Compita la battaia Franzesi si redusse a lo ascender di la collina che va verso la via romea, et lì stete, sì come ho ditto; et la mattina seguente a dì 7 ascese, et de lì se allontanono in uno loco atto et comodo a do mia, ficando trabache et paviglioni a l'incontro di la banda di l'esercito nostro, facendo strepiti et movimenti di battaia, traendo qualche botta di artilaria, dove el nostro campo tutto sempre stette in arme, aspettando di assaltare o vero di esser assaltato. Et cussì stando, a hore 16, vene uno trombeta dil Re da li Provedadori a dimandar tregua per 4 hore et parlamento, però che la Majestà dil Re voleva mandar quattro de soi a parlar al Capetanio et Provedadori, zoè mons. cardinal de Samallo, el mareschalco de Giae, mons. de Pienes et mons. d'Arzenton; et cussì li fo concesso, per veder quello richiedevano, i quali si poteva reputar rotti et in fuga. Et cussì a tal parlamento andò el Governador marchexe, li Provedadori et conte di Caiazzo con alcuni altri nostri condutieri, sora una certa aqua pur dil Taro. Da l'altro canto di la ripa dil Taro preditto venne mons. di Arzenton con alcuni altri Franzesi, ma non quelli tre doveano vegnir. Et dapoi le salutatione, fo da esso mons. di Arzenton collaudato molto li nostri Italiani usque ad summum, dicendo che haveano sostenuto la pugna et combattuto con li primi baroni et cavalieri dil mondo, quali sempre erano stati vittoriosi in battaie orribile et grandissime guerre. Da poi dete parole sub spe concordii sive autem che erano aparechiati a la battaia, et che quelli altri baroni et mons. cardinal, che la Majestà dil Re li havia deputati a venir con lui, non se fidando, et non conoscendo, come fo io, Venetiani, et però voriano uno salvo conduto in scrittura, et io, per essere stato a Venetia e saper vostra parola è carta fatta, son venuto. Adonca V. S. farà el salvo conduto; et domatina piacendovi de redurvi in questo loco, noi tutti veniremo a parlarvi, et son certo concluderemo cosse per beneficio de tuti nui. Et cussì fo concertato l'ordine; et fo mandà uno trombeta dil sig. Marchexe con esso mons. di Arzenton, aciò potesse la mattina ritornar da nostri a notificar la loro venuta. El qual trombeta non ritorno più, et non se intese quello di lui fusse fatto. Hor, interloquendum Arzenton molto si dolse de li morti in battaia, li quali ancora erano su la campagna meschiati li corpi con li cavalli, et fu spanto grandissimo sangue licet per pre' Zaneto di Santo Apostolo et per pre' Piero Magatello, capelani di Provedadori nostri, et per altri capelani et preti di campo ditti corpi nostri tutti trovati nudi, perchè erano stati spoliati, altri fonno sepulti con gran lacrime lì a Gierola in la chiesia, altri nel cimiterio; et li homeni de qualche conto fonno messi in casse et mandati in loro terre a sepelir: come fo el sig. Redolfo. Guido de Gonzaga et Zuan Maria, favorito dil Marchexe, fonno in casse mandati a sepelir a Mantoa; il conte Ranuzo in Brexana, dove era li soi lozamenti; Ruberto di Strozi et Alesandro Beraldo, cussì come in vita erano compagni carissimi, cussì fonno trovati li corpi uno a presso l'altro, et fonno sepeliti in chiesia a Gierola insieme, benchè poi fusseno in casse mandati a Padoa, et il Strozi fo sepolto a Santa Maria di Betelem, dove era la madre. Questo era il forauscito di Fiorenza etc. Et altri valenthomeni et de qualche conditione fonno messi in depositi, poi portati a sepelir. Et fo numerati li corpi de Franzesi, fonno trovati più de 2000; et era, come ho scritto, una terribilità a veder dove fo fatto la battaia, per tanti corpi, mescolate le budelle de cavalli con quelle deli homeni; qua era una testa et là un brazo; uno homo sbudelato et uno cavalo morto; adeo dirò cussì, fo crudelissima battaia, come da 200 anni in quà in Italia,.... quasi dicat, combattevano per el ben de Italia, come era con effetto: Hor, ditto Arzenton dimandava a li Provedadori (se) havea fatto niun preson. Risposeno non sapeva ancora; solum el bastardo de Borbon. Et lui disse: Manca mons. tal etc., nominando assà gran maestri, dicendo saranno sta morti: Et cussì fece uno trombeta dil Re, che venne poi, partito Arzenton, in campo con una poliza, dimandando se sapevano nulla, dagandoli li segnali. Et come intese non era fatto preson alcuno, venne palido nel volto, dimostrando, per quello diceva, mancava assà baroni franzesi; come etiam per le arme et altri trovati, chiaro si puol concluder et suspettar siano stati de degni homeni et valentissimi, perchè tutti de tal sorte si operò, come fece de nostri, che li vili et pusilanimi ateseno a robar, et strenui combattevano.
