Se giuochi tanto magnifici faceva celebrare in Albano, quanto più sontuosi non li avrà dati nell’Anfiteatro Flavio? Marziale, che fu il descrittore ufficiale degli spettacoli celebrati sotto i Flavî nel nostro Anfiteatro, ci dà una chiara idea della singolarità e magnificenza dei suddetti spettacoli esibiti al popolo. «Una donna, dice il poeta, vinse ed uccise un leone. Uno dei più grandi facinorosi venne affisso ad una croce, ed esposto non ad un falso orso, come nella commedia di Nevio il mimo ed attore Laureolo, sibbene ad un vero orso della Caledonia, che lo sbranò[444]. Un condannato, che, come Dedalo, dovea volare per isfuggire agli artigli di un orso, cadde a terra, e fu lacerato dalla belva[445]. Un rinoceronte col corno palleggiò un toro[446]. Un leone, che avea ferito il suo maestro o mansuetario mentre lo percuoteva, fu per ordine dell’Imperatore, ucciso colle frecce[447]. Un orso, che, per difendere la testa dai colpi del bestiario, se la copriva colle zampe anteriori, e, facendo la ruota, fuggiva per la sanguinosa arena; fu costretto a fermarsi, rimasto preso al vischio come un uccello[448]. Il bestiario Carpoforo meritò di essere anteposto a Meleagro e ad Ercole, perchè, nello stesso giorno e nello stesso spettacolo, uccise venti fiere: tra le quali due giovenche, un bufalo, un bisonte, un orso ed un leone di gran mole, insieme ad un velocissimo pardo[449]. Una macchina elevò in alto nel mezzo dell’arena un toro, sul cui dorso era stata imposta l’effigie di Domiziano camuffato da Ercole[450]. Simili macchine si lavoravano, come abbiam detto, nell’officina summum choragium; ed erano composte con tanta maestria, che da sè medesime si elevavano, mandando in alto i varî piani in esse occultamente contenuti; variavano inoltre di forma, o svolgendosi le parti che erano unite, o riunendosi per sè stesse le dispiegate, od abbassandosi lentamente le elevate; e su di esse apparivano talvolta i gladiatori, fuochi dilettevoli ed altre sorprese di questo genere. Un elefante, dopo aver ucciso un toro, s’inginocchiò innanzi a Domiziano[451]; una tigre riuscì a lacerare un leone (cosa nuova e non mai prima avvenuta) e un toro, che, stimolato colle fiamme per tutta l’arena, aveva colle corna alzato in aria molti fantocci, pilae, e che rimase in ultimo ucciso da un elefante, il quale lo palleggiò alla sua volta colla proboscide[452]».
Sotto lo stesso Domiziano venne accomodata l’arena del nostro Anfiteatro in modo da rappresentare Rodope, nella cui sottoposta pianura, come in un teatro, Orfeo cantava, e intorno a lui ballavano scogli e selve con ogni genere di uccelli e di animali mansueti e feroci. Orfeo era rappresentato da un reo, il quale rimase lacerato da un ingrato orso[453]. I fanciulli si aggrappavano alle corna dei tori; o, correndo essi sulle groppe dei medesimi, agitavano tela, venabuli ed aste, senza ricevere nocumento di sorta[454].
Altri spettacoli somiglianti ci ricorda lo stesso Marziale: spettacoli magnifici e straordinarî, che noi, per brevità, tralasciamo di riferire.
Traiano amò moltissimo gli spettacoli venatorî e gladiatorî[455] e ne fece dare in gran copia e di magnifici. L’Henzen[456] scrisse: Ipse vero Traianus, ut vir bellicosus ac fortis, valde iis laetatus est, triumphos suos venationibus ac gladiatorum muneribus magnificentissimis ornavit. Pel suo trionfo Dacico (a. 108) fece combattere nell’Anfiteatro 11,000 belve feroci e 10,000 gladiatori[457]. «Questi spettacoli, dice il Gori[458], ebbero luogo non solo nell’Anfiteatro Flavio, ma anche in quello edificato da Traiano. Pausania infatti scrive, che questo Imperatore costrusse un gran teatro rotondo[459], ossia un anfiteatro,(?) posto, secondo Sparziano, nel Campo Marzio e distrutto in seguito da Adriano contro il voto di tutti[460], non già perchè Adriano fosse nemico degli spettacoli anfiteatrali, ma perchè si era dichiarato rivale di Apollodoro, celebre architetto di cui servivasi Traiano».
Qual fosse le scopo prefissosi dal Gori, nel creare nuovi anfiteatri, lo vedremo nella IV parte (quest. terza) di questo lavoro. Ora mi limito a dire che Sparziano non usa la voce amphitheatrum, ma theatrum: se uno scrittore greco usasse la parola θέατρον per denotare un anfiteatro, non recherebbe maraviglia, giacchè sappiamo che ai Greci poco piacque usare la voce anfiteatro; ma che uno scrittore romano chiamasse teatro un anfiteatro, è incredibile. Il Lanciani[461] dice: «Pausania registra fra le grandi opere di Traiano in Roma..... theatrum magnum undequaque rotundum, cioè l’Anfiteatro Flavio. È una inesatta asserzione del geografo....». Il teatro perciò fatto edificare da Traiano nel Campo Marzio non possiamo dirlo anfiteatro; e se quest’Imperatore avesse dato, come vuole il Gori, spettacoli nel suo teatro, questi al più sarebbero stati i gladiatorî; non mai le venationes, le quali erano, direi impossibili in edificî di tal natura, e che, come già si disse, dopo l’invenzione degli anfiteatri si celebrarono constantemente in questi e si bandirono financo dai circhi[462].
Anche Adriano si dilettò di dar giuochi nel nostro Anfiteatro. Alle volte egli stesso scendeva sull’arena; e una volta riuscì ad uccidere di propria mano un leone. Durante gli spettacoli, imitando Tito nei 100 giorni della dedicazione dell’Anfiteatro, gettava (separatamente agli uomini e alle donne) globoli o palle con entro diversi donativi. In Atene esibì nello stadio la caccia di 1000 fiere; in Roma fè uccidere molte fiere, 100 leoni ed altrettante leonesse; e nell’anniversario del suo natale, per 6 giorni continui, diè lo spettacolo di ludi gladiatorî e la caccia di 1000 fiere[463].
Adriano ordinò: Decoctores bonorum suorum, si suae auctoritatis essent, catomidiari in amphitheatro, et dimitti iussit[464]; questo castigo fu ben descritto da Prudenzio[465].