Domente queste cosse intervengono, di la battaia fatta per l'exercito veneto con el Re de Franza, a dì 13 Luio zonse lettere di Roma di 9, per le qual se intese haver di Napoli di 7, come a dì 6 de l'instante, fo el zorno el Re de Franza ebbe la rotta, re don Ferando de Aragona re de Napoli con galie 9 et zerca 31 caravelle de Spagna, si apresentò a la città de Napoli, volendo ritornar nel Regno. Ma pur molti napolitani soi nemici con Franzesi si messeno in arme, et da li castelli ditta armada era salutata di molte bombarde, et el populo cridava: Franza! Franza! benchè per lettere di Lunardo di Anselmi vice consolo nostro fusseno certificati... Qualche uno pienamente cridava: Marco! Marco! dimostrando sarebbeno stati contenti dil dominio veneto, e non star sotto Franzesi nè ritornar sotto caxa di Aragona. Et per quel zorno ditta armada se tirò alquanto lontana, a ciò le artilarie non li offendesse; et poi el zorno seguente, fo a dì 7, esso Re dismontò a le Madalene, et con molti cittadini li era venuto contra, intrò in Napoli per la porta de Formelo vicina a Castel de Capuana. Et come si apresentò a la terra, el populo armato cridò: Ferro! Ferro! Videlicet: Viva Ferando! Et cussì col nome di Christo andò Sua Majestà ad alozar in Castel de Capuana, el qual era senza guardo et non custodito da Franzesi. Adoncha, pacifice, col favor dil populo et cittadini, benchè li fusse contrarii, Ferandino è intrato in Napoli. Et el populo con li soi messeno a sacco la caxa dil Prencipe de Salerno et dil Prencipe de Bisignano et dil conte de Conza, erano stati soi rebelli. Ma mons. de Mompensier vicerè franzese erano tirati col Prencipe de Salerno et altri Franzesi in Castel nuovo, fornito di munitione et artilarie; et cussì in Castel dil Uovo, torre San Vincenzo, Pizza Falcon et uno Monasterio di Santa Crose, a modo di forteza et Castel Santo Elmo erano Franzesi a custodia, sguizari et altre generatione. Et questi castelli si teneno per el Re de Franza. Et el consolo nostro, intrato che fu el Re dentro, andò subito a la soa presentia, alegrandose da parte di la Signoria nostra dil suo felice ingresso; el qual Re li usò dolcissime parole, digando che 'l conosceva esser ritornato in Napoli per le operationi di essa illustrissima Signoria, a la qual in perpetuo voleva esser ubidientissimo fiul. Item che mandò tre galie per don Fedrigo prencipe de Altemura suo barba era in la Calavria, el qual pur da mons. di Obignì vicerè havea habuto qualche danno, et li havia el Re mandato a dir venisse a Napoli. Et a ciò che el tutto se intenda, vi sarà scritto una lettera, scritta al Duca de Milano da Roma per suo fratello mons. Ascanio cardinal. Narra ad plenum questa intrata.
Exemplum litterarum Rev.mi D. Vice cancellarij S. R. E. Cardinalis Ascanii ad Illustrissimum Dominum Ducem Mediolani.