Ma Franzesi, consultato tra loro quello dovesseno far, vedendo esser in manifesto pericolo de esser compitamente rotti et fugati, et forsi niuno sarebbe tornato in Franza a portar la nova di la grande sconfita; et passato el zorno, zoè el marti, a dì 8 de notte venendo el mercore, artificiosamente mostrò de distender trabache et paviglioni in longo, et feceno fochi grandissimi, ne li qual brusono li corpi morti de soi nobili. Ancora, come li villani riferiteno, brusò assà numero de soi feriti; et stavano male, et non l'era speranza per non poter menarseli driedo, et lassarli non voleva, aciò per nostri non fusse inteso la gran rotta haveano habuto: et questo fo gran cossa, brusarli vivi et de soi medemi! Et etiam brusono paviglioni, et trabache; forzieri et barde dorate tagliono in pezi, per non portar tanto peso drio et volseno rimaner a la liziera: tamen non lassò le artilarie, menate su carete tirate da cavalli 14 in 16 l'una, aciò fusse securtà loro nel camino. Et in quella notte el Re con più de 500 zentilhomeni Franzesi fece cantar una solenne messa, e tutti se comunicò, zurando de mantener la fede, et, a modo disperati, con grandissima foga, a hore zerca 4 de notte, mentre li fochi grandi ardevano, si levò el Re con el so campo dove era, senza son de tromba nè tamburo come se suol far quando lieva uno exercito, ma a scavezacollo con gran pressa, riservato alcune tende verso el campo nostro, a ciò non se acorgesse de questa soa levata; et montono su la via romea andando verso el borgo san Donin; et lì disnato a le 20 hore; poi zonse ad alozar a Firenzuola. Et nostri in questo mezo credendo la mattina esser a parlamento, secondo l'ordine, vedendo li gran fuogi fatti per inimici, do hore avanti zorno mandono le spie fuora, ad explorar quello facevano i nimici. Et tornati al far dil dì riferiteno Franzesi erano fuziti, et che poteva no esser mia 8 lontano; et fo grandissima cossa, che tanta superbia quanta è quella de Franzesi fugisse la notte et al modo fugiteno; et ne l'andar non fevano dispiacer a niuno, et de qui fino in Aste era mia 80, qual li feceno in zorni... come dirò de sotto. Et per la strada fo trovato qualche Franzese morto, fo judicato esser de li feriti che, per non esser brusati, volseno seguitar el campo. Ma inteso questo per el Marchexe de Mantoa, Provedadori et Condutieri fatto consejo quid fiendum, et tutto el campo se messe in arme et a cavallo, volendoli proseguire le pedate dei inimici; et per el crescer dil Taro fo impedito, sì che fo forza et necessità a ritardar quel zorno. Et el conte de Caiazo con li balestrieri a cavallo li andò drieto per dar nele coaze; et scrisse a Milan al Duca, dovesse mandar zente a obstarli non passasse in Tortonese. Et esso Conte da poi disnar a dì 8, mandò dir a li nostri Provedadori li dovesseno mandar li Stratioti, perchè intendeva l'artilaria era rimasta da drio con poche zente et mal conditionate, et che sperava de zonzerli in le coaze... Unde li Provedadori subito mandò corando a dir a Piero Duodo, Provedador de Stratioti, era alozato un poco discosto dil campo, et li comesse montasse a cavallo con tutti li 700 Stratioti havea, et andasse a trovar el conte de Caiazo perseguitava Franzesi. Et rispose anderia statim; tamen, non fu a hora. Et consultato, come ho ditto, el Governador et Provedador, deliberono de andar con tutto lo exercito driedo; ma per quel zorno non poteno, come ho ditto. Et spazò lettere volando per tutto a Milano al Duca, dovesse far provisione de mandar zente a l'incontro, a ciò Franzesi havesseno contrasto, tanto che nostri zonzesse; et per tutto el conte de Caiazo in Piasentina, mandò a notificar a li contadini, el Re era rotto, et che fuziva, et che li obstassero facendo danni; tamen el campo Franzese fo più presto nel cavalcar, cha questi in far provision. Et quella matina el marchexe de Mantoa zurò de far la vendetta de li valenthomeni li erano stati morti, maxime dil so Zuan Maria so barba, sig. Rodolfo et altri. Et a dì 9 la matina, el campo nostro se levò di Gierola, et andò per quella via seguitando li nimici, li quali erano assà lontani, ma speravano si dovesse astallar in qualche luogo, et etiam haver contrasto de Milan, che nulla hebbe, o vero di le zente paesane; ita che non si presto zonzesseno in loco sicuro, come fo. Et tuttavia el conte de Caiazo li seguitava, et villani dava in le coaze et becava qualche cariazo et qualche cavallo; et loro dubitando non disordinasse, non fece difesa alcuna; ma andavano al so camino, avendo però gran custodia a le artilarie, in le qual havevano grande speranza. Li feriti