«A questa legge si fecero eccezioni continue. Claudio permise ai legati dei Parti, degli Armeni e dei Germani di sedere in senatu cioè nell’orchestra[379]. Sotto Nerone avvenne qualche cosa di simile, se pure Tacito non confonda i suoi due ambasciatori frisî Verrito e Malorige con gli ambasciatori germani di Suetonio[380]: Traiano τοὺς πρεσβευτὰς τοὺς παρὰ τῶν βασιλέων ἀφικρομένους ἐν τῷ βουλευτικῷ θεάσασθαι ἐποίει[381].
«Anche nei giuochi gladiatorî ebbero ab antico sede onorevolissima. Agli ambasciatori marsigliesi, venuti in Roma dopo l’incendio gallico locus spectaculorum in senatu datus (est)[382]. Finalmente sappiamo l’istesso essere avvenuto nel circo quodam autem muneris die Parthorum obsides, tunc primum missos, per arenam mediam ad spectaculum induxit, superque se subsellio secundo collocavit[383]. A questa classe di persone riferisco due epigrafi dei sedili del Colosseo. La prima, appartenente al primo secolo, dice:
hos]PITIB[us
(C. I, L. VI, parte 4, 32098 (e))
«La seconda è ripetuta su due gradini, grezzi nella superficie, con lettere dei tempi Severiani:
l GADITANORVM
m GADITANorum
(C. I, L. ib.).
«Ambedue questi sedili sono degni di osservazione, perchè conservano la famosa linea di divisione. Nel primo è segnata 4 centimetri all’infuori, cioè a sinistra, della lettera G: nel secondo 2 centimetri all’infuori della stessa lettera.
5. Pretextati. «Il senatus consulto augusteo rilegò i pretestati in un cuneo del teatro: praetextatis cuneum suum assignavit. Chi sa che non sia questo il cuneus iuniorum del quale abbiamo parlato di sopra. Di questo gruppo è rimasto documento epigrafico nel Colosseo. Sulla fronte di un sedile è scritto con lettere della buona epoca[384]: