Il podio (determinato da una praecinctio e dal rispettivo iter) era composto di un ordine di sette gradi[283] ai quali si accedeva per dodici vomitorî aperti nella praecinctio, e di un ripiano largo circa due metri (dove venivan disposti i subsellia), il quale, girando a piè della piccola gradinata, dava immediatamente sull’arena. Esso era munito di un parapetto a transenna, ed aveva otto vomitorî proprî, pei quali s’accedeva indipendentemente dalla gradinata. La larghezza dello spazio occupato dall’iter della praecinctio dalla gradinata e dal ripiano è (presa orizzontalmente) di m. 8 circa. Il muro del podio, che faceva fronte sull’arena, era alto m. 5, compreso il parapetto a transenna.

Che il podio fosse formato come l’ho descritto, risulta dalle espressioni degli antichi scrittori[284], confermate dall’esame dei suoi ruderi.

Sotto il ripiano dei subsellia v’era un ambulacro, al quale s’accedeva dal corridoio che girava a piè delle scale dei vomitorî del detto ripiano. L’ambulacro aveva m. 1,80 circa di larghezza; e nella parete opposta a quella che fronteggiava l’arena, aveva, in ogni quarto dell’ovale, sei nicchie rettangolari, quattro delle quali della larghezza di m. 2: le altre due erano di minor larghezza; tutte però avevano una profondità uguale di un metro, e tutte ugualmente eran alte m. 2 circa. — A proposito di questo corridoio, il Nibby[285] scrive: «di marmo era inoltre fasciato il corridore sotto di esso (ripiano del podio) che oggi è parte dell’arena, nel quale i riquadri allorchè vennero scoperti conservavano tracce di essere stati ornati di stucchi analoghi per lo stile a quelli della sala d’ingresso degl’Imperatori». — Io congetturo che ivi fossero gli agiamenti o cessi per i personaggi che occupavano il ripiano del podio. Si vedono tuttora nel basso delle nicchie le cloache coperte a capanna, e qualcuna ve n’è anche nei piloni tra una nicchia e l’altra, al piano del pavimento. Eran essi indispensabili, e specialmente in quei luoghi ove le persone si trattenevano per lunghe ore e talvolta per una intiera giornata. Suetonio scrisse di Augusto che nel circo «spectabat interdum e pulvinari, et quidem cum coniuge ac liberis, sedens spectaculo plurimas horas; aliquando totos dies aderat»[286]. Tal comodo dovette esservi per tutti gli ordini della gradatio, e probabilmente furono ridotti a tal uso i vuoti dei sottoscala. — Lo studiato sistema di chiaviche nel substrato dell’Anfiteatro servì a smaltire parimente le acque piovane e le immondezze degli agiamenti.

La forma del podio era ovale, e secondava il perimetro dell’arena; ma i due grandi ingressi di questa lo interrompevano, facendogli formare due bracci. Nel centro di ciascuno di essi v’erano i due suggesti; dei quali quello a sud-ovest era il pulvinare imperiale; ce lo indicano e la sua posizione ed il passaggio chiamato giustamente di Commodo, il quale termina precisamente a quel suggesto. Ho detto la sua posizione, perchè trovasi nella parte più nobile dell’Anfiteatro: parte che fu sempre rappresentata sulle medaglie a preferenza delle altre, e che è rivolta verso la regia Palatina. Ivi sedeva l’Imperatore, e di lì presiedeva agli spettacoli.

L’altro suggesto era di fronte al pulvinare, ed era destinato principalmente al magistrato delegato dall’Imperatore a presedere in sua vece ai giuochi. Si accedeva ai suggesti per i due ingressi principali, rivolti l’uno al Celio e l’altro all’Esquilino[287]; e si passava per due saloni, divisi ciascuno da diciotto pilastri di travertino, con arcate e volte ornate di stucchi. «Prima del terremoto del 422, scrive il ch. Lanciani[288], lungo l’orlo del suggesto più basso della cavea (dove sedevano i personaggi clarissimi) al disopra del podio correva una cornice marmorea, modinata a somiglianza delle basi attiche[289], e questa cornice reggeva il parapetto o pluteo che forse era di bronzo, forse di marmo. Lo scuotimento della terra avendo rovesciato giù nell’arena cornice e parapetto, colui che condusse i risarcimenti nell’Anfiteatro non volle o non potè riporre le cose al luogo loro. I massi marmorei della cornice furono fatti girare di 90, di modochè la cornice che prima stava sulla fronte dei medesimi si trovò sul piano di sopra, ed il piano di sotto, cioè il piano di posatura primitivo, divenne la fronte. Su di essa furono incise una o più lunghissime leggende a lettere assai grandi, le quali leggende vennero così a fare il giro di tutto il suggesto o di tutto il podio».

Nel podio, come si disse, avevano il loro posto i personaggi più illustri, e da prima i Senatori, ai quali (secondo il decreto emanato da Augusto[290] e che a mio parere fu in vigore in ogni tempo) era riservato il primo ordine dei subsellia: ordine che nell’Anfiteatro Flavio fu probabilmente primus et unicus, e situato senza dubbio nel ripiano del podio immediatamente prossimo all’arena. Dissi primus et unicus, perchè lo spazio di due metri non potè essere capace che di un solo ordine di subsellia, attesochè dietro di essi dovea rimanere lo spazio sufficiente per il passaggio.