veramente nostri, zoè el conte Bernardin Fortebrazo fo mandato in Parma, et ivi medegato; et cussì li altri; li presoni a Mantoa, et li butini molti fonno mandati a Brexa in custodia et in Parma. Ma Stratioti, che haveano fatto un bel et rico butino, et come per lettere de Domenego Benedetto podestà et capetanio de Crema se intese ivi esser zonto 100 Stratioti, con 80 some de butini fatti, et che ivi ditti Stratioti stavano a custodirli, i quali doveano atender a seguitar nimici; sì che, concludendo, in questa battaia Stratioti non si portò bene. La causa fo, ateseno a robar. Et anche scriverò questo: che qualche cariazo fanti haveva vadagnato, che Stratioti sopravenendo li amazono, et tolse li cariazi, sì che di loro assà di nostri fanti fo morti, et Stratioti comenzò a perder la fama apud Venetos, et laudando sommamente la zente d'arme. Et questo seguito dil fuzer dil Re zonse la nova in questa terra a dì 10 Luio de matina, zoè lettere di 8 di sera de Provedadori a hore 24; et cussì poi altre lettere venne de quello succedeva. Et chiamato el Consejo dei Pregadi, vedendo questo successo, molti sospettava la Majestà dil Re in la battaia non fusse sta amazato; et ne era assà ragione da creder sì per le arme trovate, che dimostra esser quelle dil Re, quam per la fuga et comunicarse et brusar li soi feriti, perchè el bastardo de Borbon diceva el Re era armato in quel squadron, et che el Marchexe li era vicino. Ancora, per lettere di Bologna zonte in questo zorno, che notificava di la consolation habuta el magnifico Johanne Bentivoj et Bolognesi, et le feste et soni de campane con fuogi haveano fatto, et scrisse la vittoria et assà più numero de morti de quello se judicava fusse de Franzesi, et che per quelli venuti de campo regio dicevano che in quella notte che Franzesi fusiteno, se diceva per el campo el Re era morto, et che non se trovava. Et etiam uno di quelli de Zuan Jacomo de Traulzi, venuto in questa terra, andò in Collegio del Principe, et disse come in campo de Franzesi si mormorava di la persona dil Re, che non fosse sta morto in la battaia. Et è da saper che fo messo in Rialto molte scomesse a dì ij ditto, zoè Hironymo Tiepolo da Londra.... per conto che el Re fin quel zorno era sta amazato et non era vivo; et 4 patricii tocò ducati 120 a darli ducati 400; et cussì se stava su queste pratiche: tamen el Re era vivo. Ancora in questi zorni fo messo scomessa et fatto aseguration, che le galie de Fiandra, nominate per avanti, non erano rotte; et fo dato ducati 50 per 100; et come esso Hironymo Tiepolo diceva, la nova doveva zonzer a dì 12 ditto ad ogni modo; tamen non vene alcuna nova et più de galie se intese. Hor nel Consejo de Pregadi, a dì 10 ditto fo decreto, per ringratiar Dio de tanta vittoria, quanta havia donato a le zente nostre, de far la Domenega proxima, a dì 13 e questo, una solenne procession a torno la piaza de San Marco, portando le reliquie de questa terra a torno, con tutta la chieresia, frati, scuole, etc. per render infinite gratie al nostro Signor Iddio; et cussì etiam scrisse per tutte le nostre terre da mar et luogi dovesseno far. Et de questa parte fo messa, have tutte le balote num. 206, niuna de no et niuna non sincera, et come dirò de sotto. Adoncha la fo fatta, fo ordinato messe per tutte le chiesie de conto Ducal, et una procession de obsequio per le aneme de quelli erano sta morti in battaia, et precipue dil Ser Redolfo et Ser Ranuzo, la cui morte molto dolse. Et intendendo come si haveano portà Stratioti, mandò la Signoria per el Consejo di X a suspender el butino, et scrisseno a Crema dovesse tenir li cariazi et mandar li Stratioti in campo, perchè poi parterebeno el tutto; et che la †, il calice, patena et altri adornamenti di la capella dil Re, presi per Stratioti, dovesseno mandar in questa terra, li volevano tenir per memoria, volendo a tutti satisfar quello valevano. Et Piero Duodo dovesse far inquisitione chi havea l'elmo et la spada dil Re, che la Signoria voleva ditte cosse. El qual elmeto poi fo portato in questa terra a dì 22 ditto; era coverto da le bande di cape d'oro con smalti suso, de sopra coperto di schiame d'oro et de smalti, et una corona d'oro firmata sopra con alcune zoie, Etiam la spada era bellissima. Et oltra de questo, alcuni zorni da poi, per lettere di Andrea Zancani podestà et capetanio de Ravena, se intese come era zonto certi fanti a Ravena, erano partiti di campo et quelli portono li sigilli fo dil Re et altro, come scriverò de sotto al loco suo, et al tempo fonno portati a Venetia. Ma lasciamo queste cosse de campo, et de altro scriviamo.