Illustrissimo Principe et Exc.mo D. frater et pater honorandissimus. In questa hora, che sono circa 24, ho hauto aviso di Capua de lettere delo incluso exemplo. L'homo è venuto con esse lettere è fameio di missier Jacomo, quale li scrive et riferisce lunidì a dì 6 era in Napoli, mandato dal patrone, che l'armata dil re Ferandino, quale era gionto a Yschia il dì avanti, se mosse a li 6, et venne verso Napoli, et fece scala a la Maddalena, dove concorse molto numero di cittadini napolitani, et deliberorono che la notte seguente più segretamente potesse, bona parte di la zente, qual la Majestà Soa havea conduta con sè, et cussì stete. El dì seguente, che fo Marti a dì 7, a hore 13, tutta la città comenzò a cridare: Ferro! Ferro! Et la Majestà Soa, acompagnata da uno gran numero di cittadini napolitani, intrò ne la città per la porta di Formelo a lato dil Castello de Capuana, quale era stata abandonata; et cavalcava Soa Majestà uno cavallo liardo grosso, con el stendardo a fiame, et tutti li segi erano alzate le bandiere de la Majestà Soa. La quale fo accettata con universal et incredibil letitia, accorrendo tutto el populo a basarli li piedi. Parte de Franzesi, quali si trovono in Napoli, a li primi cridi dil populo erano malmenati, parte si salvavano in diverse caxe, ma la mazor parte era fuzita et salvati in Castel Nuovo. Et in quella hora lo homo à portata la presente me dice che partì et venne con celerità a Capua per anonziar al patrone el successo di Napoli, e passando per Aversa dice che la ditta città medesimamente havea la sera avanti levate le bandiere dil serenissimo re Ferandino, et gionto a Capua, dove la sera avanti erano sta mandati 300 fanti de la Majestà Soa, trovò el medesimo; et dice che 'l populo havea preso il locotenente de Capua per havere la rocca, quale hebbe in mano soa, referisce anche come la rocca del Monte de Ragone, la quale teneva li Caraffeschi, havea alzato le bandiere di la preditta Majestà. Significa anche come trovandose in Napoli el Principe de Salerno, et volendo fuzire in Castel Nuovo, el populo el confortò a stare et lo assegurò; et nondimeno parve non volesse assegurarse. Referisce anche come Castel Nuovo, da poi la intrata dil Re, non trahe più come l'havea fatto prima; et anche la Majestà Soa havea mandato a dire a mons. de Mompensier che trahendo la Majestà Soa retraria in le bombarde li corpi de li Franzesi et maxime mons. di la Spara suo parente, el quale havea con la Majestà Soa. Aviserò con ogni diligentia el successo. Questi principii ò inviato, volendo con la celerità di la tascha pagata.... L'armata dil Re, per quello se intende, è di 80 vele et di 6 in 8 milia persone. La narratione che Franzesi haveano fatto, di haver data la rotta in Calavria al prefato Serenissimo Re, è stata falsissima, et niente. A la Excellentia Vostra me racomando. Rome, die 9 Julii 1495.
Exemplum litterarum D. Jacobi de Capua ad Ill.um et Rev.um Dominum Vicecancellarium.
Alla gratia bona de Vostra Ill.ma S. me ricomando. Aviso quello ch'è in questa hora 17. Questa città de Capua ha alzate le bandiere di la Majestà dil sig. re don Ferando el quale con grande alegrezza...... et saria impossibile a scriver con quanta alegrezza tutto è fatto per questa università, m'è parso dar aviso a Vostra Illustrissima Signoria, tenendomi certo che la ne piglierà piacere, per lo amore grande che quella porta a ditta Majestà dil Re suo nepote. Et ancora il simele ha fatto Napoli et Aversa. Baso le man a Vostra Illustrissima Signoria, et in bona gratia di quella de continuo mi racomando. In Capua, 7 de Luio 1495.
Et zonto che fo questa nuova a Venetia, Zuan Battista Spinello dottor et cavalier, orator di esso re Ferandino, andò con grande alegrezza in Collegio, et la sera havia sul campo di San Polo fatto far grandissimi fuogi in segno di leticia, però che la notte lui have lettere di questo. Et cussì questa mattina, a dì 13 Luio, si congratulò con el Principe era andato in Collegio quella mattina, et con la Serenissima Signoria, di esser tornato el suo Re in caxa soa, pregando fusse ajutato; et etiam esso orator et quello di Spagna domandò fusse fatto sonar campanon in segno di gaudio per la terra. Et cussì per la Signoria fu ordinato che per quel zorno tutte le contrade et a San Marco sonasseno campane, ma non fo fatto lumiere ni fuogi. Et quam primum fo udito ste campane sonar, tutta la terra credeva nostri, seguiva el Re de Franza, havesse habuto qualche vittoria, ma poi inteseno la verità, et la cagione perchè si sonava. Unde molti si dolseno che per tanta nostra vittoria non se havesse fatto dimostratione alcuna de alegrezza, altro che la processione fo fatta. Et da poi disnar, chiamato el Consejo de Pregadi, consultono quello havesse a far, et si dovesse seguir l'impresa di Puia, et fu decreto et scritto al capetanio zeneral dovesse seguitar in acquistar terre teniva el Re de Franza nostro nemico, ma che vardasse di haverle pacifice, et far ogni acordo prima che darli battaia, a ciò non segui la morte de nostri, et la crudeltà seguì a Monopoli; benchè nostri judicava fino quell'hora esso capetanio havesse acquistato altro, ma nulla fece, come dirò di sotto. Et ancora li fo mandato ducati 3000, et do gripi cargi de munitione et artilarie tolte da l'arsenal nostro.
