Da Bologna, come, a dì 4, mille fanti benissimo in ordene, fatti per el nostro secretario, erano de lì partiti, venendo a la volta dil campo, et che fin do zorni spazerebbe li altri 1000, et manderia subito via, cognoscendo la celerità bisognava; et che 'l magnifico Iohanne Bentivoi, et li signori Bolognesi erano fermi et in grande amicitia con la Signoria, et erano certi se havesse a far fatto d'arme, perchè el Re era su quei monti poco lontan dil nostro campo.

Da Ferrara, el Duca esser zonto a Rezo, et per Ferrara se divulgava come etiam esso signor disse al suo partir al Vicedomino, che l'andava a compiacentia de so zenero Duca de Milan, et che di la soa andata non se dovesse haver paura, et che voleva esser bon fiol de questa Signoria, non però voleva esser nimico dil Re de Franza. Ma Venetiani sospettava assà, per la via de Rezana non mandasse vittuarie al Re, et però li haveano mal animo. Et in piaza de San Marco tutti, quando era Pregadi suso, mormorava se dovesse far capetanio in Po, et mandar gripi, fusti et barche con alcuni rediguarda erano sta reconzati in l'arsenal. Et a dì 2 Luio, a ciò io noti molte cosse, zonse a Ferrara Sigismondo Cantelmo fo fio dil Duca de Sora, veniva di Ortona, el qual era sta con el Re de Franza in Reame per veder si poteva rehaver el stato dil padre, ma non havendo potuto rehaverlo, era ritornato a Ferrara assà mal contento. Ancora Antonio di Contestabele kav., che fo quello andò per el Duca de Ferrara ambassador a esso Re a Siena, et con Soa Majestà venne fino a Pontremolo, et de lì se partì et ritornò a Ferrara, nel qual zorno el Duca se partì et andò a Rezo, lassando governador in Ferrara so fradello sig. Sigismondo di Este.

A Ravena, per lettere de Andrea Zanchani podestà et capetanio, se intese ivi esser zonto Zuan Paulo de Manfron, che fo quello era a Napoli con re Alphonso, et per nostri conduto con 200 cavalli, et che se aviava alla volta dil campo, et che a dì... ditto passò de lì el sig. Pandolfo de Rimano con la sua compagnia venivano in campo, ma questi do non veneno a tempo.

Da Roma, per lettere di 3 dil mexe, come Hieronymo Zorzi orator nostro havea visto una lettera drizzata al cardinal Curcense, scritta in Napoli a dì 22 Zugno per mons. di Mompensier vicerè, come a dì 21 mons. di Obegnì vicerè in Calavria, el qual era con 100 homeni d'arme et 1200 Sguizari, havia rotto re Ferando, a uno loco ditto Semenara, el qual havia 1000 cavalli et 4000 pedoni, de li quali era sta amazati più di 3000, el resto rotti e fracassati; et che ditto re Ferando era fuzito con 4 cavalli in Rezo. Questa tal nuova, come scrisse ditto orator, non era credibile, per non haverla per niuna altra via. Tamen che dil tutto havea voluto advisar la Signoria: tamen, si questo fusse, vegniria a verificar quello mandò a dir el Re a li nostri in campo. Item che in Roma si faceva ogni giorno comedie et feste, et qualche oratione si recitava al Pontifice per alegrezza di la sua tornata; et come in quella notte di 3 Luio ivi era morto Benedetto Soranzo patricio nostro, Arciepiscopo di Nicosia su l'isola de Cypri; el qual el zorno avanti havia disnato di bona voia, et tre ore da poi li vene uno accidente, et butato al letto perse la favela et ogni sentimento, zoè cadete apopletico, ut mos est praelatorum, et morite la note. Questo havia beneficij per ducati 1500 de intrada a l'anno; et el Pontefice subito mandò a bollar tutto quello havia, et sequestrar li danari in banchi 14 milia, et conferite l'arcivescovado de Nichosia al Rev.mo cardinal Grimani, et una abatia a Campo S. Piero fu data a Francesco Querini episcopo di Sebenico, et un'altra di Ravena fu data a requisition dil Cardinal nostro patricio di cha Gritti, adhuc puto. Item che 'l cardinal Grimani havia dato el suo vescovado de Baffo, havia, a Jacomo da cha da Pexaro pur nostro patricio, era suo maestro di caxa, et cussì fonno dispensati ditti beneficij. Et subito in questa terra per el consejo de Pregadi fonno confirmati, et datoli le lettere dil possesso, havendo le bolle di Roma. Ma el cardinal Grimani, volendo el Pontifice l'arciepiscopo de Nichosia andasse a ressidentia nel so arciepiscopato, contracambiò con Sebastian di Priuli prothonotario apostolico, che li dette una abatia havea a Zara, et certa pensione; et cussì ditto prothonotario fu fatto arciepiscopo; et cussì fonno adattate quelle cosse. Sed ad rem revertamur.