Essendo in questa terra venuto lo episcopo di Brexanon, orator dil Re de Romani, a dimandar a la Signoria ducati 100 milia, per venir in Italia, a imprestido, excusando el suo Re non havia potuto venir fino hora per caxon di la dieta, et volendo risposta, fo consultado in questo zorno. Venuto a l'audientia, li fo risposto per el Principe, come erano certi dil bon voler havia Soa Majestà, et che al presente, Gratia Dei, più non bisognava, et che 'l poteva considerar la grandissima spesa a hora si havea, sì di l'exercito de persone 25 milia tutte pagate dil nostro, et di l'armata in mar; concludendo non li potevano servir de denari; et che erano certi che gran consolation prenderia Soa Majestà, inteso havia la vittoria et fuga dil Re de Franza. La qual nuova per nostri fo expedito uno corrier con lettere a Soa Majestà a Vormes, et etiam in Spagna, a Roma et in altri luogi, offerendoli el Stado nostro. Et ditto ambassador habuto tal risposta, scrisse al Re; et poi che stete zerca un mexe da poi in questa terra, in Elemagna ritornò. Et è da saper che Thodeschi non fonno molto contenti di questa vittoria; et quelli di fontego el dimostravano, perchè harebbeno voluto el re Maximiano de Romani fusse stato quello havesse habuto questa fama, come havia el Marchexe de Mantoa; ma chi fusse stato ad aspettar li soi aiuti, sarebbero stati tardi. Etiam fiorentini, licet dal Re havesseno habuto pessima compagnia, pur, per la natura loro, non dimostravano quelli mercadanti erano in questa terra, molta allegreza.
Da Roma era lettere che 'l Papa rotto havesse al Re de Spagna guerra, et Maximiliano a Franza, lui faria le censure, et pregava nostri perseverasse a la destrution de Franzesi. Tamen non havea ancora inteso la vittoria, come da poi Soa Santità l'intese primo per via de...........
In questo zorno di X Luio, per uno navilio venuto de Bari, se intese, come l'armada di la Signoria nostra, ha acquistato Monopoli per forza, terra in la Puia, olim di re Ferandino la qual si teneva per el Re de Franza, et che era sta amazato da una bombarda Piero Bembo Soracomito. Et poi a dì 12 ditto vene uno gripo con lettere di 5 Luio dil capetanio zeneral, notificava el successo de quello in Puia havia operato, riportandose a le lettere di 3 scritte, le quale non erano ancor zonte per el contrario navegar. Tamen poi le zonse, zorni 4 da poi le prime. Et è da saper che el gripo, con la licentia dil romper, partì de qui a dì 18 Zugno et zonse a Brandigo a dì 26 ditto, ergo in 8 zorni vi andò et el patron moveva battaia..... dil ditto grippo. Et zonte a mezo zorno ditte lettere di la Signoria al zeneral, et fo ordinate le scale da scalar mure et altri instrumenti bellici, et per esser provenza freschissima non si potè muover per quelli do zorni l'armata de Brandizo. Ma a dì 28 Zugno la sera se partì ditta armata, galie 20, la barza capetanio Thoma Duodo, et le do nave nominate de sopra: patroni Zanetto da Muran et Anteo Amai. Et a dì 29 passato mezo zorno zonseno a Monopoli, restò però da drio galie 4, le quale haveano a remurchiar le nave. Zonta ivi la ditta armada, el capetanio Antonio Grimani mandò el copano in terra a chieder che li cittadini deputati li venisseno a parlar, perchè havea da comunicar certe cosse con quelli. Fatto la imbassada, li (cittadini) a li liti stavano armati con balestre carge, et cridavano Franza! Franza! Et uno domino Prudentio, era ivi capetanio per el Re de Franza non volse niuno vi venisse, ma mandò uno so araldo. Al qual el capetanio li disse como la Majestà dil so Re aveva rotto guerra a li collegati di la Ill.ma Signoria, zoè al Pontefice et Duca de Milan, et però Soa Serenissima Signoria li havia commesso dovesse romper guerra ai so Re, sì che: Partiteve de questa terra, altramente ve trattarò come inimici. El qual rispose: la Majestà dil so re è amico di la Vostra Signoria, et che erano deliberati di morir per quello. Et ritornò col copano a la terra, dove tutta la terra comenzò a cridar: Franza! Franza! Et messe le bandiere franzese sopra la torre dil porto, e si messeno in arme. Et el capetanio nostro, visto che trazevano alcuni colpi de bombarda, se tirò nel porto nominato el Paltan. Et in questo interim venne sera, et zonse la barza, e sorse da largo et el resto di le galie. Et el capetanio fece congregar Hironymo Contarini provedador di l'armada, Thoma Duodo capetanio di le nave, et li sopracomiti in la soa galia, et consultò quello havesseno a far. Et ciascuno ditto la sua opinion, rimaseno in questo: si tentasse la via de demostrar de darli el guasto, con brusar