Essendo lo exercito franzese disceso per la via di Pontremolo propinquo a Fornovo, ultra el Taro, fiume torentuale, fu scontrato ultra flumen da l'exercito instructissimo di la Illustrissima Signoria di Venetia, propinqui a miglia 4, che erano alozati a Gierola, li qual feceno diversi movimenti et scaramuze, sachizato il loco di Fornovo per nostri, et Franzesi expulsi, sì come nel libro precedente è scritto. Il perchè poi si redusseno Franzesi in capo di la valle, et ivi in una collina eminente, a la ripa dil Taro, distante da Parma mia 5, et stabiliti et fixi; deliberono nostri, movendose, omnino apizare et far fatto d'arme. Et inteso questo la Majestà dil Re de Franza, venne la Domenega et tutta la notte seguente nel suo campo, per non dimorar più su quelle montagne; et havia exercito de homeni et cavalli da fatti zercha 8000, et cavalli lezieri 2000, el resto zente inutile; et altri attendevano a li cariazi per ritornar in Franza, et questo non era poco numero di zente di tal sorte inutile. Havea zerca colpi 60 de artigliarie su carete, zoè spingardi, passavolanti, et altre generatione o vero sorta de artiglierie, variamente per loro chiamate, et butavano ballotte de ferro de assà grandezza, harebbe bastato a una bombarda non picola: in tutto, concludendo, erano da XV in XVI milia persone.

El nostro veramente exercito era bellissimo, et forsi za molti anni tale in Italia (non si era) visto, sì come molti veterani homeni d'arme publice dicevano, zente disposta sì da pie' come da cavallo numero grande: di cavalli 12 milia, nei qual era homeni d'arme 2800, li primi de Italia, condutieri strenui et experimentati; cavalli lezieri, computando ballestrieri a cavallo, numero zerca 1500, et Stratioti 750; fanterie da zerca X milia, et el Duca de Milan; sotto el conte de Caiazo era persone zerca 2000 tra cavalli et pedoni, però che esso Duca il cargo di qua havia lassato a la Signoria, et lui pur havea el campo a Novara. Mancava zonzer, in ditto exercito venuto, Cozanderle thodesco, capo di 1000 teutonici tra schiopetieri et lanzarioli, el qual a dì 20 Zugno havia fatto la mostra soa a Trevixo, et andava in campo, et era poco lontano. Ancora Paris da Lodron con li soi provisionati, li qual di hora in hora dovea zonzer, et eran in camino cernide de Veronese et Vicentina; et li 2000 fanti fatti a Bologna mancavano; de li qual parte el zorno driedo el fatto d'arme zonseno in campo. Oltra di queste fantarie, mancava di zente d'arme el sig. Pandolfo Malatesta di Rimano con 400 cavalli, Zuan Paolo di Manfron, vicentino, condutto nuovamente con 200 cavalli i quali tutti erano inviati per venir in campo. Ancora la conduta dil sig. Zuane Sforza di Pexaro, era a soldo dil Pontifice et nostro, con 80 homeni d'arme et 60 balestrieri a cavallo, et cussì le zente dil Duca de Gandia, le qual veneno poi quando el campo fo a Novara, sì come dirò di sotto. Adoncha mancava assà zente di venir, per augumento di l'exercito nostro.