In questo tempo a Cesena, terra di la Chiesia, seguite alcune novità, come per lettere di Andrea Zanchani podestà et capetanio di Ravena se intese: zoè a dì 12 Luio di Domenega, celebrandose uno solenne vespero ne la chiesia di San Francesco, ne la qual se ritrovava molta zente, venne Achylle Tiberti con 13 compagni con certi pugnali et spade sotto li mantelli, et andorono 4 volte su e zo per ditta chiesia, et quando li frati comenzono a cantar questo salmo: Laudate pueri Dominum, messeno man a ditte arme, tutti a uno tratto et comenzono a menar le mano in tal forma, che immediate in ditta chiesia subito fonno morti 7 et certi altri si messeno in fuga, et li preditti seguitandoli, per modo che ne morì zerca 25, li quali saranno notadi qui da st'altro ladi, et questi fo de li Martinelli et altri, loro parte contraria; et sachizò et spianò le caxe, gridando: Giesia et Libertà! Et poi andorono a la rocca, et feceno intender al castelano non tragesse per la terra, perchè loro la tenivano per Santa Chiesia, ma che haveano estirpati li traditori; et si fortificano in la murata. Et el Luni seguente da matina haveano ordinato di far li Martinelli assà più male, zoè che si dovevano adunar in piaza le zente dil Duca de Gandia et, adunate, seriano corso el volgo per vederle, et li soldati, qualli erano deputati, doveano cinque o sei per parte pigliare le boche di la piaza, et certi altri qualli erano ascosi in caxa di li Martinelli, et doveano a uno segno de spingarda correr al palazo di li Signori, et quello pigliar et amazarli; et il simel dovevano far quelli di la piaza, et poi andar per la terra amazando quanti ne trovavano de li soi nemici Tiberti. Ma prima, a loro Martinelli el zorno avanti intervene che fonno amazati, sì che credendo amazar, loro furon li morti. Ma per questo successe la Domenega, non seguite altro se non la morte di questi 25 di Martinelli. Et da poi in Cesena feceno uno zeneral consejo, et volseno che ogni sorte di zente, et di contado et di la cittade, intervenisse, et proposeno, come era di novo designato dal Pontifice loro governadore el Vescovo di Arles, per el qual segue tutti questi inconvenienti, come dirò di sotto; et cussì volseno cadauno dicesse la sua opinione. Tandem fo concluso, nemine discrepante, di non lo voler acceptar; et cussì feceno intender a do soi, che esso Episcopo havea mandato a la comunità per intender etc. Poi formono una suplication al Pontifice, de communi omnium consensu, suplicando vogli mandarli uno altro governador, perchè niuno non vogliono aceptar el vescovo di Arles; el qual, come fo divulgato, voleva intrar per forza, con lo ajuto dil sig. di Pesaro, et che havia fatto comandamento per tutto el vicariato de Fano vengi zente; et el castellano di Cesena era suo parente. Quello seguirà l'intenderete da poi. Ma per saper la causa de questi homicidii et novità de Tiberti et Martinelli, la qual inimicitia prese origine zerca anni 7, però che essendo in Cesena governador el Vescovo di Rimano, contraxe parentella con questi Martinelli, et successive comenzò a favorirli et honorarli più che non faceva di Tyberti; per la qual cosa l'odio, stato za molti anni tra queste parte, et era quasi extinto et viveveno pacifice, comenzò a rinovarsi, et Martinelli vedendo haver parentado con el governador et esser exaltati, etiam suscitò novi odij con li Tyberti, unde, partito ditto governador di Cesena et functo