Principe ill. et Signor mio, io sono stato molto ripreso dagli miei parenti, che io non habi sollicitato nel scriver a Vostra Sublimità. Prometto a Dio et a Vostra Sublimità et per la servitù ho con Vostra Excellentia, mai è passato uno zorno che non habbia scritto a Vostra Sublimità de le occorrentie de questo campo, et ho tenuto uno cavalaro a posta, datomi per quel magnifico Podestà de Crema, et ogni notte l'ho mandato con lettere directive a Vostra Excellentia fino a Milano, in mano dil ambassador de Vostra Signoria, pregandolo et supplicandolo che con celerità ditte lettere siano mandate a Vostra Sublimità, come per mie lettere di 3 dil instante significai a Vostra Excellentia. Et a caxon che V. S. intenda el mancamento non procede da mi, supplico a quella non gli rencresca se con la presente sarò alquanto tedioso, per justificar parte dil honor mio. Illustrissimo Principe, dico che a dì 13 Junij, a hore 18 scrissi a vostra Excellentia dil zonzer mio a Vegevane et del honore et accetto mi fu fatto; et a dì 24, a hore 20, scrissi a Vostra Sublimità dil combatter de doi Stratioti contra 17 Franzesi arcieri a cavallo, dei qual 2 ne fonno presi, feriti et malmenati. A dì 25 ditto, a hore 18, scripsi dei Franzesi presi numero 26, et morti 9, et amazati 12 di loro cavalli. A dì 26 ditto, a hore 24, scrissi a Vostra Excellentia del prender de 9 pedoni et do balestrieri a cavallo. A dì 27 ditto, a hore 2 di notte, significai a Vostra Sublimità de la cavalcata fatta con i cavai lezieri dil sig. Duca, et certi homeni d'arme, et per essere stati discoperti la cavalcata fonno fatta invano. A dì 28, a hore 18, notificai a Vostra Excellentia che de qui non havevano trovato spelta nè orzo, ma vena trista e dolorosa, per la qual i nostri cavalli sono smagrati. A dì 29 ditto, a hore 18, Illmo Principe, significai a Vostra Excellentia como erano partiti con il campo da Vegevene, et andati a camparse al loco de Casolo, distante da Vegevene mia 4, et como madama la Duchessa venne in campagna a veder l'ordene di le squadre et tutto il campo; significai etiam di la prexa dil castel de Villanova, et una poliza di le zente si atrovano in questi dui campi, la qual iterum mando a Vostra Excellentia, deinde, a dì 29 ditto, a hore 3 di notte, da Casolo significai a Vostra Excellentia come i Franzesi haveano abbandonati doi castelli, et degli Stratioti messi in guardia de queli con certe fantarie. A dì ultimo dito, a hore 2 di notte, notificai a Vostra Excellentia dil zonzer nostro a Trecano, che fo a hore 21, et alozati che fossemo feci correr li Stratioti fin su le porte de Novara; i qualli havia vadagnato bestiami assaissimi et altre robe. A dì primo Luio, in Trecano, scrissi a Vostra Serenità dil levar dil campo, con ordene de battaia, et apresentati a uno miglio a presso Novara, et lì dimorassemo fino a hore XV aspettando dovesseno ussir fuora, et vista la viltà loro, fessemo discargar 12 passavolanti a la volta di Novara, et poi ritornassemo al nostro lozamento a Trecano. A dì 3 Luio, a hora prima di notte, significai a Vostra Excellentia come partissemo da Trecano et venissemo ad alozar a una villa dimandata Pernà distante da Novara uno mio et mezo; et alozati che fussemo, atrovandose tutti a disnar, fo cridato: Arme! Arme! Et subito armati, tutti insieme andassemo fuora, et fo morto XI de i nemici, et portato in campo tre teste in cima le lanze. A dì 3 Luio, a hora prima di notte, in Pernà significai a Vostra Serenità come havevamo prexi 40 dei nemici, et dil mandar di 60 Stratioti et 40 balestrieri per brusar uno ponte, che si dicea esser fatto sopra Po, verso Aste; i qual, ritornati, dicono non haver trovato alcuna cossa. Etiam significai a Vostra Serenità de 70 homeni d'arme e 100 cavalli lizieri, partiti di questo campo quella medema mattina, di comandamento dil Duca per andar a Zenoa. A dì 4 ditto significai a Vostra Sublimità come havevemo prexi 12 villani da Novara, et 8 sacomani con lor cavalli et muli, et fatto restituir assaissimi animali grossi, robe et danari, che gli Stratioti haveano guadagnati per compiacer a questo sig. Duca, digando esser so servitori, ancora che per Franzesi fusseno dominati. Questo poco de replicar ho voluto far, con humele et debita reverentia a la Vostra Sublimità, a ciò quella cognosca haver a questa impresa uno solicito et bon servitor, et Dio perdoni a cui ha retenuto le mie lettere, et ha voluto farse honor con el pericolo et fatiche mie. Quello seguirà per zornata, Vostra Sublimità serà advisata. Ai piedi di la qual, humelmente et devotamente me ricomando.