Hor venendo el Luni, a dì 6 Luio, el qual zorno era ordinato per le disposition fatal se dovesse far fatto d'arme con Franza, et in questa matina venne uno trombetta in campo nostro, zoè da parte di Zuan Iacomo di Traulzi, era uno de capitanei dil Re, el qual ne li zorni superiori ritrovandose su quelle montagne, le so zente italiane con Franzesi veneno a parole per caxon di alozamenti et vittuarie, adeo esso Zuan Iacomo l'have molto a mal, et più volte volse venir da la banda nostra, ut dicitur, cossa che molto nostri desiderava, et za ne era qualche pratica; et cussì mandò uno suo trombetta, come ho ditto, fenzando de mandar a dimandar al Marchexe de Mantoa alcuni danari che l'avea spexo a Napoli in uno cavallo per Soa Signoria. Tamen è da considerar mandasse o lettere o vero qualche aviso; conclusive fo divulgato voleva la notte passar di qua; et li Provedadori di campo, subito a hore 13 spazò uno corier in questa terra, a dì 7 hore 22, et perchè non era redutto el Collegio nè alcun altro Consejo, et el Principe nostro pur amalato, unde subito zonte tal lettere, mandono per li Savij dil Collegio, et per li cai dil Consejo di X, tra li qual vidi Paulo Trivixan kav., era Cao quel mexe, andar in gran pressa in palazo, et lesseno le lettere, et cussì nostri stavano in questa expectatione che ditto Traulzi dovesse venir di qua, et anche quello havesse a seguir di campo, essendo propinqui tre mia de inimici, et non restavano de far far oratione. Et unum non praetermittam di scrivere, che uno, qual fusse non so, andò a trovar alcuni di Collegio, notificandoli che al tutto Franzesi con nostri in questo zorno di 6 Luio doveano esser a le man: la qual cossa non potea saper nisi per astrologia o altra indivinatione et virtù havesse. Et queste parole per piaza di S. Marco se diceva, dove continuamente patricii et altri se reducevano per intender quello seguiva.

Ma ritorniamo al Re de Franza. El qual, venuto zoso de monti, et reduto con l'exercito su quelle giare dil Taro dove si fermò, et mandò uno suo trombeta da li Provedadori nostri a richiederli el passo, dicendo che con la Signoria non havea guerra alcuna, ma sempre la real casa de Franza esser stata et esser amica di essa Signoria, et con Soa Majestà havia bona lianza, et che mons. di Arzenton verrebbe la matina in campo a parlarli, volendo un salvo conduto. Questo stratagema Franzesi usò, dicendo Arzenton anderà e li tenirà in parole et in tempo, adeo el campo non starà su le arme; et io in questo mezo montarò su la strada romea, et anderò al mio viazo; ma li andò fallito el pensiero. Imo questo zorno di Luni 6 Luio, è zorno di esser in memoria da Franzesi celebrato, per essere sta zorno infortunatissimo; però che da 4 parte have grandissime disgratie et danni et rotte; primo qui, a Zenoa, a Novara, et a Napoli Ferdinando intrò, sì come tutto sarà scritto di sotto.

Hor non havendo hauto el suo trombeta risposta bona, perchè tutti li nostri erano volonterosi de apizarse, el Re con li soi primi capetanii ordinò el suo exercito per redurlo tutto insieme, mandando li cariazi verso el campo nostro ordinate, le artiglierie nel mezo et in la coda, verso el campo nostro, volendosi aviar al suo viazo verso la via romea. La qual cossa, prevista da l'exercito Veneto, tutto a l'arme disposto, el Governador zeneral havendo dato la cura a so barba sig. Redolfo di Gonzaga per la longa pratica havea de governar el fatto d'arme, fatti li colonelli, sì come ho scritto ne l'altro libro, et ordinato al conte di Cajazo con el suo squadron fusse el primo investisse, et esso Marchexe governador secondo, et sic de singulis; mandò la compagnia cojonesca con Tadio da la