I muri di sostruzione dell’arena sono composti di grandi massi di travertino, di tufo e di costruzione laterizia[278]. A m. 6,08 circa dal piano dell’arena v’è un pavimento ad opus spicatum, nel quale, oltre al canale per lo scolo delle acque, si veggono massi quadrati di pietra tiburtina, con una bocchetta incavata nel mezzo.

Dalla parte settentrionale s’apre sull’andamento dell’asse minore una strada sotterranea o cripto-portico, larga m. 2,95, la quale si dirige verso l’Esquilino. Un altro cripto-portico, con un accesso della larghezza di m. 2,17 che poteva chiudersi con una saracinesca, trovasi sull’andamento dell’asse maggiore, in direzione del Laterano. Il pavimento di questo sotterraneo, è elevato sopra quello dell’ipogeo dell’arena m. 1,50 circa, a cagione di uno speco, che corre sotto al pavimento del corridoio, seguendone la direzione.

Ai lati del cripto-portico vi sono otto celle; con queste e con quello comunicano per mezzo di scale due grandi stanze, lunghe m. 25, larghe m. 3,20; il pavimento delle quali si trova allo stesso livello di quello dell’arena, e quindi più basso del pavimento del cripto-portico e delle celle laterali di m. 1,50 circa. Si conservano tuttora sei massi quadrilateri di travertino, simili a quelli dell’ambulacro curvilineo, ma aventi le bocchette munite di boccolari metallici. — Altre bocchette, ma senza metallo, le vediamo nel suolo di cinque delle otto celle che fiancheggiano il cripto-portico. Questi massi e queste bocchette, la cui forma circolare suscita naturalmente l’idea di assi verticali giranti, sono le tracce del grande movimento dei meccanismi dell’ipogeo dell’arena. Da questo corridoio, per mezzo di due scale, si ascende al piano del vestibolo ad esso soprapposto. Le due scalette sboccano nel detto vestibolo in prossimità della porta libitinense.

Il cripto-portico è spurgato per la lunghezza di m. 83,90; esso, fino al portico esterno dell’Anfiteatro, ha le pareti composte di grandi massi di travertino, dalle quali sporgono a distanze pressochè uguali cinque pilastri, congiunti nella parte superiore da piattabande formate di grossi cunei di travertino. Il tratto interno del cripto-portico fu probabilmente coperto da soffitto di legname. Questa strada sotterranea, uscita fuori dal perimetro dell’Anfiteatro, ha le pareti e la volta di mattoni; e a m. 12 circa dal perimetro stesso, lascia a destra un altro corridoio con piano inclinato; cosicchè dopo un lungo percorso doveva sboccare sopratterra. Quest’ultimo corridoio, il cui andamento seconda la curva dell’Anfiteatro, a m. 6 circa dal punto ove si dirama dal cripto-portico è traversato da una porta, la quale ha un arco laterizio e la soglia di travertino.

Un terzo cripto-portico, uguale a quello ora descritto, si apriva dalla parte opposta, seguendo sempre l’andamento dell’asse maggiore. Già fu esso scoperto in gran parte negli scavi praticati dal Governo Francese nei primi anni del secolo XIX[279]; ora rimane interrato, come per la metà è pur interrato l’ipogeo dell’arena.

Di un quarto cripto-portico, sull’andamento dell’asse minore, incontro a quello che si dirige all’Esquilino, se ne ha un indizio in un pozzo scoperto a Sud-Ovest dell’Anfiteatro, e precisamente dinanzi all’arco mediano esterno, che dava accesso al pulvinare imperiale.

Oltre a questi quattro cripto-portici, disposti simmetricamente sull’andamento dei due assi maggiore e minore, ve n’è un quinto, il quale, partendo dal sottopodio presso il pulvinare imperiale (dal quale vi si discendeva per una scala), ricorre sotto il cuneo V, giusta la numerazione degli archi, ed a pochi metri dal perimetro dell’Anfiteatro rivolge, ad angolo quasi retto, dalla parte del Laterano.

Il pavimento di questo corridoio era a mosaico; la volta era adorna di stucchi, dei quali rimangon tracce; ed aveva di tanto in tanto, ora a destra ora a sinistra, degli abbaini, dai quali prendeva luce; le pareti erano dipinte, ma nel basso avevano uno zoccolo di marmo. Sembra andasse con piano inclinato a riuscire sopratterra poco lungi da dove sboccava il corridoio[280] testè descritto. Fu sgombrato dalle terre e macerie per circa 37 metri.

Si ritiene comunemente, e credo a ragione, che questo cripto-portico fosse quell’andito angusto ricordato da Dione[281], dove il congiurato Claudio Pompeiano tentò di uccidere Commodo, allorchè questi per quell’andito si recava all’Anfiteatro. Io ritengo con alcuni archeologi che questo cripto-portico fosse senz’altro opera di Commodo.

Ma è già tempo di descrivere la cavea. La cavea del nostro Anfiteatro era divisa in cinque parti: il podio, tre ordini di gradi ed il portico[282].