Nell’anno 397 Arcadio ed Onorio proibirono ai Senatori di ricevere i gladiatori al loro servizio; ed ordinarono che presentandosi essi a questo scopo, si trasportassero nelle più remote solitudini[519].

Apprendiamo da Prudenzio[520] che sotto l’impero di Onorio si davano ancora spettacoli gladiatorî. Il poeta ci descrive gli spettatori di quei barbari ludi:

Respice terriferi scellerata sacraria ditis,

Cui cedit infausta fusus gladiator harena;

detesta quel crudele piacere:

Quid mortes juvenum? quid sanguine pasta voluptas?

Quid pulvis caveae semper funebris, et illa

Amphitheatralis spectacula tristia pompae?

e rivolgendo la parola all’Imperatore, lo scongiura perchè voglia una buona volta abolire quelle scelleratezze:

Quid genus, ut sceleris, iam nesciat aurea Roma,