, lo scrittore della vita di Leone III non segue già un ordine topografico nell’enumerazione delle chiese arricchite dai doni di quel Pontefice; e se anche avesse voluto non avrebbe potuto. È nondimeno certo e incontestabile che, generalmente parlando, le chiese di una regione o di una località sono aggruppate insieme. Così leggiamo che Leone III fece dei donativi alla Diaconia Beati Hadriani, et in ecclesia beatae Martinae....., et in Diaconia antiqua. — Immo et in Diaconia S. Theodori..... et in Diaconia Sanctorum Cosmae et Damiani..... et in Diaconia S. Adriani. — Et in Diaconia S. Luciae, quae ponitur in Orphea[1139]....... et in Diaconia Beati Viti Martyris quae ponitur in Marcello. E così di altre. Ora la nostra basilica è ricordata fra S. Agata[1140] e S. Agapito in Vincula, ossia fra due chiese situate nella località varroniana dell’Esquilino. Quindi diremo che la basilica S. Arcangeli quae ponitur in Septimo non è la basilica extramuranea situata al settimo miglio, o sesto secondo il Martirologio Geronimiano (codice di Berna), passo d’altronde un po’ confuso, ma una basilica intramuranea, citata cioè nella stessa guisa con cui si cita il monasterium Sancti Iohannis qui ponitur in Appentino, ossia in Aventino monte[1141].