Motella et Alexandro Coglion condutieri fra il monte et la giara dil Taro, fino a la coda dil campo nemico, a ciò fusse da quel canto serrato, et preocupate le artiglierie loro; et per mezo el traverso fo mandato li fanti pedestri, balestrieri, cavalli lezieri et Stratioti, li qualli tutti passarono el Taro a guazo. Et la matina poi, inteso per le scolte a hore zerca 14, come Franzesi se ne venia per la giara a costa al monte, et le loro artiglierie salutavano nostri, et trazevano con tanta furia che tutti sarebbeno spaventati, si non fusse stato la grandissima volontà de nostri de provarse con Franzesi per liberation de Italia, et per haver fama con la Signoria nostra, altri per romperli et farse richi con loro cariazi; et cussì in quella matina, licet li Provedadori nostri non erano di opinione che 'l campo dovesse andar a trovar Franzesi, considerando el grande pericolo era, ma parse pur al Governador di non voler indusiar, vedendo era il tempo, et che se non havesse investito, Franzesi se ne andava a loro viazo. Et fatto con lui un grosso squadron del fior de li condutieri et homeni d'arme, et tutto el campo armato a li so lochi, che, come da quelli vi si trovò, fu di belle cosse a veder che mai si potesse veder, et si aviò verso li nemici nostri, i quali erano mia 3 lontano. Li squadroni veramente era cussì ordinati: Caiazo primo; Governador, zoè Marchese di Mantoa, suo barba sig. Rodolfo et volse con lui sig. Ranuzo dil Farnese; terzo sig. Antonio di Urbino, el qual era el primo squadron fusse, sì di più numero, quam de valenti homeni, et questo non si mosse, che, si havesse mosso, sine dubio tutti li nemici erano presi et morti. L'altro fo quello dil conte Bernardin Fortebrazo. Quello di Tadio da la Motella et coioneschi, nominato di sopra, era sta mandà al monte, come ho ditto. Et ultimo quello dil conte Carlo di Pian di Meleto, che era redeguardo. Stava a custodia di lozamenti et stendardi Luca Pisani et Marchiò Trivixan provedadori, et Daniel Vendramin pagador in campo. Et è da saper che 'l sig. Rodolfo, havendo fatto li soi disegni, ordinò a li capi de li squadroni, sotto pena di la vita, niun si dovesse muover de li soi lochi, se lui, che andava col squadron dil Marchese a combatter, non ritornasse a farli venir a far fatto d'arme, non credendo di morir, come fu. Li fanti veramente, secondo li soi ordeni, andava corando drio li squadroni; et convenne passar tre acque dil Taro, che erano spesse a modo fango, per modo tal che andavano fin a mezo el petto, et li cavalli fin a mezo la panza. Et cussì col nome de Christo partito el Governador, li altri squadroni streti et in ordine li venia driedo, seguitandolo per esser tutti a le man con Franzesi, et tutti passono le ditte acque nominate di sopra.

Ma ritorniamo a quello fece Franzesi. In questo mezo nostri si preparava, etiam loro ordinono le zente, et fece uno squadron a l'impeto de nostri di 3000 et più combattenti, et voltaron le spalle al monte, et in mezo ne fece uno altro, dove era la Majestà dil Re, armato, circondato de molte artiglierie; poi da la destra mano, verso li cojoneschi et la valle, disteseno una ala de cavalieri et pedoni; et alla sinistra feceno el simele, verso lo ascender di la collina va a la via romea; in mezo di la qual ala messe un altro terzo squadrone de cavalieri, 600 in 800. Et è da saper che sempre Franzesi in loro battaglie suol far tre soli squadroni di tutto lo exercito; el primo se chiama antiguarda, el secondo la bataia, el terzo retroguardia; et saepius el Re, o vero el capitanio, sta in lo squadrone si chiama la battaia. Adoncha, in questo zorno sexto di Luio, zerca a hore 16, sopra la giara dil Taro, in