In questo medemo zorno, a hore 24, zonse lettere de li oratori al Re di Romani, date a dì 28 Zugno, che la dieta pur si faceva, et el Re non poteva venir in Italia per questo anno, et similia verba: dil qual ozimai non è più bisogno.

Da Zenoa, lettere di 3 dil secretario nostro, come l'armada franzese essendo a Sestri combatete quel castello, et l'armada zenoese li era vicina, unde li custodi se difeseno vigorosamente; unde ditta armada ussite, per andar via, ma l'armada zenoese la seguitò: per la qual cossa la franzese vedendo non poter fuzir, intrò nel porto di Rapalli et Zenoesi si messe a la boca di ditto porto, sperando al tutto di haverla, o vero brusarli li navilii; et che da Zenoa era partito Zuan Adorno, fradello dil governador, con 300 fanti per andar per la via di terra contra li homeni de ditta armada; et che in quel zorno el governador havia mandato alcuni fanti et zente per augumentar ditto suo fradello. Questo, perchè intendevano mons. di Brexa o ver Filippo mons. et Obieto del Fiesco veniva con alcune zente a Rapalli, in aiuto di la sua armada. Quello seguirà, sarà scritto di sotto.

Da Ferrara, lettere del Vicedomino, come in quella terra non si cridava altro che Franza! Franza! Et che Ferraresi dimostravano mal voler contra nostri, et che 'l Duca era zonto a Rezo, et li havia scritto una lettera, la qual mandò a la Signoria, come l'haveva inteso el campo nostro esser fortissimo et ben in ordene: et advisava el seguito di le cosse de Zenoa.

A Fiorenza, per lettere di merchadanti se intese come haveano a dì 28 Zugno fatto la nova Signoria, et intrata in palazo al primo de Luio per novo modo et forma di eletione: li quali saranno qui sotto scritti. Et compito de far el novo governo, messeno ogni loro inzegno in rehaver Pisa. Et che el conte Ranuzo di Marzano, Hercules Bentivoj, le zente di d. Francesco Secho et el Duca de Urbino al principio de Luio ritrovandose in campo a Pandera, castello di essi Fiorentini, et el campo de Pisani a Cassina, dove era Lucio Malvezo loro capetanio, or fonno a le man, et fo presi di le zente di Pisani zerca 60 tra i qual alcuni nepoti di ditto Lucio Malvezo; et poco mancò lui non fusse preso, et preso uno fiul dil sig. Ruberto di San Severino, natural cugnato di esso Lucio; et fatta questa scaramuza, li campi ritornono a li alozamenti, non però che non fusse morti alcuni di una et l'altra parte. Item che 'l Re essendo a Lucca, partiti li tre Ambassadori de Fiorentini da Soa Majestà nominati di sopra, e ritornati a Fiorenza. Et el Re seguendo el suo camino verso Pontremolo, non volse pur render Pisa, et però Pisani se difendevano in libertà, et el Re mandò uno messo a Fiorenza, o vero araldo, con lettere, dimandando tre cosse: prima, che dovesseno far trieva con Pisani per do mexi, nominando li signori Pisani, perchè lui saria quello voleva adatar le cosse; secondo, che li prestasse ducati 20 milia, per haverne bisogno per pagar lo suo exercito, maxime a hora, havendo el campo de Veneciani a l'incontro, per tuorli il passo; tertio, che li dovesseno mandar le zente di Francesco Secho, el qual Fiorentini per avanti concesse al Re la soa persona ma non la soa conduta, et per questo venne a trovar el Re con alcuni cavalli lizieri. Hor al presente el Re voleva le sue zente, per augumentar l'exercito.

Ma Fiorentini, fatto loro consegli, rescrisseno al Re che farebbeno do ambassadori a Sua Majestà, et che, di la trieva con Pisani se doleva molto el Re li chiamasseno signori, et che non li pareva honesto di far trieva con soi vassalli, et che, venendo a loro misericordia, li fariano cossa li sarebbe in piacere.

Item de li ducati 20 milia erano contenti, per l'amor portavano a Soa Majestà, servirlo de ducati 15 milia quando sarà zonto in Aste, et che li altri cinque el Cardinal mons. Samallo, quando fo a Fiorenza, promesse a quella Signoria di prestarli ducati 5000 in ogni loro bisogno, et che al presente erano nel bisogno, et però fariano ditto Cardinal desse questi danari a Soa Majestà.