li olivari et uno campo di formento era lì proximo, per veder se si voltavano. Et messeno in terra Stratioti et certi homeni per galia, et corseno fino su le porte, et lì fece uno poco de scaramuza. Fo etiam fatto questo, per veder che zente se ritrovava dentro, et brusò el formento et qualche pochi de olivari, ma questo 0 valse. Et la matina seguente, a dì 29 Zugno, fo concluso darli la battaia. Et è da saper che in quella notte el sig. Alexandro da Santo Stefano spazò uno messo lì in Napoli, exhortando quel populo non volesse aspettar la battaia di l'armata di la Signoria; a cui li fo risposto, era rebello; che volevano morir per mantenir Franza. Li mandò etiam uno la mattina preditta, et volseno etiam amazar il messo. Tandem, con el nome de Dio, a hore 5 de zorno fo principiato la battaia. Preparate in primis le galie imbarbotate numero 16, et garidate da prova in sino a l'arbore, et messi tutti in arme, dato da far colation a la zurma, fo fatto dir un laudo (cussì da marineri chiamato) per el qual pregavano Dio ne desse vittoria. L'armiragio Antonio di Stefani fo quello el disse, stando in pie' armato a cao, el zeneral armato a meza galia et Marco Buza suo canzelier insieme. Et fece el capetanio far uno comandamento, sotto pena di la forca niun non se partisse di le sue poste, et el capetanio volse esser el primo che investisse con la sua galia con la prova in terra. Et la terra faceva grandissima difesa de bombarde et archibusi, et nostri li rispondeva con bombarde et passavolanti. Et el capetanio divise la battaia da mar in quattro parte, zoè esso capetanio con Francesco Valier, Nicolò Corner, el Gresolo zaratin et Piero Damian, Sebenzan vechio et andono a investir per mezo la terra verso Brandizo da la banda dil porto. In el porto proprio fo deputato el provedador Marin Signolo, Francesco Zen, Francesco Polani da la Canea, Francesco Bertolazo zaratin, et Gregorio Cinalello zaratin, sopracomiti con loro galie. Da la banda de levante, verso Brandizo, Piero Bembo, Piero Loredan, Spalatin, Sebezan novo et Lisignano, sopracomiti. Dal canton dil porto, verso el Pantano, fo deputate le tre galie corfiote et l'ystriana. Etiam ordinò un altra azion da la banda de terra, con li stratioti et homeni zerca 60, con scale, et una bombarda che trazeva da la chiesia de San Francesco a le defese, azò manco forte i fosseno da la parte de mar. Et quando la galia dil capetanio prima se apresentò a le mure, el capetanio preditto se tirò verso l'arboro, et quelli di la terra salutava de bombarde et freze; et perchè la galia non se poteva con la prova acostar in terra, messeno el ponte per andar in terra, non aspettando più la barza nè altre nave, le qual non potevano venir avanti, se non quella de Zanetto da Muran. Et dubitando non venisse soccorso, ordinò dismontasse la zurma, et li galioti saltono in acqua, non però senza uccision de uno, et tre feriti da li sassi; et cussì andono in terra. Et nostri con passavolanti tirava a le difese, et cussì balestrieri et arzieri nostri acostate le galie a le mura, cessò le bombarde et si comenzò a stringer la battaia con sassi terribili, adeo non se tentavano nostri de metter scale a le mura, per la gran defension faceva. Et il capetanio osò queste parole: Ah! figlioli, io che son capo vostro, voglio esser el primo che metta questa scala in terra a le mure! su figlioli de San Marco! Et dette la terra a sacco, promettendo al primo montava sopra li muri ducati 100, al secondo 50, al terzo 25. Et con questa vigoria da tutte quattro le bande fo combattuto virilmente, et fo messo la scala a le mura. Et subito uno balestrier dil capetanio, chiamato Todarin, saltò sopra le mura, et molti altri volseno andar drio, et la scala si rompè, et sempre questo stete fermo difendendose al meglio poteva. Con aiuto d'altri balestrieri di le galie conzata la scala, secondo fo Marcheto Capelo, et andò sopra una caxa. Il terzo Mathio Rizzo, et el quarto Zorzi Volzimonte. Et il capetanio have in man una maneruola todesca, stava a pope; confortando tutti; et tra li passavolanti, bombarde, soni de trombe, et cridi, l'aere era intronato, et uno non se intendeva l'altro. Et questa battaia dal canto dil capetanio durò una hora, et da altre parte durò una et meza. In la qual battaia fo amazato Piero Bembo soracomito, homo de farne gran conto, da una spingarda la qual li passò da banda in banda, arente la tetina zanca; et a uno li era vicino toccò nel petto, et subito questi moriteno. Ancora do Soracomiti, zoè di corfioti nominati di sopra, fonno feriti, et morite uno. Et