agro parmensi, tra do ville chiamate Opian et Medesan el fatto d'arme cussì passò. Essendo assaltati li nostri con scaramuza, a l'hora preditta, lo strenuissimo squadron nostro dil Marchexe di Mantoa animosamente sula ditta giara secca assaltorono li nemici con desterità impetuosa, zoè lo squadron che era fra le ale, fatto a l'incontro de nostri, et primo a investir, ut dicitur, fo esso Marchexe, el qual passò con una lanza uno homo d'arme franzese da una banda a l'altra, et combattè con gran vigoria; et fu tale la virtù de nostri, che in breve spatio di tempo questo squadron nemico ruppe et fracassò et messe in fuga, ita et taliter, che li nostri, con amplissima vittoria, trascorseno fino a l'ala immobile de li cavalieri deputati a la guarda di la Majestà dil Re, et tanto probatissimamente feceno quanto fusseno stati ...... Etiam el squadron dil conte Bernardino, mentre el Governador combatteva, intrò ne li nemici; et il primo feritore, sì come ho scritto, fo esso Marchexe di Mantoa, con tanta strenuità che nihil supra, et più ne amazò di soa man, et prese el bastardo di Borbon lui medemo, el qual si rese et, dicitur, si questo non fusse stato che se interpose in mezo, harebbe preso el Re, perchè più volte li hebbe le man adosso. El secondo feritore fu el sig. Redolfo; terzo el sig. Ranuzo dil Farnese; quarto el conte Bernardin Fortebrazo, dil qual più di sotto parleremo; poi Ruberto di Strozi, Alexandro Beraldo, Vicenzo Corso, Alvise Valaresso patricio Veneto et condutier nostro, li conti Brandolini, et cussì successive tutti li capi di squadra nei cavalieri di quei strenuissimi squadroni rupeno la lanza loro. Tutti cridava: Marco! Marco! Italia! Italia! rotti! rotti! Et fo atroce pugna. Non si sparagnava la vita l'uno l'altro, ma tutti per el fil di la spada erano mandati sì da nostri quam da Franzesi. Non si faceva presoni, come in le guerre de Italia; ma Franzesi cridavano: A la gorgia! A la gorgia! Nostri: A la morte! A la morte! Sì che era crudelissima battaja, et assà sangue coreva su la terra. Et cussì nel principio, havendo nostri vigorosamente el primo suo squadron rotto et frachassato, li pedoni et cavalli lezieri et li Stratioti, li qual doveano attender a compir di fugar li nimici, ma, come cupidissimi di preda, assaltorono li cariazi franzesi e comenzorono chi in qua chi in là a strazar forcieri, valise, padiglioni et trabache vilupate, con tanta avidità et rapacità che fra loro intrò discordia, zoè tra pedoni e Stratioti. Il che veduto per li nimici, col consejo di Zuan Jacomo de Traulzi se distacò e riserrò del circulo di la Majestà dil Re da l'ala sinistra quelli cavalieri strenuissimi, con cerchii d'oro e sopra veste di panno d'oro et d'arzento et di veluti a diversi colori, con pedoni nel mezo et ne la coda, con tanta destreza et peritia militare, che non solum rebatè nostri che contra de loro prosperavano, ma quasi li rupeno et li pedoni sui de la prefata sinistra trascorseno a li nostri, depredatori de li loro cariazi, con tanto impeto, che ne amazorono molti e molti pedoni. Li Stratioti erano, con quello haviano potuto tuor, partiti et andati via di la battaja, che dovrebbeno esser stati in ajuto de nostri. Et poi da l'ala dextra i nemici assaltarono le squadre cojonesche, che havea preso le artiglierie, e queste veneno da nostri veniva reculati da Franzesi, et questi, nominati di sopra, nostri, essendo strachi dil combatter et haver rotto el primo squadron, fo necessario etiam ripararse da questo secondo impeto, el qual era el fior di le zente nemiche. Et si el squadron dil conte Antonio d'Urbino tunc si havesse mosso, et fusse venuto a combatter, per esser etiam questi