Costantino III fu dunque causa della mancanza degli oggetti di bronzo che si è verificata in quasi tutti gli scavi praticati nel nostro Anfiteatro; e probabilmente fu pure ai tempi di quell’Imperatore che scomparvero i clipei di bronzo e le coperture delle travi esterne del velario: anzi, con ogni verosimiglianza, fu egli stesso il rapitore della famosa statua colossale ricordata da Marziale, e che noi scorgiamo raffigurata sulle medaglie di Gordiano III, posta sopra un basamento, quasi di contro alla Mèta Sudante. È vero che lì presso, come scrive Flaminio Vacca[569], fu rinvenuta una testa colossale di bronzo[570], rappresentante, secondo il parere di alcuni, Commodo; ma quel rinvenimento non può fare ostacolo alla supposizione accennata, perchè quella testa, secondo il giudizio degli scultori, e come leggesi nel Venuti[571], non corrisponde alle misure del Colosso lasciateci dagli scrittori antichi.

Se la famosa profezia attribuita al Ven. Beda fosse autentica, e se l’interpretazione che ne dànno alcuni storici antico-moderni fosse giusta, noi potremmo ritenere che nel secolo VIII l’Anfiteatro Flavio si conservasse ancora integro. Ma poichè oggi si dubita dell’autenticità di quel passo[572], ed è ben diversa l’interpretazione che varî storici contemporanei ci offrono di esso; non potrà sentenziarsi sull’integrità dell’Anfiteatro nel secolo VIII, fino a che sulla profezia di Beda non si sparga nuova luce. Sappiamo nondimeno che in quel secolo la celeberrima mole dei Flavî incominciò ad esser chiamata, anche da scrittori serî, indifferentemente Amphitheatrum e Colosseum. Nell’Itinerario di Einsiedeln[573] leggiamo infatti: «Palatin traiani. Amphitheatrum»; nel Libro Pontificale invece[574] troviamo: «Colosseum».

Si disputa fra i dotti se l’Anfiteatro Flavio abbia avuto il nome di Colosseo per la grandiosità della sua mole, ovvero se questa voce abbia tratto origine dal vicino Colosso di Nerone[575]; o se finalmente tal denominazione abbia avuto principio dalla posizione topografica del monumento: vale a dire, se l’etimologia del Colosseo, il quale «trovavasi nella regione d’Iside e Serapide», provenga dalla corruzione della voce Collis Isaeum[576].

Riportiamo le ragioni dei singoli scrittori, ed esaminiamo le loro sentenze.

Il Donati, il Nardini, il Ficoroni, il Venuti e generalmente tutti i topografi di Roma fino al Nibby, opinarono che «Colosseo» derivi dal Colosso di Nerone, che sorgeva prossimo all’Anfiteatro Flavio, e che quel nome sia stato usato per la prima volta nei secoli barbari.

Questi archeologi vedevano tanto limpida detta derivazione, da crederne inutile un’opportuna dimostrazione. — Che il Colosso di Nerone fosse celebre nell’antichità, ce l’attesta il ricordo che, con segni di vera ammirazione, ce ne trasmisero gli storici ed i poeti; e più ancora lo deduciamo dalla festa annua che ai 6 di Giugno celebravasi in suo onore e che ci è stata tramandata dal Calendario Filocaliano colla frase: Colossus coronatus. Questa festa fu probabilmente istituita in memoria della dedicazione di quel Colosso al Sole, allorquando Vespasiano, damnatis sceleribus illius principis, cioè di Nerone, lo coronò con sette raggi colossali[577]. Ma non sembra credibile che quei dotti abbiano potuto opinare che l’Anfiteatro Flavio assumesse il nome di Colosseo nei secoli barbari. Essi infatti dovean sapere (o almeno dubitarne) che a quei tempi il Colosso non più esisteva. Io mi permetterei piuttosto congetturare che quegli scrittori pensassero invece che quella voce fosse un’eco di un modo volgare antico, venuto in uso ai tempi di Adriano, e precisamente allorquando quel celeberrimo Colosso Neroniano venne collocato a pochi passi dall’Anfiteatro.

Di questo trasporto, fatto dal suddetto Imperatore, ce ne trasmise la memoria Sparziano[578]; e la somma difficoltà dell’impresa e la sua felice attuazione dovettero senza dubbio lasciare nel volgo una profonda impressione, la quale potè in seguito influir tanto da far sostituire nel discorso volgare alla parola Amphitheatrum la voce Colossus. E ciò potè facilmente avvenire cambiando la frase ire ad amphitheatrum, in: ire ad colossum; cangiamento il quale avrebbe dato, in questo caso, origine alla frase (ora un po’ strana, ma forse allora semplicissima): ad Colossum eo; espressione che, per una naturale eufonia, potè divenire ad Coloss’eo; e poichè nell’Anfiteatro Flavio si davano continui spettacoli, e v’era quindi occasione frequente di usare quella frase, pian piano l’Anfiteatro Flavio divenne addirittura il Colosseo.

Un caso non simile ma uguale è avvenuto ai tempi nostri. Il teatro principale di Roma, detto di Apollo, sorse presso la Torre di Nona; e sebbene questa torre non si possa affatto paragonare al famoso Colosso di Nerone, pur nondimeno essa diè il nome al teatro; e detta denominazione fu usata da tutti indistintamente, anche dalle persone di più alto ceto, in modo, che formatasi dalle due parole un’unica voce, ognuno per dire: vado al teatro di Apollo, diceva: vado a Tordinona. Non pare adunque impossibile che anche gli antichi invece di dire: ad amphitheatrum eo, dicessero: ad colossum eo e poscia, per eufonia, ad Coloss’eo[579].

Se poi si volesse ricercare nell’antichità un’origine più conforme alla gravità di quei dotti, potremmo opinare che quel vocabolo si principiasse ad usare subito dopo effettuato il trasporto del Colosso a pochi passi dell’Anfiteatro; e che, come da Isis nacque Isaeum, da Adriano Adrianeum, ecc.; così anche dal Colosso sia nata la voce Colosseum.

In ogni modo, che l’Anfiteatro Flavio sia stato chiamato dal volgo Colosseo prima del secolo VIII è un fatto certo; e una prova la troviamo negli stessi documenti del secolo VIII, nei quali la parola Colosseo è usata come nome proprio dell’Anfiteatro a tutti cognito.