[278]. Le varie opinioni degli archeologi sull’epoca di queste costruzioni le esporremo alla parte III, c. V.

[279]. Cf. Supplemento all’opera del Desgodetz, Part. I, c. XXI. — L’Anfiteatro Flavio, p. 60. — Tav. VI.

[280]. Similmente a piano inclinato.

[281]. L. LXXII, c. IV.

[282]. V. Tav. II fuori testo.

[283]. I gradi dovean essere talmente larghi da potervisi assidere una persona, e posarvi i piedi l’altro che sedeva nel grado superiore. La misura prescritta da Vitruvio soddisfa pienamente allo scopo. Egli vuole che i «gradus ne minus alti sint palmopede ne plus pede et digitis sex: latitudines eorum ne plus pedes duo semis ne minus pedes duo constituantur». In misura metrica equivarrebbe, poco più poco meno, a dire: i gradi siano non meno alti di m. 0,37, nè più di m. 0,41; e larghi non più di m. 0,75, nè meno di m. 0,60. Le misure dei gradi dell’Anfiteatro Flavio, prese su quei pochi residui che sfuggirono alla devastazione, sono le seguenti: altezza m. 0,40 — larghezza 0,72.

[284]. Nel podio vi dovette essere l’ordo subselliorum per i Senatori, giusta la legge di Augusto (Suet., in Aug. XLIV); e vi fu anche una gradinata, giacchè Suetonio dice che Domiziano quingenas tesseras in singulos cuneos equestres et SENATORII ORDINIS pronunciavit (Suet., in Dom. IV).

[285]. Roma ant., p. I, pag. 427.

[286]. Suet., in Aug., XLV.

[287]. V. Tav. I, lett. V-X.