valentissimi cavalieri et grosso squadron, sine dubio Franzesi tutti erano rotti. Ma esso conte mai si volse muover, dicendo havia in comissione dil sig. Redolfo di non muoversi; et non comprendeva che 'l poteva esser sta amazato in la battaja. Et Marchiò Trevixan provedador, che era armato in campagna, li mandò a dimandar la causa che 'l non se moveva col suo squadron, andar a socorer nostri erano malmenati da Franzesi. Disse quello havia in comission, et pur ditto l'andasse, rispose: se vuj provedadori me l'ordinate sopra di voi, andarò. Et loro non volseno asumersi tal cargo, licet era cosa da fare. Et cussì non andò. El sig. Marchexe tuttavia combatteva, e fo mudato in quella battaia di tre corsieri, et non poteva partirse perchè, partido lui, li altri lo harebbeno sequitato, et cussì nostri saria sta rotti; et el sig. Redolfo era sta amazato; sì che le cosse a questo modo passava. Et questi do squadroni dil conte Bernardin, et il suo dil Marchexe, et etiam quello dil conte de Chaiazo, che investite etiam lui, et assà de soi fonno amazati, conveneno loro soli combatter con Franzesi. Et questo fatto d'arme fo el più horribele et crudel, come ho ditto, fusse sta fatto in Italia za molti anni. Et Franzesi con nostri combatteva virilmente: l'habito loro, oltra le arme, era stivali sopra le schiniere, et sopra le curaze quelle sue veste con manege longe, chi di veludo, et chi de seda de altre sorte, et di panno; e sopra le celate capellazi grandi, et parte di loro havia elmi. Tutti li cavalli senza barde, tristi da armizar, ma optimi a cavalcar, con le selle pariano coperte, et tutti quelli combateteno erano homeni disposti a far fatti d'arme, et molti se ne ha trovato che più presto hanno voluto morir che mai renderse ad alcuno presone, et amazaveno perfino li ragazeti picoli. Et unum non voglio lassar de scriver: che vedendo alcuni di quelli dil squadron di ditto conte Antonio di Urbin, che esso non si voleva et non potea moverse, se partino con loro cavalli di ditto squadron, et andò a combater con li nimici; tra li qual el strenuo Zuan da la Riva cavalier veronese, et etiam D. Antonio di Pigi.

Et in questa battaja fonno morti di una parte et l'altra dile persone più di 3000; de nostri zerca 1000, et el resto de Franzesi. I quali prima che aterasseno niuno de nostri, erano do o tre di loro amazati, et assà di primi soi baroni, come di sotto più diffusamente sarà notado. Ma de' nostri homeni de condition fonno morti questi: el sig. Redolfo di Gonzaga, barba dil Marchexe di Mantoa preditto, et quello havia el governo dil campo per suo nepote Governador, che tunc havia anni 28, et nunquam più experimentado in combatter ni in niuno altro exercito, tamen cussì strenuamente si portò. Etiam fo amazato el conte Ranuzo dil Farnese condutier di 600 cavalli valentissimo, Vincenzo Corso, Ruberto di Strozi, Alexandro Beraldo et altri capi di squadra, sì come per una poliza di quelli fonno morti qui sotto notada il tutto si vederà, zoè de li homeni da farne qualche extimatione.

Questi sono li morti nostri nel fatto d'arme da Franzesi[138].

Ma de Franzesi sono sta amazati zerca 80 baroni, tra i qual 16 capi di gran reputatione; et ben la verità non se potè intender, dil numero di loro fonno morti, ma pur certo passono 2000; et di nostri, fatta la descriptione, mancò 960. Adoncha fo crudelissima battaja, la qual durò per spatio de do hore et non più. Et prima nostri, come ho ditto, li haveano rotti et fracassati, zoè da una parte combatteva el Marchexe de Mantoa et conte Bernardin Fortebrazo, da l'altra el conte Ranuzo, da l'altra cojoneschi, et da l'altra el conte de Caiazo et d. Annibal Bentivoi. Et se 'l