La parte della cavea dalla praecinctio della gradinata assegnata ai quattordici ordini dei cavalieri a tutta la summa cavea (ossia la media e la summa cavea), nonchè una buona parte del portico, era destinata ai cittadini, plebs, la quale plebs con ogni verosimiglianza, era divisa secondo le tribù.
I varî ordini di cittadini che vi avevano cunei propri, e dei quali abbiamo particolar notizia, sono i seguenti:
a) I Tribuni. Leggiamo in Dione[310] che fra gli onori decretati a Giulio Cesare v’era: «ut semper sella curuli sederet, excepto per ludos. Tum enim sessio ei in tribunicio subsellio inter eos qui quoque anno Tribuni essent concedebatur». E similmente fra quelli decretati ad Augusto: «ut in subselliis Tribunorum plebis sederet»[311]. In Calpurnio leggiamo:
«Nivei loca densavere Tribuni»
Presso i Tribuni ebbero luogo speciale i loro viatores. Tacito[312] scrive: «liberto et accusatori praemium operae, locus in theatro inter viatores tribunicios datur».
b) I COLLEGI SACERDOTALI: eccettuate le persone costituite nei gradi più alti del sacerdozio, le quali, come già si disse, sedevano nel podio. Arnobio scrive: «Sedent in spectaculis publicis sacerdotum omnium collegia». I collegi sacerdotali officiali erano otto: Pontifices, VII viri epulones, XV viri sacris faciundis, augures, fetiales, arvales, sodales Titii, Salii. — I collegi semi-officiali erano cinque: Collegium Lupercorum, Collegium Mercurialium, Collegium Capitolinorum, Collegium Veneris Genetricis, Collegium Minervae.
V’erano poi le Sodalitates: sodales Matris magnae, Augustales, Claudiales, ecc.
I posti assegnati al collegio degli Arvali ce li ricorda con esattezza la nota lapide[313], e la chiara notizia che questa ci porge ci potrà servire di guida per investigare dove avessero avuto posto gli altri collegi sacerdotali.
c) I Patres familias. «Maritis e plebe proprios ordines assignavit»[314]. Marziale[315] dice:
«Sedere in equitum liceat an tibi scamnis,