officio, fo spegazate le sue arme per Cesena, et prohibiteno non se portasse calze a la sua divisa, et altre inzurie feceno questi Tyberti per dispetto di la parte contraria. Da poi sucesse uno governador el qual fu neutrale et si faceva temere; demun successe questo ultimo governador Vescovo di Arles, el qual fo partesano sviscerato de Martinelli et persecutore acerrimo di Tyberti; et nel tempo suo sempre exaltono li Martinelli, et Tyberti scaciati et messi in exilij per rebelli. Et essendo pur ditto Arles governador, fo remesso a contemplation dil Re di Franza uno altro per governador pur per la Chiesia, zenoese di caxa de Fieschi, et come zeneral comissario dil Re stette alcuni zorni. In questo mezo, conclusa la liga, el Papa remesse costui dil governo, et fino questo zorno Cesena stete senza governador. Or parse al Pontifice de nuovo designar questo Episcopo de Arles, fautore de Martinelli; et pretendendo lui de vegnir al suo governo designato, questi Tyberti, cognoscendo a loro inimicissimo, per questo feceno ste novità seguite, de amazar li Martinelli e soi principali seguazi, a ciò non havesseno più contrasto, et li nomi de quelli fonno amazati quivi è notadi, zoè: Malatesta Martinello et sachizata la sua caxa, Ruberto Martinello sachizata et spianata la caxa, Francesco Martinello, D. Matheo et Francesco dottori fradelli, fiuli del dicto Gasparo Martinello con 3 soi famegli, Maestro Piero orefice, parente del Vescovo di Rimano, D. Bartholomio Benintendi dottor, Orlando Benintendi suo fradello, et sachizata la caxa, Jacomo Zamarino, capo di squadra dil duca de Gandia, et sachizata et spianata la caxa, Francesco Lanzeto, Alberto de Thomio banchier con un fameglio, Baldissera so fiul, Marco cameriere, Jacomo da Montiano, parente di Martinelli, Don Matiolo, alievo di caxa di Martinelli, Anibal di Lapi, Francesco Paxolino, Gaudiano da Montiano e Basso suo fradello, Jacomazo da Cremona, Zuan Francesco di Martinelli, Bernardino da Modiana. Item reteneno 13 altri seguazi de Martinelli. Et è fuzito Paulo di Ettor, sachizato la caxa, Anselmo di Dandini, Thomaso Martinello et Baldissera da Palazo.
Seguito dil Re de Franza.
In questo mezo el Re de Franza seguiva el suo camino. Et stato a Borgo San Donnin, andò di longo a Firenzuola, poi passò Pontemuro et alozò di fuora di Piasenza, poi a Castel San Zuane, et passò vicin a le mure di Tortona, et andò in Aste senza danno alcuno, come dirò di sotto tutto el suo successo. Et tuttavia l'exercito nostro lo seguitava. Et come per lettere di XI se intese de li Provedadori, date a hore 9 in Piasenza, che ditte nostre zente in do zorni haviano fatto mia 43 perseguitando essi Franzesi, et che il campo andava come havesse a far fatto d'arme, et in ogni loco li era portate vittuarie. Et per saper quella strada, dal Taro a Borgo San Donnin è mia 6, da Borgo San Donnin a Firenzuola mia 8, da Firenzuola a Pontemuro mia 5, et de lì a Piasenza mia 13. Et che continuamente nostri trovava qualche Franzese morto per strada et altre cose de cariazi; et che li villani li haveano ditto che li devano vittuarie et tutte le pagaveno; et che in camino morite uno de soi baroni, el qual veniva portato driedo cussì morto, et altri feriti erano portati su le sbarre. Et questo non voglio restar de scriver, che per le hosterie in questa fuga Franzesi andava scrivando con carbon: Havem più perdù che guadagnà, et la fin farà li conti.