non fusse stato la cupidità di la preda de molti italici homeni d'arme, oltra li Stratioti et fanti, tutti Franzesi erano da nostri malmenati; però che, frachassato el primo squadron nimico, nostri elexeno a far presoni per haver taja, altri a robar li cariazi et menarli via, perchè quasi tutti fonno acquistati et tolti da nostri, come dirò di sotto. Et mentre queste cosse fevano, assaltò quel squadron, el qual trovò li homeni d'arme cussì separati, et allhora fo la crudelissima battaja, et quelli havevano presoni fu forzo lassarli, volendo varentarsi la vita; et cussì veneno in qua per mezo mio combattendo una parte et l'altra virilmente. Era grandissima pioza, la qual fo causa Franzesi non potevano operar le loro artiglierie, come fece nel principio, che pur qualche danno dette a nostri, amazando cavalli. Ma Iddio provete a mandar tal pioza grandissima, et el colonello bracesco dil conte Bernardino fo quello che sempre combatete; adeo di 360 homeni d'arme che era, ne fo morti zerca 80, senza li famegli et ragazi; et il fidelissimo conte Bernardino fo ferito mortalmente, et have assà ferite, come dirò più avanti. Et si non fusse stato uno suo ragazo che lo tirò nel fosso, et lì stette come morto, sarebbe stato compito di amazar da Franzesi. Hieronymo Zenoa capitano di 300 fanti, etiam virilissimamente combattendo fo ferito di 12 ferite acerbamente, et de li soi do terzi fonno morti, et have 4 botte di spada su el volto; tamen varite poi; el qual fo portato in questa terra per Po, et zonse a dì 12 ditto. Et è da saper che, mentre nostri combattevano, el conte Nicola Ursini di Petigliano, era presone col Re, vedendo questo era el tempo de esser liberato, fuzite con 3 cavalli nel nostro campo, et, smontato, comenzò a confortar nostri, dicendo Franzesi erano quasi rotti, et che, non obstante di nostri ne fusse sta morti alcuni, che dimane prometteva vittoria indubitata, però che erano sta amazati li più valenti homeni havia la Majestà dil Re; et che non havendo se non tre squadroni fatto fatti de nostri, et che quel strenuissimo dil conte Antonio d'Urbino non era sta operato, che era una magnificentia a vederlo in ordine armato in campagna, iterum concludeva Franzesi erano spazati. Per le parole dil qual tutto lo exercito nostro prese conforto, che pur si dolevano di la morte de tanti capi, maxime dil sig. Rodolfo loro governador, et dil sig. Ranuzo. Et ancora per el prefato conte di Petigliano fo referito che la Majestà dil Re, vedendo la vittoria et prosperar de soi cavalieri, voleva con la ala destra proseguirla, che sarebbe stato assà danno a nostri, non si movendo li altri squadroni, che si fusseno mossi, Franzesi rotti erano come in più lochi ho scritto; ma che esso conte gli disse: Sacra Majestà, non fate; perchè Italiani son grossissimi et gran numero, che si tutti fusseno a la battaia venuti, harebbe fatto gran danno a le zente di Vostra Majestà: ita che, per tal soe parole, restò. Hor vedendo Franzesi non potevano acquistar alcuna vittoria, ma ben star in pericolo che non si movesse li altri squadroni e darli adosso, feceno recolta, et si redusse a lo ascender di la collina che va verso la via romea. Quello feceno poi sarà scritto de sotto. Ma nostri etiam, fatto recolta, havendo dato gran rotta a Franzesi, preso li soi cariazi de valuta più de ducati 100 milia, ritornono etiam loro a Gierola a li alozamenti, stracchi et lassi; et non solum quelli havevano combattuto, ma etiam li altri erano stati con le arme tutto quel zorno indosso. Et el sig. Marchese non tanto dolendose di la morte dil barba et de soi, et maxime dil so Joan Maria, el qual fo quello li scapolò la vita quando fu le cosse di