Ripol et Berardino. Questa sera havemo habuto nova da Calavria, quelli de Terra nuova havevano mandato ad Reggio el capetanio dil serenissimo sig. Re de Yspania et nostro....., che è là, che si dovesse conferire in Terra nuova, atento che mons. de Obegnì era morto. Et preditto capetanio era stato deliberato partisse per quello camino, et poi andare a le zente franzese che son rimase in quella provintia. In questi dì, da quelli stavano al Castel nuovo fo mossa certa pratica per mezo dil capetanio di l'armada, che essendo noi stati ad parlamento con ditto capetanio fin ad l'armata, parendone che non c'erano cosse di substantia, dicessemo al ditto capetanio che non volevamo audire più simil pratice, et restamo in conclusione che se quelli dil castello non veniriano ad cose di fondamento et stabile, che non si dovesse dare più orechie, et auscultare cossa che dicesseno. Questa sera per ditto capetanio ne è stato mandato a dir, che domane ci vole venire a parlar, parendoli havere cosse di substantia. Noi intenderemo quello volerano dire, et a presso dil tutto vi aviseremo. Volemo che debiate comunicare ogni cossa con la Santità dil Nostro Signor et con lo rev.mo et ill.mo sig. Vicecancellier nostro patre, et con li magnifici Ambassadori di Spagna et Venetia, et con chi altri ve parerà. Hozi è venuto a noi Bernardin Branzia dal sig. Fabricio, el qual non era ancora arrivato. Jacomo Pontano noi lo havemo expedito; domane se ne torna con expeditione di quanto ne ha referito.
Data in Castello nostro Capuano. Neapolis, die 27 Julii 1495.
Ferdinandus Rex.
A tergo: ut superius scripsi.
In questi zorni, andando di Roma a Napoli certe lettere dil cardinal San Dyonisio a mons. di Mompensier, vicerè, era in Castello, fonno intercepte et presentate al re Ferandino. Le qual qui saranno notade.
Copia di una lettera scripta a mons. di Mompensier per el cardinal S. Dyonise, di la rota.
Mons. Io me recomando a Vuj tanto de bon cuore come posso. Io non ho hauto mai altro che una lettera de vuj, despò che el Re è partito da Napoli, nè saputo nove de vuj, si non per...., el qual m'ha scritto d'Aquapendente arente Siena, et heri mi manda le lettere originale che mons. lo conte de Lignì scriveva al suo locotenente al ditto luogo di Siena, zercha la vittoria et felicità che 'l Re havia hauta contra soi inimici; le qual ve ho mandate per la via de' mei signori Colonnesi, che ho tutti zorni confortadi et intretegnudi al manco male ho saputo, perchè tanti corieri hanno sta perduti et presi et amazadi, che non so si haverete hauto le ditte lettere. De recao ve rimando la copia, et vi prego che mi faciate sapere de le vostre nove al longo, per questo presente portador; azò che le menzogne et false inventioni di nostri inimici, noi hanno creduto far grandi danni et dispiazeri, et desviar assà di boni amici dil Re. Ma Dio sia laudato, che la verità di la vittoria de se est notoria, et clare cognosciuta tante volte, a fine che non facemo de recao sua utilitade de false inventioni. Io vi prego che spesso me scrivete de vostre nove, et la verità; et mandatine le lettere che vorete scriver al Re, perchè ho preso intelligentia per farle tenir secrete fino a Siena a mons. de l'Isle, che seguramente le manderà al Re. Mons., despò le ditte lettere, noi havemo per conto seguro che 'l Re sie arivato a Casal, et a questa hora pol zonzer mons. d'Orliens. Noi havemo la vegnuta de' mei signori lo principe d'Orange et mareschalcho de Riuss con una grandissima armada. Mons., io prego a Dio che vi daga bona vita et longa et vittoria contra nostri inimici. Mandatine la risposta a Gaieta, per la far me tegnir come ho scritto al capetanio.
Scritto in Roma, adì 19 Luio 1495.
Io tutto vostro,
Cardinal de S. Denis.