conclusive tutti li altri Soracomiti si portono vigorosamente, maxime Francesco Valier, era a lai (lato) dil capetanio et saltò in acqua con la imbrazadura a far condur le scale a le mure; et etiam Nicolò Corner meritò gran laude. Fo morti in questa battaia....., feriti 15; morti in la terra 90, et feriti 150; fo crudelissima battaia. Hor, intrati nostri in la terra, non cessono de combatter et usar assà crudeltà, et una parte et l'altra si slanzavano. Partesani fo taiati a pezzi, tutti nostri scontravano, zoè zerca 150; et in le caxe fo trovati assà morti et feriti, femene et puti: uno di anni cinque fo ferito de uno mandreto in la fronte; un altro de anni 7 era cazato sotto alcune doge de boter a la piaza, et si teneva con una man stropati li ochi, et andato ivi Francesco Brognolo cogitor dil capetanio, vedendolo tutto sanguinoso, zercò si l'era morto, et lui sentendose tocar disse: ah fratello, non mi amazar, ma dame un poco de aqua: costui havia tutto el brazo sinistro mozo, fin quasi al cubito. Alcuni monasterii fonno aperti per forza; tolti li calici, piviali et zò che trovarono; molte donne corseno a la chiesia, et, se le haveano cossa alcuna, fonno spogliate. Inteso questo el capetanio, do hore da poi preso, mandò el suo armiraio et il miedego in la terra, a veder le donne non fusseno violate. Li corpi erano de li morti per le strade con el sangue, nudi over in camisa, el numero zerca 90, feriti 150. Le donne le prime di la terra, spogliate, con straze intorno, con li capelli zo per spale sparsi, et erano redute nel vescoado con molti puti. Et fo fatto comandamento che, se niuno faceva più tal crudeltà, ne movesse alcuna cossa, li fosse taiato la testa. Era per le strade cridori, galioti con barili et altre robe, lavacro de oglio et sangue. Et la sera poi esso capetanio zeneral dismontò, et andò in la terra, per asegurar le persone; et con una ronca in man cazava li galioti in galia. Et intrato prima in chiesia, comenzò uno crido: Marco! Marco! con pianti et batter de man, che fece lacrimar el capetanio et altri; et licentiò le donne andasse a caxa securamente. Et per non esser pan in la terra, el populo cridava: fame! fame! esso capetanio fece dispensar assà miara de biscotto, et el zorno seguente stera 200 formento, era de quel Prudentio franzese capetanio per el Re de Franza, el qual fo fatto presone, et se voleva rescattar per ducati 4000. Ancora el capetanio fe' comandamento, che, in pena di la forca, tutte le cosse ecclesiastice fusseno rendute; et cussì fo fatto; et etiam quelli haveano donne le dovesse restituir, et li cavalli da masenar le olive et li boi et utilità dil populo. Et ancora poi fece vender la roba qui in la terra a loro medemi, et el terzo manco de quello la valeva; però che fo fatto grandissimi butini, per valor a presso de ducati 20000 de ogli et altro; sì che li galioti si feceno richi. El qual butino fo venduto a quelli cittadini per ducati 1300, et che valeva ducati 4000; et etiam el capetanio donò vin al populo per farselo quello benivolo; et fece exempti per anni X; i quali tutti si rallegrarono, come dirò de sotto. In la scaramuza et la battaia è da saper fo morto Alvise Tinto veneto, era lì mercadante, e toltoli da galiotti ducati 130. Or li puti veniva con vino et acqua fresca porgendo a nostri, cridando: Marco! Marco! Et al primo dil mexe la matina da poi, honorato le exequie di Piero Bembo sopracomito, che fo messo in deposito al Domo, di lo qual tutta l'armata si dolse di la sua morte; poi el capetanio zeneral andò sotto la loza di la terra, et congregati tutti li cittadini, aldito prima messa dil Spirito Santo, et il populo cridando: Marco! Marco! fo levato el stendardo de S. Marco, et spegazato l'arme dil Re de Franza, et a hora li fece exempti di ogni angaria per anni X, salvo dovesseno dar una piadena de frutti etc. Questa terra de Monopoli è bellissima, tutta murada dentro et fora a quadri de pietra tufo; non ha castello; giardini bellissimi et aque vive; abondante de ogli più de terra di la Puia, et di le doane egli si traze ducati 20 milia a l'anno. Li cittadini molti erano anzuini, et si scusavano non si habia voluto render, perchè dubitava non ritornasse sotto caxa di Aragona: la qual cossa non vosene redir parola; et però feceno tanta difension, oltra le bombarde et sassi, pignate de calcina, ogio bogente, pezzi de travi etc. Et la bandiera dil Re de Franza el capetanio la tolse per tenir a eterna memoria, et fece governador de ditta città Thomà Duodo capetanio di le nave, fino la Signoria vi mandasse altro provedador.
