3º che Claudio abbia assegnato a ciascun senatore e sua famiglia un posto determinato lungo tanti piedi nel tale o tal altro cuneo del «primus subselliorum ordo»; conciossiachè sappiamo da Suetonio che anche i posti senatorî eran divisi per cunei. Nel secondo giorno delle feste settimonziali, Domiziano omne genus rerum missilia sparsit, et quia pars maior inter popularia deciderat, quinquagenas tesseras in singulos cuneos equestris ac senatorii ordinis pronunciavit[338].
«Questo assegnamento di posti personali, il quale mi sembra confermato dal passo di Sparziano in Didio[339], occupatis, omnium subselliis populus geminavit convicia in Julianum, — non deve credersi una novità assoluta. Se ne hanno esempî anche ne’ tempi della repubblica (benchè come eccezione alla regola) tanto nel foro per le monomachie, quanto nel circo per le ippodromie[340]: SELLAE. CVRVLIS. LOCVS. IPSI. POSTERISQUE. AD. MURCIAI. SPECTANDI. CAVSSA. DATVS. EST. Sedecim eodem tempore Aelii erant, quibus una domuncula erat...... inque maximo et Flaminio spectaculo locus: quae quidem loca ob virtutem publice donata possidebant. Assai importante, fra tutti, è il passo di Cicerone: senatui piacere Sergio Sulpicio statuam in rostris statui, circumque eam statuam locum ludis gladiatoribus liberos posterosque eius quoquoversus quinque pedes habere[341] equivalente a m. q. 2,187. Che nelle assegnazioni di posti personali si tenesse conto, in generale, perfino delle semiuncie e dei sicilici, lo sapevamo dagli atti arvalici dell’anno 80; che poi di tal rigorosa parsimonia si facesse uso anche verso chiarissimi personaggi di rango senatorio, è confermato dal seguente brano di Cicerone[342]: (Clodius) quaerit ex me, num consuessem siculis locum gladiatoribus dare? Negavi; at ego, inquit, NOVUS PATRONUS (?) instituam sed soror quae tantum habet consularis loci, unum mihi solum pedem dat.
«Come nel teatro i senatori ebbero il posto migliore nell’orchestra[343] nella quale sedeva anche l’imperatore[344], così nell’anfiteatro fu loro assegnato il podio[345] nel quale fu anco il palco del sovrano, protetto da gelosie[346].
«Dalle dotte disquisizioni dello Hübner[347], è provato quanto sia difficile ritrovare nel Colosseo il sito esatto nel quale sedevano senatori e cavalieri; quanto sia difficile riconoscere la forma e la disposizione del podio, e quanto sia oscura la stessa divisione in meniani.
«Ma che i senatori sedessero sul ripiano infimo che dominava immediatamente l’arena, privi di sedili marmorei, ma capace di due o tre file di seggiole, credo poterlo dimostrare così:
«I massi marmorei scorniciati sui quali è incisa la grande iscrizione di Placido Valentiniano, mentre servivano di coronamento al murello del podio, servivano pure di base e sostegno alla ringhiera forse di marmo, ma assai più probabilmente di bronzo, la quale formava parapetto. Infatti tutti quei massi scorniciati conservano la incassatura del parapetto a questo modo: