Exemplum literarum Ducis Mediolani

Ludovicus Maria Sforcia Anglus, Dux Mediolani etc.

Sono molte le cause, quale ne obligano infinitamente a quella Ill.ma Signoria; intra le qual essendo non mediocre l'aiuto de li Stratioti soi, mandati in Novarese, el beneficio so omni hora si fa maiore, per la qualità dil magnifico missier Bernardo Contarini provedador al governo d'epsi Stratioti; però che la singulare soa prudentia et vigilantia non solum fa che l'impresa non poria esser più aiutata quanto è per la venuta de Stratioti, ma che quasi posti l'inimici in disperatione, non lassandoli mai ripossare. Et in questa vivacità de tenere assiduamente infestati li inimici, li ha conjuncto una mesura de modestia incredibile, ad tenere in obsequio et officio epsi Stratioti. Le qual parte essendo rare, ne strenzano, ultra l'obligo quale habiamo a la Magnificentia Sua, ringraciarne anche omni hora quella Ill.ma Signoria, et farli testimonio che dal magnifico Provedador non possiamo restar meglio aiutati. Mediolani 7 Julii 1495.

A tergo: Domino Thadeo Vicomerchato equiti consiliario et oratori apud Illustrissimum Dominium Venetiarum.

In questa notte medema, domente nostri stavano in expetatione venisse lettere de campo, zonse lettere de Zuan Francesco Pasqualigo Vicedomino nostro a Ferrara, notificava questo esser sta a le man di campi, et che 'l Duca, di Rezo, ha via scritto al sig. Sigismondo so fradello, rimasto al governo de Ferrara come el campo di la liga era stae a le man con Franzesi, et che nostri erano sta rotti, et notificò la morte de quelli conduttieri, comettendoli dovesse mostrar ditta lettera al Vicedomino. Et nota che volse dir campo di la liga, licet tutte le zente quasi era a soldo di la Signoria, eccetto el conte de Caiazo, che era per Milan, come è chiarito de sopra; unde per tutta Ferrara se dimostrava grande consolatione de questa rotta. Concludendo, Ferraresi era di cattivo animo contra Venetiani, et che in Ferrara si buttava passavolanti, si metteva ferri in cao a le lanze, fortificava li passi loro dil Ferrarese. Ancora che esso Vicedomino, da poi queste lettere la Signoria fo certificata, volendo mandar uno suo con lettere a Bologna, in strata, poco fuora de Ferrara, fo assaltado et batudo, adeo convenne ritornar in driedo. Et che Ferraresi usavano assà stranie parolaze et bestial, per el grande odio ne havea. Ergo non immerito li puti cridava, et ogniuno diceva: A Ferrara! A Ferrara! Et li puti in questa terra cantavano una canzone:

Marchexe di Ferrara, di la caxa di Maganza,

Tu perderà 'l stado, al dispetto dil Re di Franza!

Et il populo era molto volonteroso de andar a tuor Ferrara; et li artesani et bottegeri quando andavano a li X Savij a esser tansati, tutti offrivano di pagar el dopio, volendo andar a Ferrara: tamen la Signoria non volse in questo tempo far niuna dimostratione contra esso Duca, el qual era in Rezana, et havia mandato molte vittuarie in campo dil Re di Franza, et barili di polvere per le artiliarie (che, si questo non fusse stato, non harebbe potuto el Re operarle), et non considerava l'ubligatione havia a questa Signoria, per haverlo una volta messo in stato, et a so zenero Duca de Milan che vi andava il so stato a pericolo, et a la vita di l'altro Marchexe de Mantoa nostro governador etiam so zenero. Et è da judicar con questo Re havesse tramato molte trame, tutto per rehaver el Polesine de Ruigo, acquistato per nostri con justissima guerra l'anno 1482, dove per la Signoria è sommesso, et si teneva a custodia in questo tempo zerca cavalli 600 et alcuni provisionati, nè mai li volseno mover. Et so fiul Don Ferante era pur a soldo dil Re, et quasi tutta Ferrara vestiva a la franzese, cridando Franza! Franza! Et come fo divulgato, che el zorno avanti el Re venisse zo di monti a Fornovo, esso Duca de Ferrara fo in campo a parlar a Soa Majestà stravestito, et li disse come l'opinione di Venetiani era, nostri non se apizasse nè facesse fatti d'arme con Soa Majestà. Et cinque zorni avanti seguisse el fatto d'arme, nel nostro campo acadete, che alcuni Ferraresi volendo insieme combatter, uno de loro andò dal Marchese governador, pregando Soa Signoria volesse venir a veder et cussì vi andò. Et zonto dove era ordinato, trovò 4 Ferraresi haveano le balestre carge, et li comandò discargasseno; tre de loro disserò el vereton in l'aiere; el quarto non volse; unde da quelli dil Marchexe preditto li fo butà la testa via da le spalle, et poi fo preso quello venne a chiamarlo, et examinato lo fece apicar subito; et mandò uno editto: niun Ferrarese ne le soe terre più non potesse habitar, et quelli erano lì dette termine tre hore a sgombrar el so paese: quale fusse la cagion, lasso considerar a li Savij lezerano.

Ma el Duca de Ferrara, da poi inteso la verità del seguito in campo, et come nostri haveano habuto vittoria et toltoli li cariazi, et assà franzesi morti, scrisse ad Aldobrandino di Guidoni dottor da Modena so ambassador in questa terra, dovesse andar in Collegio et alegrarsi con la Signoria di la vittoria havea habuto el campo di la liga. El qual orator, andato a dì 13 Luio, non potè haver audientia. Ma inteso el Serenissimo Prencipe come l'ambassador de Ferrara havia voluto audientia, deliberò a dì 14 la matina venir in Collegio; et venuto ditto orator, volendo alegrarsi, disse quanto li era comesso; El campo di la liga. Et el Prencipe rispose: Qual campo di la liga? Dicemo esser nostro, et nui l'haver pagato, et non la liga. Poi disse come per la terra se divulgava, che 'l so Signor in queste novità non havia fatto il dover so, excusandolo molto, disendo voleva star al paragon. Al qual el Prencipe sapientissimamente rispose, et li fece lezer due lettere del Vicedomino, de li portamenti di Ferraresi contra de esso Vicedomino et de nostri, li comemorò quello l'anno passato comportò el Duca a quelhoro fece quelle poltronarie in loza del Vicedomino a Ferrara, dagandoli taia solum lire 25 de pizoli. Conclusive li disse: questi non erano boni muodi, nè cosse dovesse esser accepte a niuno de questa terra, et che 'l non havea cagione. Et cussì dette licentia a esso orator.

Come el Re de Franza col so exercito se partì con gran fuga di le giare dil Taro.