Et a dì 2 Luio quei de Pulignan, mia 8 de lì, mandò soi messi al capetanio a renderse a San Marco, et fonno benigne accettati. Et la sera venne el suo episcopo con presenti de polli et persuti, dimandando aiuto da nostri, perchè quelli de Conversano, dove erano reduti Franzesi in uno, li molestavano. Et per suo conforto li fo mandati alcuni Stratioti, et Nicolò Corner soracomito per loro governador. Et è da saper che in armada eran 45 Stratioti, et el zumo di la battaia zonse Zorzi Malacassa con altri 45 da Traù, et a dì 4 ne zonse altri 45 da Sibenico, li quali tutti numero 135 fonno mandati a Pulignano, et a dì 4 ditto fonno a le man con quei de Conversano, erano 150 cavalli lezieri franzesi et 200 pedoni, et di le persone 3000 ivi redute paesane, et feceno una scaramuza per meza hora. Fo morti de li nemici numero 17, computà el conte de Gavina; et de li nostri, morti 3 et feriti 5. Et si separavano Stratioti havendo questo, e ritornò in la terra, mandando al capetanio a dimandar più zente, perchè loro non erano bastante al gran numero de li nemici. Unde el capetanio li mandò tre galie; le qual zonte, feceno grande alegreza, et levono do stendardi de San Marco con gran solennità; etiam mandò Alvise di Albori, homo valentissimo, con X compagni nel castello, et il zorno driedo mandò altre XV page in ditto castello, con cui XXV; et per uno al mexe li dette una paga et meza. Ancora Mola si levò San Marco, ma la roca no. Ma a dì 5 ditto, Franzesi la reacquistò per forza, però che nostri non li havea mandà alcun pressidio; pur poi fo recuperata. Et a dì 3, quelli Franzesi di Conversano scrisseno una lettera a quelli di Monopoli, confortandoli volesseno ritornar sotto el Re suo, dicendo haver cinque squadre di homeni d'arme et molte fantarie, et si manezava de far a loro come fo fatto a Gaetani. Zonse a dì 3 Bocari da Sibinico con cavalli 50 de Stratioti, et el capetanio mandò tre galie a Brandizo, a tuor li Stratioti ivi erano; et scrisse a la Signoria come voleva lassar 4 galie a Monopoli per custodia, et lui se voleva partir con el resto di l'armada, et andar a Manfredonia et Molfeta et altre terre si tenivano ancora per el Re de Franza; et che havia fatto discargar li orzi erano su la nave de Anteo Amai, per rispetto di cavalli di Stratioti, che de lì non se ne trovava; et come lì a Monopoli si potrà far un molo più bello di quello de Modon, et pregava la Signoria li dovesse mandar quello era bisogno in augumento sì di l'armada, quam di zente, a ciò potesse acquistar et danizar quelle terre in la Puia, si teniva per el Re de Franza. Fo dato a esso capetanio a Monopoli una armadura fo di re Ferando, la qual era in le man di quel Prudentio franzese, el qual solo fo causa di la ruina di quelli poveri cittadini.
Ancora per lettere da Corfù, drizate a esso capetanio, et di Constantinopoli, se intese Camallì corsaro havea preso a li Dardanelli una caravella de Candia con 150 botte de vin, et havea amazato homeni 18, et el sig. Turco havea comesso el sanzaco de Garipoli lo seguitasse con tutte le fuste poteva, per prender ditto corsaro, et cussì esso sanzaco lo seguitava. Di l'armata turchesca nulla seguiva; pur andava fenzando de lavorar ditta armata, et ogni giorno provava bombarde. Le lettere era di X, et 13 di Constantinopoli; et questo basta quanto a le cosse de mar.
Da Milan venne lettere al suo ambassador, dovesse andar in Collegio et pregar la Signoria seguitasse l'impresa, laudando la virtù dil nostro exercito, et che era ubligatissimo a questa Signoria, promettendo mai ni lui ni soi discendenti partirsi da li precepti di quella. Et anche per lettere di X Luio, di Hieronymo Lion kav. orator nostro, se intese esso Duca haverli usato gran parole in laude di la Signoria; el qual era amalato, nè usciva di camera, et che havea mandato el sig. Fracasso con 100 cavalli lezieri et pedoni alemani 200, a la volta di Tortona, per veder de devedar el passo al Re, et Franzesi non passasseno, benchè pareva cossa difficile a essa Duca; et ita fuit, come dirò di sotto, imo fece careze a esso Re. El qual sig. Fracasso volse con lui 50 Stratioti, i quali non volseno andar, per non dividerse da la compagnia; ma ben volevano andar tutti. Et cussì Bernardo Contarini dimandò al capetanio sig. Galeazo di San Severino, el qual mai volse se partisseno de lì, et cussì restono in campo a Novara, pur ancora in la villa di Perna, ni erano mossi, come voleva, esso campo per caxon di le pioze, che havea ingrossato li passi. Item che quelli Franzesi de Novara steva dentro, et che haveano habuto per spie el Duca de Orliens haversi molto doluto di la rotta dil Re, et stava assà sospeso, et si voleva partir et ritornar in Aste, ma li soi non lo lassaveno; unde nostri stavano vigilanti, a ciò non scampasse via. Et per lettere de Bernardo Contarini a la Signoria, di 9 ditto, se intese, come, havendo preso mons. Alvise di Sansonagio, come ho ditto, et lo teniva con lui nel suo alozamento, lo volse examinar, fatoli gran demostration che, si non diceva la verità, Stratioti li voleva taiar la testa; et havia fatto venir Stratioti dentro a dimandarli, per modo che 'l tremava, et si butò con li zenochi in terra. Or, interogato di più cosse, rispose. Et prima dil governo dil