«Ora le più antiche e perfette iscrizioni recanti i nomi di due, di tre, di quattro clarissimi viri, sono incise precisamente su quella lista che corrisponde al di fuori della ringhiera: la qual cosa dimostra che i chiarissimi personaggi sedevano precisamente su quei massi di marmo. Che poi questi stessero dove li ho collocati, cioè sul ciglio dell’infimo suggesto o podio, è dimostrato dalla regolarità somma con la quale sono caduti in fondo all’arena. I massi scoperti nel 1878 contenenti le prime parole dell’iscrizione di Valentiniano III, si seguivano con regolarità e senza gravi lacune nel testo. Ora ciò non potrebbe essere avvenuto se fossero precipitati dai baltei superiori. Del resto è cosa nota che i nove decimi dei marmi di ogni specie trovati nell’arena spettano al suggesto senatorio siccome quello che le stava più vicino».

2. Equites. «Dei cavalieri si può ripetere quello che si è detto dei senatori. Assisterono promiscuamente agli spettacoli, misti alla folla, prima dell’introduzione dei sedili: poi si saranno riuniti in gruppo tenendosi fra i senatori e la plebe: e col tempo avranno acquistato una specie di diritto e di privilegio a preceder questa in tutte le rappresentazioni circensi, teatrali, gladiatorie. Nell’anno 687/87 L. Roscio Otone, tribuno della plebe, confermò con la sua lex roscia theatralis gli antichi privilegi dell’ordine, aggiungendone forse dei nuovi e più speciali[348]. L. Otho, vir fortis, meus necessarius equestri ordini RESTITUIT non solum dignitatem sed etiam voluptatem. Itaque haec lex, quae ad ludos pertinet, est omnium gratissima, quod honestissimo ordini cum splendore fructus quoque iucunditatis est RESTITUTUS»[349]. Furono destinati ai cavalieri in theatro quatuordecim gradus proximi[350] e che facevan giro attorno l’orchestra dei senatori. Questa misura sollevò l’indignazione del popolo al punto, che Cicerone dovette far ricorso a tutto l’artificio della sua eloquenza per calmare gli spiriti esacerbati[351]: esacerbati non tanto dal mero fatto dei XIV ordines, quanto dal riconoscimento indiretto sì, ma solenne del ceto equestre (cioè del ceto capitalista) come seconda autorità politica dello stato[352]. Del resto queste lotte fra le varie classi dei cittadini pei posti negli spettacoli non erano cosa nuova. « Ἔμελλεν ὁ δὴμος θεάσθαι μονομάχους ἔν ἀγορᾷ καὶ τῶν ἀρχόντων οί πλεῖστοι θεωφητήρια κόκλῳ κατασκευάσαντες ἐζεμίσθουν. Ταῦτα ὁ Γάιος ἐκέλευεν αὺτοὺς καθαιρεῖν, ὅπος οῖ πένητες ἐκ τῶν τόπων ἑκείνων ἄμισθὶ θεάσασθαι δύνωνται»[353].

«Dalla legge roscia ebbero origine le frasi: sedere in quatuordecim ordinibus — in equite spectare — in equestribus, in pulvino equestri sedere, assai frequente presso gli scrittori[354]. Quum autem plerique equitum, attrito bellis civilibus patrimonio spectare ludos E QUATUORDECIM non auderent, metu poenae theatralis: pronunciavit, non teneri ea, quibus ipsis parentibusve equester census unquam fuisset[355]. Non è questa la sola alterazione che le vicende dei tempi avevano recato alla regolare osservanza della legge roscia. Quum spectaculo ludorum gregarium militem, in quatuordecim ordinibus sedentem, excitari per apparitorem iussisset, rumore ab obrectatoribus dilato, quasi eundem mox discruciatum necasset, minimum abfuit quin periret concursu et indignatione turbae militaris[356]. Benchè Suetonio, nel notissimo paragrafo del c. 44, non faccia menzione di ordinamenti speciali riguardo al ceto equestre, non v’ha dubbio che Augusto si sia occupato anche di loro, come, del resto, dimostrano e il paragrafo poco anzi citato dal c. 40, ed i testi già recati a proposito dei senatori.

«Nerone adottò pei cavalieri, e soltanto nel circo, un’altra misura, la quale non è ben chiara. Ne parlano Tacito e Plinio. Il primo nel libro 15, capo 32 degli annali riferisce, che nell’anno 65 l’imperatore equitum romanorum locos sedilibus plebeis ANTEPOSUIT apud circum. Namque ad eam diem indiscreti inibant, quia lex Roscia nihil nisi de quatuordecim ordinibus sanxit. Il secondo poi aggiunge aver Nerone soppresso gli euripi che circondavano la lizza attribuendo ai cavalieri il maggiore spazio così guadagnato. (Caesar dictator) euripis harenam circumdedit, quos Nero princeps sustutit, equiti loca addens[357].

«Dal confronto di due testi sembra apparire che la legge roscia sia stata rispettata nel solo teatro: e che nel circo (dove i 14 ordini sarebbero stati esuberanti, eccessivi) i cavalieri avessero preso posto, non appresso ai subselli senatorî, ma forse nelle gradinate più alte, che erano veramente le migliori per godere tutto lo insieme delle cose, e più lontane da quei nembi di polvere dei quali parla Ovidio. Nerone li avrà fatti discendere nell’ordine più basso, e per non togliere troppo posto alla plebe, avrà spinto in fuori i posti dei senatori, nell’area già occupata dagli euripi, attribuendo ai cavalieri lo spazio lasciato libero dai senatori. Si veggano i dotti commenti dello Hübner[358] e dello Jordan[359]. Tito, ed il suo agente Manio Laberio Massimo, dividendo i sedili del Colosseo, attribuirono ai cavalieri gli ordini più bassi e più vicini ai senatorî, uniformandosi se non alla lettera, allo spirito almeno della legge roscia. Domiziano con editto promulgato forse quando ebbe recata a compimento la fabbrica dell’Anfiteatro licentiam theatralem promiscue spectandi IN EQUITE inhibuit. Marziale lo chiama: edictum quo subsellia certiora fiunt[360].

«Intorno ai posti dei cavalieri nel Colosseo, alle scamna equitum di Marziale (5, 41), abbiamo un documento contemporaneo alla sua prima dedicazione. È un gradino marmoreo lungo m. 1,17, alto m. 0,72, largo m. 0,40 sulla fronte del quale è scritto a lettere auree:

EQVITI (bus)

(C. I, L. VI, Pars. 4, 32098).

«Questi posti erano divisi per cunei, come risulta dalla testimonianza di Suetonio[361] già allegato di sopra. Uno dei cunei[362] era chiamato IVNIORVM[363]. Equester ordo cuneum Germanici appellavit, qui IUNIORUM dicebatur. — Questo passo dimostra che i cavalieri, senza avere forse posti personali, sedevano però distinti fra loro, per cariche e per dignità. Le divisioni, delle quali ho contezza, sono queste:

a) iuniores, forse quelli che attualmente prestavano servizio nelle turme equestri. Sedevano in un cuneo separato.