Ex fidelibus castris apud Villa Pernate, die 5 Julij MºCCCC LXXXXVº hora XX.
Bernardo Contarini schiavo et servitor
di Vostra Signoria.
Digresso di l'auctore, come stava Italia in questo tempo, et li potentati.
Ben che fino questo zorno habbi narato tuto el seguito di la venuta di Carlo re de Franza, al presente esso Re volendo ritornar in Aste, sia per qual cagion si voglia, et l'esercito di la Serenissima Signoria con alquante zente de Milan, essendoli opposto contra, unde necessario è di far fatto d'arme; voglio qui descriver come in questo tempo Italia si ritrovava, et la conditione de li potentati succincte, a ciò se veda et intenda in quanto pericolo era di esser subietta et dominata da zente gallica. Alexandro romano pontifice con alcuni cardinali era in Roma tornato, dove confusione grandissime de Colonnesi et Orsini, principal parte Romane, vi era, et tra loro se molestavano. Cinque Cardinali seguiva el Re: Vincula, Zenoa et Samallo, et do altri. Erano pur da la so parte, ma non si partino de li soi castelli, Savello et Colonna. El Reame de Napoli dilacerato da Franzesi. Napoli, con molte terre, si teniva per esso Re, et Ferandino danizava in la Calavria, et l'armata veneta in la Puglia. La Signoria di Venetia era su grandissima spexa; licet fusse ligata con Papa, Re di Romani, Re di Spagna et Duca de Milano, lei sola spendeva assà quantità de danari. Havia exercito instructissimo, et za molti anni non visto tale in Italia; armata di galie zerca 40, et Antonio Grimani procurator loro capitano maritimo. Et questa Venetia sola, ut ita dicam, fu quella varentò Italia. El Duca de Milan, molto odiato dal populo, senza danari, et con exercito a recuperar Novara et etiam in Parmesana et a difender Zenoa, dubitando dil Re non li tolesse el Stado, et molto in benivolentia con Venetiani, dicendo: Quis separabit nos? Fiorentini, perso el dominio de Pisa, dato al Re Pietrasanta, Serzana, Serzanello et Livorno, et ancora non li erano sta restituiti. Et Monte Pulzano ribellatosi a Senesi, et quello comandava el Re, faceva; quasi havendo persa la loro libertà et teniva col Re. Senesi in confusion, et grandissima parte sottoposti a voleri gallici. Zenoa in magno periculo; pur Augustin Adorno teniva con il loro signor Duca de Milan; et in Riviera, per le parte de Franzesi, seguiva assà novitade. Luchesi quello ordinava el Re seguiva; et do.... li presentò le chiave, ma el Re non li fece alcun danno, et era de soi. Bologna et il magnifico Ioanne, conoscendo el ben suo et de Italia, era con Venetiani et Duca de Milano federati. Peroso, su le arme, per le parte de Oddi et Bajoni, Cesena ancora in comotione, per Tiberti et Martinelli, intervenendo Guido Guerra, che pur teniva dal Re de Franza. El Duca de Ferrara se dimostrava neutral, ma per esser cupido di nove cosse tramava col Re occulte, et havia mal animo a Venetiani. Duca Guido de Urbino, soldato de Fiorentini. Marchese di Mantoa nostro Governador zeneral nel exercito, et il suo stado tutto marchescho. Sig. Iulio di Chamarin non era operato, stava a le so terre. Sig. Rodolfo Malatesta di Rimano, con Venitiani soldato. Sig. Zuane Sforza de Pesaro, soldato di la liga. Madama di Forlì in amicitia con Franza, et con Milano, et nel principio si operò, ma al presente si stava a li soi Stati, et governava so fiul Ottaviano. Sig. di Piombino era casso dil soldo havia con Senesi. Vitelli, et prefato sig. di Senegaia, soldati dil Re; Mirandola, Corezo et Carpi con la Signoria et Milano. Conte di Petigliano et sig. Virginio Orsini erano contra so voja menati col Re de Franza. El sig. Prospero et Fabricio Colonna, rimasti a soi castelli, teniva dal Re. La Marchesana de Monferà et Duchessa de Savoia mostravano esser neutral tra il Re et Milano, tamen davano assà aiuti et lozamenti a esso Re. Sì che a questo modo era partita la povera Italia; la qual, si ben havesseno tutti considerato il danno harebbe a seguir, si Franzesi vi ponesse la mano su qualche altro Stato oltra el Reame acquistato, sine dubio la ragione voleva tutti havesseno seguitato el savio consiglio de Venetiani; i quali, visto el Re non si contentava di haver hauto el Reame, che voleva altro in Italia, et non più se parlava de andar contra infedeli, li puoseno le man davanti, et liberò Italia de tanto pericolo. Sed de his hactenus.