Oltre ai Senatori, sedevano nei gradi del podio le persone investite delle più alte dignità sacerdotali, i clarissimi delle famiglie dei Senatori, i viri consulares, i magistrati curuli e gli ambasciatori esteri. Prudenzio ci attesta che avean posto nel podio eziandio le Vestali, le quali nei pubblici giuochi furono sempre tenute in considerazione[291]. Cicerone accenna al posto che esse aveano nei giuochi gladiatorî: nec si virgo vestalis, huius (L. Nattae) propinqua et necessaria, locum suum gladiatorium concessit huic[292]. Augusto, facendo eccezione alla disposizione data per le donne, assegnò alle Vestali un posto ragguardevole nel teatro: «Solis virginibus vestalibus locum in theatro separatim et contra praetoris tribunal dedit»; e Prudenzio, come ora dicevamo, ce le indica sedute nel podio del nostro Anfiteatro, anzi nella miglior parte di esso:

An quoniam podii meliore in parte sedentes[293].

Ora ci domandiamo: qual fu la miglior parte del podio assegnata alle Vestali?

Non possiamo ritenere che esse sedessero nell’ordo subselliorum insieme coi Senatori, perchè, come osserva lo Hübner[294], non è noto «che anche nell’anfiteatro e nel circo le Vestali avessero partecipato ai posti dei Senatori». E poi, se vogliamo accettare come precisa l’espressione di Prudenzio: «Podii MELIORE IN PARTE sedentes», noi non dovremo ricercare le Vestali fra i Senatori, per la ragione che nel podio v’era qualcosa di meglio dell’ordine dei subsellia. La miglior parte del podio erano indiscutibilmente i due suggesti. Non mi sembra ammissibile che le Vestali sedessero nel pulvinar, perchè questo suggesto era riservato all’Imperatore; ed ebbe il nome di pulvinar (nome proprio della sedes o lectisternium deorum) «quasi che (dice il Morcelli) in quel suggesto imperatoris tamquam numinis sedes esset». Che ivi sedesse eziandio la famiglia imperiale masculini sexus, lo possiamo dedurre dalle parole di Svetonio, il quale narra che Augusto «spectabat interdum e pulvinari, et quidem cum coniuge[295] ac liberis»: che vi sedessero talvolta anche le persone estranee alla famiglia imperiale invitatevi dall’Imperatore, ce ne fanno fede e il fatto di Tito, che invitò i due patricii generis convictos in affectatione imperii ad assistere al suo fianco ai giuochi gladiatorî, ed ai quali patrizî oblata sibi ornamenta pugnantium inspicienda porrexit[296]; e l’altro fatto di Domiziano, il quale per tutto il tempo dello spettacolo gladiatorio aveva con sè il fanciullo portentoso parvoque capite, cum quo plurimum fabulabatur, nonnunquam serio[297]: ma che vi sedessero anche le Vestali, lo ignoriamo. Anzi dai due decreti emanati nel regno di Augusto, e che sono di questo tenore: 1.º Faeminis ne gladiatores quidem, quos promiscue spectari solemne olim erat, nisi ex superiore loco spectare concessit. Solis virginibus vestalibus locum in theatro separatim et contra praetoris tribunal dedit[298]. 2.º[299] Quoties Augusta theatrum introisset, ut sedes inter vestalium consideret[300], mi pare potersi dedurre che le Vestali non sedessero insieme all’Imperatore nel pulvinare. Io inoltre opino che il primo decreto destasse non poco malumore nel popolo, giacchè gladiatores promiscue spectari SOLEMNE olim erat; ed in tal caso Augusto dovè non disprezzare il pericoloso fermento, e cercare un mezzo opportuno onde calmare il malcontento suscitatosi; e forse fu questa la ragione per cui emanò un secondo decreto col quale stabiliva che neppure all’Imperatrice fosse lecito di assistere agli spettacoli «promiscue», ossia, nel caso suo, coll’Imperatore nel pulvinare; ed essa era in obbligo, andando in teatro, assidersi fra le Vestali, mostrando così che la legge era uguale per tutti[301]. Di qui apparisce chiaramente che le Vestali non sedevano nel suggesto imperiale; e poichè occupavano la miglior parte del podio, non ci rimane che assegnar loro il luogo più distinto dopo il suggesto imperiale, vale a dire il suggesto che era di fronte al pulvinare. Ivi, come dicemmo, sedeva il personaggio delegato dall’Imperatore a presedere ai giuochi in sua vece; alla sua destra, in separato scompartimento (separatim), le sei Vestali[302]; alla sinistra, i consoli insieme al munerator, editor o dominus, alle cui spese si davano i giuochi, e che in quella circostanza aveva le insegne e l’autorità di un magistrato. Severino Boezio ci mostra l’editor nel circo, assiso appunto tra i due consoli: «Cum in circo duorum medius consulum circumfusae multitudinis expectationem triunphali largitione satiasti?»[303].