«Uscì un altro sbarbatello, figlio di Stefano senatore; si chiamava Cola della Colonna, vestito color pardiglio, e con un motto: MALINCONICO, MA FORTE.

«Uscì un Paparese, vestito a scacchi bianchi e negri, col motto: PER UNA DONNA MATTO.

«Uscì Annibale degli Anniballi, giovanetto di prima barba, con un vestito di color marino e giallo, e suo motto era: CHI NAVIGA PER AMORE S’AMMATTISCE.

«Quel giovanotto di Stalli andava vestito di bianco ma co’ legami rossi: al cimiero il pennacchio col motto: SONO MEZZO PLACATO. E il vicino suo, cioè Iacopo Altieri, era vestito di celeste colle stelle gialle: il motto diceva: TANTO ALTO SI PUOTE. Il motto lo fece uno zio suo letterato, donde cominciò la grandezza di questa casa che aspirava alle stelle, e comprò la casa a Santa Maria de’ Stalli[641] e si chiamava Piazza d’Altieri.

«Uscì Evangelista d’Evangelista de’ Corsi, vestito di color celeste, e portava al cimiero un cane legato, e il motto diceva: LA FEDE MI TIENE E MANTIENE.

«Uscì Iacopo Cencio, con un vestito bianco e lionato, e il motto diceva: BONO COLLI BONI CATTIVO COLLI CATTIVI.

«Uscì il figlio di Fusco, con un vestito verde e brache bianche[642]: al cimiero v’era una colomba con le fronde d’oliva, e il motto era: SEMPRE PORTO VITTORIA.

«Uscì Franciotto de’ Mareri[643] vestito di verde come la donna smorta, e il motto era: EBBI SPERANZA VIVA QUA MI MUORE.

«E molti altri, che io mi stracco di raccontarli. Tutti assaltarono il toro, e ne rimasero morti diciotto, e nove feriti. Delli tori ne rimasero morti undici. Alli morti si fece grande onore, e ri portarono a seppellire a santa Maria Maggiore e a Santo Giovanni Laterano.

«Camillo Cencio, perchè il nipote ch’era un piccolino, nella folla era cascato, e fattolo cadere il figlio della sorella del conte dell’Anguillara, il Cencio gli diede in capo una stortata, che il povero giovane morse subito.