Solenni spettacoli fè celebrare Antonino Pio nell’Anfiteatro Flavio. Mostrò tigri, elefanti, crocute[466], strepsiceroti[467], coccodrilli, ippopotami ed altri animali, ricercati in ogni parte del mondo: in una sola giornata mostrò cento leoni: Edita munera in quibus elephantos et crocutas et strepsicerotas et crocodilos etiam hippopotamos, et omnia ex toto orbe terrarum cum tigridibus exhibuit. Centum etiam leones una missione edidit[468].
Nella guerra contro i Marcomanni[469] Marc’Aurelio arruolò moltissimi gladiatori; e gli spettacoli che fe’ dare nell’Anfiteatro furono tanto splendidi che in una sola missione presentò insieme e fece uccidere cogli strali 100 leoni[470].
Ma i ludi più superbi e più magnifici ebbero ivi luogo imperando Commodo.
Più crudele di Domiziano e più impuro di Nerone, provava egli particolar diletto negli spettacoli sanguinarî. Se tal feroce inclinazione fosse in lui perchè nato di adulterio commesso da Faustina sua madre con un gladiatore, secondo alcuni; o perchè concepito, come altri vogliono, dopo che Faustina si era lavata col sangue di un gladiatore svenato, del quale s’era invaghita[471], lo ignoriamo: certo, il fatto ci mostra che Commodo si manifestò piuttosto quale figlio di un gladiatore, che principe generato dal filosofo M. Aurelio.
Frequentò la schola dei gladiatori, e sovente al par degli altri, nudo o velate le spalle con un semplice panno purpureo, entrava all’arena, brandiva il ferro, e comandava che i gladiatori pugnassero con lui. Questi alla più leggiera ferita si dichiaravano vinti; e, prostrati ai suoi piedi, qual trionfante lo veneravano. In tal guisa vinse mille gladiatori; e per celebrare la sua valentia fece troncare la testa al colosso del Sole, del quale a suo luogo parleremo, e in luogo di quella ne fè porre un’altra che presentava le sue sembianze; poi nella base della statua appose la scritta:
MILLE GLADIATORVM VICTOR
(Lampridio)
Ordinò che si registrassero i nomi di tutti i gladiatori da lui vinti; si celebrassero i suoi trionfi nelle pubbliche memorie, e s’aggiungesse che pugnò 635 volte. Nel nostro Anfiteatro uccise di propria mano, con saette, molte fiere; scoccava l’arco con somma destrezza, e sempre colpiva. Fè fabbricare una macchina, che si disse περιδρομος, intorno alla quale egli girava per non essere offeso dalle bestie: e fu così che potè uccidere una quantità di cervi, daini, tori, leoni, pantere, ecc., senza essere obbligato a replicare il colpo. Una volta una pantera si scagliò contro di un uomo. Commodo tende il suo arco, e le assesta una frecciata sì opportuna, che la fiera cade ai piedi del malcapitato. Lampridio racconta anche che una volta Commodo apparve nell’Anfiteatro Flavio vestito in modo strano. Ecco come: egli amava una sua donna, ed aveva il suo ritratto ov’era dipinta in forma di Amazzone. Un bel giorno dunque si veste anche egli da amazzone, si porta all’Anfiteatro e si fa acclamare col titolo di Amazzonio.
Spesso assisteva agli spettacoli anfiteatrali vestito da donna: durante i quali, e contro le leggi, beveva; ed una volta, credendosi schernito dagli spettatori, i quali invece l’acclamavano qual dio, ordinò ai soldati della marina, destinati a tendere il velario, che uccidessero tutti gli accorsi all’Anfiteatro. Dicevasi Ercole, e diè ordine d’incendiare Roma, come colonia sua; ma ciò non avvenne perchè fu dissuaso da Leto, prefetto del Pretorio. Fra i nomi assunti da Commodo vi fu quello di Capo dei secutori[472]: capo, cioè, di quei gladiatori i quali, come vedemmo nell’introduzione, inseguivano i reziarî, Palus primus Secutorum per la secentesima volta.