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Balteus en gemmis EN ILLITA PORTICUS AURO

Certatim radiant.....».

Sulle iscrizioni dei sedili e sulla distribuzione dei loca, abbiamo uno studio interessante del ch.º R. Lanciani[318], il quale mi pregio prendere per mio duce e maestro; ed egli permetterà che io usi, qui, delle stesse sue dotte parole.

«La divisione dei posti, discrimina ordinum[319], nell’Anfiteatro, a tenore delle leggi già promulgate, dell’etichetta e delle precedenze di corte, dei privilegi, dei diritti acquisiti, delle costumanze invalse fra i varî ordini dei cittadini, fu fatta nell’anno stesso della solenne dedicazione dell’Anfiteatro, e naturalmente prima che questa avesse luogo, imperando Tito, consoli suffetti L. Elio Plauzio Lamia, Q. Pattumeio Frontone. Se ne ha memoria negli atti arvalici dell’anno stesso[320], dei quali sarà fatta più speciale menzione fra poco. Non so spiegare per quale ragione lo Hübner sia stato indotto a credere tale assegnamento di posti posteriore di un anno alla dedicazione dell’Anfiteatro[321] poichè la testimonianza di quegli atti e specialmente della frase loca adsignata (fratribus arvalibus) in amphit(h)eatro L. Aelio Plautio Lamia, Q. Pactumeio Fr(o)ntone cos non ammette discussione.

«L’ufficio di distribuire i posti, in questa solennissima contingenza, fu affidato a Manio Laberio Massimo, procuratore della Giudea sotto Vespasiano[322], prefetto dell’annona nell’anno 80[323], il quale è stimato dal Cardinali[324], consenziente il Borghesi[325], la medesima persona col Manio Liberio Massimo, legato della Mesia e console per la seconda volta nell’anno 104.

«Il Marini, il Guasco, il Torre, il Morcelli, lo Hübner hanno interpretato in vario senso cotesta ingerenza di Laberio prefetto dell’annona nella distribuzione dei sedili anfiteatrali. La frase loca adsignata...... ab Laberio Maximo procuratore praef. annonae..... curatore Thyrso l. è certamente oscura, e non trova riscontro nell’epigrafia contemporanea. Una sola cosa è certa, ed è che quei due individui ebbero la direzione nel gravissimo affare.

«Rimangono documenti intorno ai posti assegnati ai senatori, ai cavalieri, a varî collegi sacerdotali, agli ambasciatori ed agli ospiti, ai pretestati, ai pedagoghi dei fanciulli, agli apparitori dei magistrati, alla plebe, ai gregarî di stanza in Roma.

«Per gli altri ordini, collegi, sacerdozî, corporazioni ecc., si può supplire alla mancanza di documenti speciali con le notizie che si hanno indirettamente intorno le precedenze gerarchico-amministrative di ciascuno di essi. Prima di ragionare minutamente dei posti assegnati ai singoli gruppi e delle memorie che ne rimangono, incise sui marmi del Colosseo, mi è d’uopo stabilire due canoni fondamentali. In primo luogo, benchè le notizie relative ai singoli gruppi, che trarrò dagli scrittori e dai marmi, non si riferiscano tutte all’Anfiteatro, ma talora ai teatri, talora al foro, scena antichissima di giuochi gladiatorî, talora al circo, pure hanno uguale valore, uguale significato anche per l’Anfiteatro: in quanto che Tito e Domiziano inaugurandolo e distribuendone i sedili, non poterono in modo alcuno derogare alle leggi promulgate sugli spettacoli, ed alle costumanze già invalse. Intorno a questo canone abbiamo splendida testimonianza nei marmi stessi dell’Anfiteatro, e sopratutto in quel sedile lungo m. 1,50, alto m. 0,39 e largo m. 0,45, sulla cui fronte leggermente ricurva sta scritto a caratteri del secol d’oro: