sigle che lo Hübner interpreta e supplisce: [collegio..... orum qu]ib. in theatr. lege pl[ebis] ve [scito..... sedere l]icet p. XII.....
Il Fea crede che la voce theatrum stia qui a far la vece di amphitheatrum: mentre è chiaro che tutt’intera la leggenda esprime questo senso: a tenore delle leggi, dei plebisciti, dei senatus consulti vigenti, si assegna al collegio dei tali e tali quel dato numero di piedi, quel dato posto, cui hanno diritto nel teatro. Del resto il senatus consulto di Augusto, cui accenna Suetonio si riferiva[326] ad ogni genere di spettacoli, e noi vedremo fra poco con quanta mirabile precisione le epigrafi dei sedili del Colosseo corrispondano ai singoli paragrafi di quel senatusconsulto[327].
«Il secondo canone si riferisce alla cronologia delle iscrizioni dei sedili. A partire dall’anno 80, fino a tutto il secolo terzo si incisero sui sedili soltanto i titoli dei varî ordini, corpi morali, gruppi ecc. con cifre indicanti il numero dei piedi cui ciascun ordine ecc. avea diritto di occupare: giammai si incisero nomi di individui.
«Nel secolo quarto incominciano ad apparire nomi senatori, individuali, predominando però il caso plurale, il che significa che coteste prime iscrizioni furono graffite per indicare il posto non di un individuo ma di una famiglia. Nel secolo quarto scadente e nei successivi, ogni senatore volle graffito il proprio nome nel sito ove la propria sedia e il proprio cuscino eran collocati in occasione di spettacoli. E siccome quest’uso ha durato per parecchie generazioni, così quelle pietre sono state incise e scalpellate sin quattro volte.
1. Senatores «Spectandi confusissimum ac solutissimum morem (Augustus) correxit, motus iniuria senatoris, quem Puteolis per celeberrimos ludos consessu frequenti, nemo receperat. Facto igitur decreto patrum, ut, quoties quid spectaculi usquam publice ederetur primus subselliorum ordo vacaret senatoribus[328]. La origine antichissima della confusione deve riconoscersi nel fatto che — prima del trionfo di L. Mummio — cioè prima dell’introduzione dei sedili di legno, tutti stavano in piedi nel circo o nel foro, pochissimi sedevano in terra o sugli scanni recati espressamente dai servi. Un’assemblea di gente in piedi non può non essere disordinata: pur tuttavia, la modestia e la riverenza del popolo verso i padri coscritti era spontanea e profonda abbastanza da lasciar loro i posti migliori. Narra Val. Massimo (4, 5, 1), che dalla fondazione di Roma fino all’anno 560, promiscuus senatui et populo spectandorum ludorum locus erat; nunquam tamen quisquam ex plebe ante patres conscriptos in theatro spectare sustinuit; adeo circumspecta nostrae civitatis verecundia fuit. In quell’anno 560, nel quale la supremazia del governo senatorio sul plebeo fu definitivamente costituita, i senatori furono separati dalla plebe negli spettacoli. Per quingentos autem et quinquaginta octo (560) annos senatus populo mixtus spectaculo ludorum interfuit. Sed hunc morem Atilius Serranus et L. Scribonius aediles, ludos matri deum facientes, superioris Africani sententiam secuti, discretis senatus et populi locis solverunt[329]; e Livio conferma: Censores Sex. Aelius Paetus et C. Cornelius Cethegus...... gratiam quoque ingentem apud (senatores) pepererunt, quod ludis romanis, aedilibus curulibus imperarunt, ut loca senatoria secernerent a populo, nam antea in promiscuo spectabant[330].
«Il Becker[331], crede che Augusto abbia semplicemente separato senatori e cavalieri dalla plebe, senz’altra divisione fra le classi più nobili: a me sembra poter dedurre dal passo di Suetonio che i senatori fossero separati dai cavalieri, ed ai primi fosse attribuito (nel circo) il primus subselliorum ordo, che è quanto dire il posto d’onore. Ciò è confermato dal passo di Dione, relativo all’anno 5, τὰς ἱπποδρομίας χωρὶς μὲν οί βουλευταὶ, χωρὶς δὲ οί ἱππεις άπό τοῦ λοιποῦ πλήθους εἱδον, ὄ καὶ νῦν γίγνεται[332].
«Claudio fece qualche cosa di più: circo vero maximo.... propria senatoribus constituit loca, promiscue spedare solitis[333]. Il Becker interpreta questa notizia come una separazione dei senatori dai cavalieri. Si oppone a questa teoria il passo parallelo di Dione, dell’anno 41, così tradotto dallo Jordan[334], antea in circo spectabant senatores, equites, plebes urbana, PRIVATIM SUO QUISQUE LOCO, nimirum ex quo tempore hic spectandi mos lege (roscia, giulia teatrale etc.) sanctus est: neque vero certa loca attributa erant, sed tum (a. 41) Claudius senatoribus eam quam nunc tenent sedem concessit. Questo racconto di Dione può interpretarsi in tre maniere:
1º che prima di Claudio, purchè senatori e cavalieri e plebe stessero vicendevolmente divisi, potevano occupare quel posto che loro talentava: e che Claudio abbia alle tre classi assegnato un posto fisso. Ciò non è ammissibile, perchè molto tempo prima di Claudio ai due ordini senatorio ed equestre, quel posto fisso era stato assegnato:
2º che le leggi anteriori a Claudio abbiano voluto soltanto separare la massa dei senatori e dei cavalieri della plebe, e che Claudio abbia suddiviso il gruppo dei senatori per cariche, vale a dire in consolari, pretori, edilici etc. Di una suddivisione generale per cariche e per dignità al tempo dell’impero si ha indizio nel passo di Erodiano, ove narra di un affronto fatto a Commodo nel teatro πληρωθέντος δὲ τοῦ θεάτρον μετὰ πάσης εὐκοσμιας, τῶν τέ ἐν ἀξιώσεσιν ἐν ἐξαιρέτοις ἐδραις καὶ ώς ἐκὰστοις διετέτακτο ἱδρυμένον etc.[335]. Della separazione dei consolari dal restante ceto, abbiamo due documenti: il primo nel passo di Arnobio sedent in spectaculis publicis..... senatus, CONSULATO FUNCTI PATRES etc.[336]: il secondo nel seguente brano di iscrizione scoperto negli scavi del 1874[337]: