«Si sa in qual modo avvenisse cotesta locorum adiectio dal c. 5 del panegirico di Plinio. Poco prima dell’anno 100 Traiano fece demolire la tribuna imperiale, cedendone l’area al popolo. Quest’area era capace di cinquemila posti, dal che risulta che il cubiculum principis era vasto due volte più dei nostri teatri della Scala, di S. Carlo, ecc. La plebe di ciascuna tribù fu suddivisa per istato civile; i coniugati da una banda, le donne (e forse i celibi) dall’altra.

a) Maritis a plebe proprios ordines assignavit[388], la quale misura sembra allo Hübner essere conseguenza delle leggi iulia de adulteriis dell’anno 757/4, e papia poppea dell’anno 762/9 e degli editti contro il celibato, emessi dopo la vittoria di Azio[389]. Ho già notato che cotesta separazione degli ammogliati dagli scapoli, ebbe vigore soltanto inter popularia non mai per gli ordini senatori ed equestri. Gli ammogliati delle trentacinque tribù sedettero fra l’ultima fila dei cavalieri ed il maenianum summum in ligneis, ubi pulla sordida veste — inter foemineas sedebat turba cathedras.

b) «Anticamente le donne sole non erano escluse dal consorzio comune: antiquitus solebant mulieres cum viris omnibus interesse spectaculis indifferenter come dice lo scoliaste di Giovenale[390]. Il costume durava al tempo di Silla[391], di Cicerone[392] e di Ovidio[393], benchè da alcune frasi del poeta possa dedursi che le donne scompagnate occupavano già per abitudine il portico in cima ai sedili: Sic ego marmorei respexi summa theatri. — Eligis e multis unde dolere velis[394]. Augusto rese obbligatorio e legittimo il loro isolamento: Foeminis ne gladiatores quidem, quos promiscue spectari solemne olim erat, nisi ex superiore loco spectare concessit..... Athletarum vero spectaculo; prosegue Suetonio: muliebre sexus omne adeo summovit, ut pontificalibus ludis pugilum par postulatum distulerit in sequentis diei matutinum tempus, edixeritque — mulieres ante horam quintam venire in theatrum non placere.

«L’usanza di Roma divenne generale, almeno nelle regioni italiche: e gli altissimi sedili dei teatri furono chiamati muliebri. Cf. l’iscrizione di Terni ap. Orelli 3279: OPVS . THEATRI . PERFECT . IN . MVLIEBRIB . AERAMENTIS . ADORNAVER.

c) «Dai citati versi di Calpurnio, sulla sordida turba pulla veste, arguisco che anche gli scapoli debbono essere stati rilegati lassù; e mi sembra che a questa speciale classe accennino gli scrittori, usando la voce pullati. Stazio, silv. 1, 6, 43, parlando delle largizioni di Domiziano, conferma indirettamente questa triplice divisione: una vescitur omnis ordo mensa: parvi, femina, plebes, eques, senatus.

9. Militari. «È ragionevole il credere che i gregarî dei corpi di milizia stanziati in Roma, i pretoriani, gli urbani, i peregrini, i vigili, i misenati, i ravennati, ecc. avessero posto fisso nell’anfiteatro, come lo avevano senza dubbio negli altri luoghi di spettacolo. Cf. il militem secrevit a populo del regolamento di Augusto. I corporis custodes, gli equites singulares avranno forse avuto una distinzione speciale.

«Le epigrafi dei sedili fin qui citate sono quelle che possono con probabilità o con certezza attribuirsi ad un dato ordine o gruppo di spettatori, ma non sono tutte». Fin qui l’illustre Lanciani.


Le sigle ed i numeri, d’epoca buona, che si leggono sulla fronte di altri gradini marmorei, li riporteremo nell’Appendice II.

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