missier Francesco Secco suo barba, che ut dicitur, lo voleva atossicar, et questo li manifestò ogni cossa, d'indi fo so favorito, et li dete più de 20 milia ducati; sì che non tanto si doleva di la morte di questi, quanto de non haver potuto dar compita vittoria a la Signoria nostra de Franzesi, ma stava con bon animo, el zorno sequente de esser a le mano, et però puosero altro ordine ne li squadroni, di quello era. Et cussì per quella notte non seguite altro, ma steteno con bone guardie; et el simel fece Franzesi. Et è da saper che poi che 'l conte Bernardin fo ferito et butato nel fosso el so cavallo, el qual si non l'havesse hauto, sine dubio sarebbe stato amazato; ma oltra questo cavallo è gaiardo et bellissimo, etiam lui nel combatter con denti, calzi et altro aiuta el so patrone, si che esso conte molto amava ditto cavallo; et ritornato in campo al so alozamento fo rubato, et, ut dicitur, da quei dil conte di Caiazo, benchè sempre dinegasse et al Duca et a la signoria nostra, tamen ditto cavallo più non si trovò, et cussì privo fu. Non voglio restar de scriver questo altro disordine: che mentre Stratioti dovevano attender a danizar Franzesi, poichè si ebbeno fatto ricchi de li cariazi, zerca 200 di loro con ditte somme andono su uno monte, et ivi steteno a veder come andavano le cosse. Adoncha Franzesi perse in uno zorno (come per uno epigrama ch'è ex tempore da uno andava per Venetia fazando elogio et epigrama fece, et sarà scritto de sotto) quello che nel regno di Napoli et in altre città de Italia havia vadagnato et volea portar in Franza; sì che Stratioti et homeni d'arme feceno bene li fatti soi. Et a ciò, oltra le cadene, vestimenti di ogni qualità et sorte, se intendi quelle cosse digne di memoria che furon prese, et inteso dapoi questa rota che nostri haveano: primo, stendardi do dil Re, uno de li qual have el duca de Milan, l'altro fo donato a Marchiò Trivixan provedador, era una † bianca in campo rosso; pavioni (padiglioni) dil Re de assà sorte; lo elmeto et la spada dil Re, la qual la Signoria hebbe da Stratioti, et la pagò; l'ufficio dil Re, sopra dil qual era un'oratione in franzese, la qual Carlo Magno imperator la diceva, et fo translatata in latino, et sarà qui posta; l'anconeta con reliquie assà, di la qual de sotto trateremo; li sigilli d'arzento dil Re; una zangola d'arzento, la qual have el conte Avogaro; et molte altre cosse, di le qual scrivendo sarebbe tedioso. El bastardo de Borbon, chiamato bastardo Mathio, che fo presone dil Marchexe, ut dicitur, havea ducati 4000 in la sella scosi dil cavallo, et si volse dar de taia lui medemo ducati X milia; ma el Marchexe lo mandò in custodia a Mantoa: quello di lui seguite, ne la fine di l'opra intenderete. Et a questo modo passò el fatto d'arme quel zorno a dì 6 Luio: et si tutte le zente nostre havesseno voluto far el dover era grandissima vittoria. Ma non voglio restar de scriver ancora questo, che mentre si facea la battaia, alcuni de quelli di don Alfonso de Ferrara, vedendo nostri havea pur da far per l'impeto gallico soprazonse, corseno via; et li provedadori, vedendo questo, se li fece incontra dicendo: Ah, fiuli de San Marco, dove andate? Tornate a la battaia. Alcuni tornava, altri corseno fino in Parma, cridando: el campo di la Signoria è rotto, licet fusse superiori de li nimici: per le qual parole tutta Parma se doleva, serando le bottege, et el sig. Galeotto di la Mirandola, era lì gubernadore per il Duca de Milan, fece far custodia a le porte. Tamen poco da poi soprazonse altri soldati de nostri, con presoni et cariazi, et notificò el prosperar de nostri, et rota de Franzesi: unde tutta Parma se consolò alquanto.

