Gioisci, Roma, ove all’autore di tua gloria

Promise quegli, ma ogni premio ti dà Cristo

Che altro teatro ti preparò nel cielo».

«Quivi (continua lo stesso Marangoni)[424], si pone la parola theatrum per contrapposto all’Anfiteatro, poichè ne’ teatri si rappresentavano cose gioconde e dilettevoli, e negli Anfiteatri spettacoli funesti e sanguinosi. Quindi è che questo Gaudenzio potrebbe dirsi che, essendo cristiano, fosse in premio di aver eretta questa gran fabbrica, con tanta gloria di Roma, da Vespasiano stesso fatto morire. Potrebbesi però opporre che Vespasiano non incrudeli contro i Cristiani; ma a ciò può rispondersi che anche sotto di lui non mancarono martiri; poichè, sebbene non rinnovò editti contro di essi, nulladimeno continuava la persecuzione di Nerone: imperciocchè, per testimonianza del Martirologio Romano, si ha di S. Apollinare vescovo di Ravenna: 22 Julii. «Qui sub Vespasiano Caesare gloriosum martyrium consumavit». Inoltre è certo ch’ei fece ricercare ed uccidere tutti quelli ch’erano della stirpe di David[425], e che si eccitò una grande strage e persecuzione contro gli Ebrei[426]; e non v’ha dubbio che a quei tempi sotto il nome di Ebrei compresi erano anche i Cristiani di Roma, come si ha dagli stessi scrittori Gentili; e specialmente Domiziano, figliuolo di Vespasiano medesimo, fece morire diversi, qui in mores Judeorum transierant[427], cioè che abbracciata aveano la cristiana fede: quindi è che, stante l’addotta iscrizione, potrebbe argomentarsi che Gaudenzio, perfetto cristiano, fosse stato l’eccellente architetto dell’Anfiteatro Flavio....».

Questa opinione del Marangoni piacque al Marini, e la disse elegans[428]. Ma i moderni, ripeto, la rigettano unanimemente; ritengono la lapide per falsa, e molti attribuiscono la falsificazione a Pirro Ligorio. A dire il vero, quando comparve la lapide, Pirro Ligorio era già morto da più di un mezzo secolo: sarebbe stato meglio l’avessero questi attribuita ad un redivivo Ligorio, come si espresse il De Rossi a riguardo delle poche lapidi cristiane falsificate.

«Nunquam in Christianis epitaphiis acclamatio ad imperatorem apparet» scrive il P. Sisto O. C. R.[429], nelle sue Notiones Archaeologiae Christianae. La forma delle lettere, aggiunge il Mantechi, i segni d’interpunzione, l’intiero testo, rivelano la falsità dell’iscrizione (di Gaudenzio)»[430].

È certo che la paleografia di quest’epigrafe, come pure la sua dicitura, non è affatto ordinaria; e nessuno potrà senza dubitarne asserire, come fece il Marangoni, che quella lapide sia dei tempi dei Flavî. Ma chi ne sarà stato l’autore? A quale scopo questa falsificazione? Non forse per speculazione, come fanno gli odierni spacciatori di antichità? Ovvero per ingannare i posteri?... Nell’uno e nell’altro caso dobbiam dire che il falsificatore non si sarebbe manifestato molto atto ed esperto nel suo vile officio. Difatti, o che la lapide sia stata falsificata a scopo di lucro, o a fine d’ingannare; in ambedue i casi il falsificatore avrebbe dovuto imitare un po’ meglio la paleografia e lo stile dell’epoca. Oltre a questo perchè nasconderla e sotterrarla nel cimitero di S. Agnese?

A suo luogo[431] esamineremo particolareggiatamente tutte e singole le opinioni, e vedremo il loro valore. Fin d’ora però dobbiamo dichiarare arbitraria l’osservazione del Gori[432]; giacchè la lapide «Sic premia servas» non può essere «una riproduzione di qualche leggenda popolare contraria alla verità storica»; e non può essere per la semplicissima ragione che la verità storica circa l’architetto del Colosseo è finora ignota a tutti.

CAPITOLO QUARTO. Spettacoli celebrati nell’Anfiteatro Flavio dall’inaugurazione al secolo VI, ed abolizione dei medesimi.

Nel capo primo già descrivemmo le sontuosissime feste celebrate in Roma, in occasione dell’inaugurazione dell’Anfiteatro fatta da Tito nell’anno 80 dell’êra nostra. Ora passiamo a ricordare gli spettacoli che vi diedero i suoi successori, fino al secolo VI.