Finit Liber Tertius
Clarissimo Melchiori Trivisano Classis Maritimæ Reipublicæ Venetæ Imperatori designato Meritissimo Marinus Sanutus Leonardi filius Venetus Patricius Salutem.
Quanto sia l'amore et ubligatione che ciascuno patricio debbe havere a li soi compatrioti, li quali in ogni loro operatione per la Republica più che bene si portano, magnifico Marchiò Trevixano, non mi accade exprimere, perchè gli eruditi l'intendeno, et gli ignoranti il cognoscono, et il vulgo il predicano. Ma solum vi entra medio una rubigine, la quale intermossa, tutti operanti a benefitio publico sarebbeno exaltati; et vi subjunge la invidia, ch'è di natura pessima, nemica dil bene e contraria a ogni honesto vivere: le qual do parte de invidia, con la detratione, sono quelle che, come ho ditto, pervertono gli homeni dal recto judicio. Ma ben che queste vi sia, pur la fama de la verità è sempre, nè pol star molto occulta. Che, si questo non fusse, vedendo per far bene talhor esser mal da alcuni remeritati, niuno si sforzeria patir fatiche, continui affanni, sonni perdere, il giorno senza quiete stare, et cose contrarie a la età loro sostenere. Adoncha il merito pur è dato a ciascuno secondo li gradi soi. Et io, uno di quelli patricii mi ritrovo essere, el quale con ogni dimostratione, et non solum con li suffragii, honoro, extollo et magnifico quelloro si operano bene per la nostra Republica, come Toa Magnificentia continuamente ha fatto, sì alias essendo in armada vice generale, et in la pretura patavina, quam in questa legatione in exercito terrestre contra a l'impeto gallico posto; et a quelli legeranno li toi progressi et sapientissimo governo, li sarà spechio e norma, maxime a chi useran tal ufficio ne li posteri tempi. Et havendo alquanto considerato, dopoi finita questa mia decima lucubratione, ch'è tutta la guerra gallica in Italia, opra di farne qualche conto per la verità di quella et cosse nuove, poi l'intitolata al Serenissimo Principe nostro, mi pensai extollerte con questo poco de inculte parole, et titolarti uno di cinque libri. Concludendo, io et tutti gli altri patricii et senatori te siamo grandemente ubligati per li modi tenuti, frequenti a imitatione, trovarsi in questa tua età ne la battaglia al Taro in Parmesana, dove fu spanto assà sangue, et fortasse più che za molti anni in Italia sia seguito; et poi seguir l'exercito gallico già quasi rotto et posto in fuga, et governar pacifice col collega tuo tanto exercito di la Signoria nostra, a presso di quaranta millia persone; et demum, andato a l'ossidione di Novara, terra dil Duca de Milano, da Galli tenuta, dove sei stato qualche zorno; et benchè quella non si ottenisse, pur chi legerà questa vedrà esser ivi sta fatto assai. Ergo, merito te habiamo designato la pretura maritima, ne la qual son certo, ut moris est, talmente ti porterai, che a la dignità ultima, inter nos Venetos, adjungerai. Et quanto sia di Toa Magnificentia, licet longa familiarità con quella non habbi per avanti habuta, per questa la sarà certificata, io esser suo quanto io son. Et a Toa Magnificentia mi ricomando, quae diu felix valeat. Vale.
Ex urbe Veneta, ultimo Decembris 1495.