Duca d'Orliens, che 'l stava con grandissima reputatione; qualche volta sta serato tre zorni in caxa, che non si lassa veder, ma l'ordinario si è de dar audientia do volte a la settimana, et ha per suoi conseieri l'infrascripti, videlicet: mons. de Roan vescovo di Ambues, mons. Zuan de Loan governador de Orliens e governador di la terra de Novara, mons. di Corde (el nome non lo sapeva dir), mons. de Magli zamberlan: et questi sono quelli che hanno el Governo de ogni cossa. Dimandato che opinion è dil Duca di lassar Novara, come l'ha fatto li altri luogi, rispose che chi havesse vardato a la fuga dil Duca, el secondo zorno saria andato con Dio; ma li soi conseieri l'ha fatto soprastar, e chiamato el so consejo, nel qual entra questi cinque capetanij de zente d'arme (a nostro modo sariano condutieri), mons. de Sara, capetanio di le zente d'arme dil Dolfinà, mons. di Giudallum luogotenente del marascalco de Giae, mons. Menori capetanio di le zente d'ordenanza, mons. Jalatiel capetanio di le zente d'arme d'ordenanza (zoè ordenanza vol dir le zente di la corte), el luogotenente di le zente d'arme di Joam Perom, el nome nol sa; i quali, congregati insieme, fo deliberato di non si levar per honor et beneficio dil suo Roy, et assignata la raxon che li bastava a loro per el suo dimorar a Novara, tenir tanto exercito a sua posta, et non habbi caxon de adunarse insieme con el campo de Parmesana contra el suo Roy. Dimandato zerca a vittuarie, rispose a trovarsi dentro de Novara vittuarie per uno mexe, et non più. Dimandato s'è alcuna parcialità tra loro, per esser zente de varii paesi, rispose che tra le zente d'arme de Franza e quelle dil Dolfinà sono molte discordie, perchè li Franzesi tieneno per zente vil quelli dil Dolfinà; et se quelli dil Dolfinà havesseno el poter, cussì come non hanno, za li haveriano taiati a pezi; ma stanno bassi per non haver possanza. Dimandato la qualità di le zente d'arme, disse a trovarse in Novara lanze 500 a cavalli 4 et 3 per lanza, ma la mazor parte 4; et che cadauno homo d'arme ha do arzieri a cavallo, et che son 1000 altri arzieri dil Re; che son arzieri 2000, et 5000 alemani a piedi, la mazor parte balestrieri. Dimandato l'ordene dil suo pagamento, disse che homeni d'arme, e tutto il resto, se pagano da tre mexi in tre mexi, li homeni d'arme a raxon de scudi X al mexe, et li arzieri scudi 6, et li pedoni scudi 3. Dimandato quanto indriedo haverle pagade, rispose che a dì 20 dil presente vorano page per 3 mexi. Dimandato se i aspettano soccorso de Franza, o ver di Aste, rispose che l'è vero che 'l Duca ha scritto in Aste per soccorso di 200 homeni d'arme, et per danari per la paga di tre mexi; ma non sa certo si 'l soccorso venirà etc. Item che havia fatto experientia con uno altro preson arzier, e fatoge dar molte torture; la examination dil qual non è stata diferente a la prima, salvo nel soccorso, el qual afferma che per tutto el paese de Franza, el qual eran hozi 29 zorni che mancava di Guascogna, è venuto insieme con 100 arzieri a cavallo, come è sta fatto una cria per tutta Franza, che tutti li baroni, cavalieri et zentilhomeni subditi al Roy, monteno a cavallo et vegnino a soccorso dil Re. Et per le terre dove l'ha passato per venir in Aste, havia visto far mostre di zente, le qual se mettevano in ordene. Et ancora advisò come in quel campo duchesco, capetanio el sig. Galeazo, questi erano li consultori: el sig. Fracasso, el sig. Antonio Maria, el sig. Nicolò da Corezo, et el conte Hugo di San Severino; et anche lui entrava, ma non fevano niuna cossa senza el consejo dil Duca, et che haveano ardentissimo animo de apizarse con li nemici, licet quelle zente siano mal pagate; et che erano di tre generation, Italiani, Elemani, Albanesi o ver Greci; tamen tutti erano di uno voler contra Franzesi. Item rechiedeva danari per la paga di Stratioti, li quali a dì 26 Zugno l'haveano livrata, licet havesse hauto 6 page. Et è da saper, che a dì 26 Marzo comenzò la prestanza, et però pregò la Signoria li fusse mandati danari.
A Venetia, a dì 12 Luio di Domenega fo fatto in piaza di San Marco una solenne processione de tutti li frati, preti et batudi di questa terra, portando cadauno qualche reliquia de Santi o vero cosse de arzento: era bellissimi aparamenti. Conclusive, fo degna processione; et fo messo a torno la piaza li panni, per schivar el sol, sì come se suol far el zorno dil corpo di Christo. Non vi potè esser el Prencipe, per non esser ancora molto gaiardo; era vicedoxe Andrea Querini conseier più vechio. El Patriarca aparato, et questi oratori: dil Pontifice, do dil Re di Romani, de Spagna, de Napoli, de Milan et de Ferrara, con molti senatori per numero 120, vestidi de seda et scarlato, et alcuni cavalieri vestiti d'oro, i quali qui saranno nominati: Polo Pixani era Avogador di Comun, Polo Trivixan era Cao dil Consejo di X, Piero Balbi, Zorzi Pixani dottor, Zorzi Corner et Marco Dandolo dottor. Et li altri cavalieri haveano o.... d'oro, o ver qualche altra insegna. Et fo sonado campanon per quel zorno, ma non fo fatto fuogi la sera, nè messo lumiere per li campanieli, perchè ancora non sapevano la vittoria quanto era stata, et non havendo fatto nel principio, ni etiam in questo zorno volseno far altro.