Il Curiosum urbis ci assicura che nell’Anfiteatro Flavio v’erano 87,000 posti, loca: Regio III. Isis et Serapis. Continet Monetam, Amphitheatrum qui continet loca LXXXVII. — Questo stesso leggesi nel De Regionibus, il quale in altro non differisce dal Curiosum se non in questo: che nel primo il numero dei posti vien indicato in cifre, mentre nel secondo s’indica in lettere. Regio III. Isis et Serapis. Cont. Monetam. Anphit..... qui capit octoginta septem millia. — Pomponio Leto nel suo Vittore ritiene la stessa cifra. Fra gli scrittori moderni poi ve n’è chi diminuisce d’assai la capacità dell’Anfiteatro.
Fra questi noto Leon Home, il quale nel suo Lexique de Topographie Romaine[395] scrive: «L’ensemble de la cavea qui pouvait contener de 50,000 a 55,000 personnes. Le chiffre des Regionales — 87,000 — est évidemment très exagéré». L’Huelsen, prendendo occasione dalla scoperta del Vaglieri, (la quale consiste in aver questi riconosciuto che in alcuni luoghi, ove le tavole degli Arvali sono intiere ed hanno il margine antico, il testo finora creduto intiero non lo è, perchè la scrittura fu continuata sul margine di un’altra tavola attigua), conchiude che il Colosseo non poteva contenere più di quaranta o quarantacinque mila spettatori seduti; e dice che, calcolando che gli spettatori pullati[396] fossero altri cinque mila, non si oltrepasserebbe in nessun modo il numero di 50,000 persone. Però osserva che, almeno nell’epoca buona, non fu assegnato nell’Anfiteatro un posto ad hominem, ma che si assegnò alle corporazioni, ai sodalizi, ai collegi sacerdotali, un certo numero di piedi di spazio rispettivamente, lasciandosi ai singoli membri dei collegi stessi il diritto di accordarsi fra loro sulla distribuzione di detto spazio. Sicchè se su piedi 5 5⁄16, che erano degli Arvali[397], si fossero voluti adagiare due soli sacerdoti, oppure starvi tre alla stretta, ciò non riguardava affatto l’officiale incaricato della distribuzione dei posti[398].
Ammessa l’opinione del ch.º Huelsen apparisce chiaro che se (specialmente in caso di spettacoli straordinarî) la curiosità avesse fatto occupare disagiatamente a due persone il posto designato per una, si sarebbe raddoppiato il numero degli spettatori; ossia l’Anfiteatro sarebbe stato materialmente capace di circa 100,000 persone. La cifra pertanto indicata dai Regionarî non è assolutamente esagerata, molto più se si rifletta che il Codice Vaticano n. 3227 del Curiosum, invece di loca LXXXVII ha: capet loca LXXVII.
Dai portici del piano terreno dell’Anfiteatro si accedeva ai varî ordini di gradi per passaggi e scale diverse[399]. In ogni quadrante dell’ovale dal secondo giro (2) del portico esterno tre passaggi (3) immettevano nell’ambulacro (6) sottoposto all’iter della praecinctio della gradinata dei cavalieri: da quest’ambulacro, per quattro scale (8), si saliva alla gradinata del podio, e per mezzo di dodici passaggi si giungeva all’ambulacro (9), dal quale si ascendeva al ripiano dei subsellia.
Inoltre dallo stesso secondo giro (2) del portico esterno, quattro scale (5) ad una branca conducevano all’ambulacro, nel quale s’aprivano i vomitorî della gradinata dei cavalieri; ed altre cinque scale (4) a due branche menavano ai piani superiori, vale a dire alla media cavea, alla summa ed al portico. Con tal sistema l’immensa folla degli spettatori era ripartita in modo, che questa poteva discendere ed uscire dall’Anfiteatro senza confusione e disordine.
Ora, a compire la descrizione dell’interno dell’Anfiteatro Flavio, mi resta a parlare del velario.
Lo scopo del velario già l’enunciammo[400]: esso serviva a riparare gli spettatori dagli ardenti raggi solari. Plinio[401], dopo aver narrato delle vele di vario colore adoperate nelle flotte di Alessandro Magno, e di quelle purpuree che avea la nave con cui M. Antonio andò ad Azio con Cleopatra, dice: «Postea in theatris tantum umbram facere»; le quali parole c’insegnano che, abbandonato nelle navi l’uso di vele colorate, passarono queste a far ombra ai teatri. Anche Lucrezio fa menzione di siffatto lusso nei velarî:
«Et vulgo faciunt id lutea intenta theatris