Questa nova de esser sta a le man con Franzesi nostri, venne a Venetia in hore 32, zoè zonse le lettere de Provedadori, scritte a hore 3 quel zorno, a dì 8 ditto, a hore zerca 13, et mi ritrovai in sala di l'audientia, andato per inquerir si era venuto nova alcuna, et venne una voce fuora di Collegio: li campi è stati a le man. Subitamente tutto el palazo et la corte se empite de zente, per intender el successo; et fo manifestato a tutti quello era stato, et legevase lettere de campo de varie persone in diversi lochi lì in palazo, publice; tra le qual una molto copiosa di Anzolo di Maffei, drizata al mio carissimo Carlo di Priuli di Costantino fiul, et altre. Et per non haver la Signoria, per le lettere di Provedadori inteso ad plenum la vittoria era stata, ma ben la morte de li strenui condutieri nostri et zerca 500 dei nostri, dicendo che non potevano avisar el tutto per quella sera, però non feceno sonar campanon, ni far fuogi, sì come, si allhora havesse inteso quello poi inteseno harebbe fatto. Et tutti correva di Rialto a San Marco quella matina, come desiderosi de intender el ben publico; et tutto el popolo de questa terra molto si alegrò, cridando: Marco! Marco! Et alcuni puti per Rialto cridava: A Ferrara! A Ferrara! Adeo tutta la terra era in motu. Et alcuni savogini mercanti erano in questa terra, per essere vestiti a modo franzesi, fonno da puti assà molestadi; et ritrovandose in questa furia a Rialto, corseno in chiesia. Poi andono a la Signoria lamentandose; unde fo proclamato su le scale in Rialto, niun li dagi fastidio ni de parole ni de fatti, in pena de lire 50; et s'il fusse puto havesse 50 scuriae; et si fosse homo grande, fusse frustado da San Marco a Rialto, et dovesse star uno anno in preson. Questo feceno nostri per non haver guerra con Savoia, et per conservar la franchisia de questa terra. Et per la morte de questi do signori Redolfo et Ranuzo, et per el ferir dil conte Bernardino, nostri non sentite molta alegreza de la vittoria habuta de i nimici. Et da Milan in questa mattina de 8 Luio, si have lettere di 7 et non sapevano ancora dil fatto d'arme fatto con franzesi a Fornovo, et notificava come, per lettere di Bernardo Contarini date in la villa di Perna, che in quel zorno di 7 Luio a hore 19 mandò 12 Stratioti a imboscarse per metter di mezo certi franchi arcieri, li quali venivano fuori de borgi di Novara; et le scolte de i nimici scoperse Stratioti, et con quele scolte ditti 12 Stratioti fonno a le man, et di queli ne amazono 9 et preseno 6 cavalli. Unde, per esser fatto la scaramuza in li borgi, Franzesi si messe in ordene, et veneno fuora; ma li Stratioti corseno in campo, cridando: Arme! Arme! Et subito esso Provedador con 250 Stratioti montò a cavallo, però che li altri erano andati per scorta de vittuarie per el campo. Hor ditti Stratioti 250 fonno a le man con uno squadron di cavalli 200, et assà pedoni i quali da ditti Stratioti fonno rotti et reculati fino ne li borgi de la terra, feriti assà, morti XV, et cavalli 32, et fatto presoni 4 homeni d'arme in numero di 17 Franzesi, tra li qual uno mons. Alvise di Sansonagia, fiul che fo de mons. Jacomo cavalier dil Dolfinà, homo era de condition; et questo fu menato in campo in lo alozamento de ditto Provedador. Et de Stratioti fo in questa scaramuza feriti 7, morto uno cavallo, benchè ne prendesseno tre cavalli de li nimici; et de li XV che amazono, che era tra homeni d'arme et arcieri, fo sepeliti per li nimici numero 7. Ancora notificò, come el zorno driedo se voleva ditto campo levar dove era, et andar ad alozar mia do de là de Novara, a uno loco ditto Minone, dove essendo, non porà venir al Duca de Orliens alcuna nova de Aste; et come per una spia in quel zorno inteseno, in Novara era poca vittuaria, et però li volevano assediar, aciò prendesseno partito, sì che cussì come Franzesi havea messo quello territorio de qua da Tesino fino a Vegevene tutto in fuga, a hora per la venuta di Stratioti tutto è reacquistato, et li nimici stanno assediati in Novara, che prima Ducheschi stavano in Vegevene, come per una lettera dil Duca de Milan se intese, scritta al so Ambassador era in questa terra.