Copia de un'altra lettera de uno franzese, che nara al suo modo la rotta.

Villa nuova. Luni ultimo, che fo 6 de questo mese, lo Re desfece in bataia el marchese de Mantoa con tutta l'armada de' Venetiani e parte de quella del Duca de Milan, le quale stavano al numero de 25 milia in 30 milia persone, et poi che hanno sta bene batuti, si poseno ben a l'andar. Io vi assegno la più bella et grossa compagnia che mai homo habia visto, et meglio in hordene al mondo. Et a fine che voi sapiate meglio la facione, per contar ai altri, voi dovete saper che per il Domenega davanti, la matina, loro arivò a Fornovo, che è do mia del suo campo, et credeva el ditto sig. che al ditto zorno avere la battaglia, perchè aspettava soi inimici più de 8 hore sopra la bella riva; et quando vete che loro non volevano marchar avanti, lui s'è logà de fora dil ditto Fornovo, apropinquandosse, e lo dì driedo, che fo el dì de la batalia, el ditto sig. partissi del suo lozamento intra 7 et 8 hore la matina, per andarse alozar viso a viso del ditto campo, de l'altra banda de l'acqua per tutto. Et in camino li inimici per 4 bande in terribelmente et bello ordene et lo più malitiosamente, a quello che dicono i vechij capetanei, come era possibele; dove nui marcheremo verso lo antiguarda et sguizari. Et potevano esser in questo squadron de 300 in 400 homeni d'arme con 1000 pedoni. Arente loro, più alto, a sua man dextera, marchava l'altro squadron, per venir dar sopra la costa de nostra avantiguarda. Et li doi grossi squadroni che stava in camin, de 400 in 500 homeni d'arme, et le più zente da bene, passarono lo ditto fiume, poi noi, per venir dar sopra la battaglia dove era il Re in noi, fazando sempre scaramuze de Stratioti per ne atargar. Et fezeno sì grande diligentia, queste due ultime squadre che vi parlo, che rimanerono li primi intra de noi, a la banda dove stava al Re; et forno sì bene reculati, che forno rotti et messi in fuga, et sopra el campo et ala che li fo dado, forno morti bene 3 o 4000 homeni d'arme, senza piar nissuno presonier. Inter li quali fo morto el sig. Redolfo, barba dil marchexe de Mantoa, che stava el più homo da bene havesseno; uno altro signor, che si dimanda conte Bernardino et lo fratello dil sig. di Corezo, con 15 o ver 16 capi de squadre de quelli che erano li più valenti. Et quando lialtri che marchavano contra nostra ditta antiguarda vederino la ditta rotta, se retegnì subito, et tegnerono scorta d'un lato, et noi de l'altro, et poi se retirono pocho a pocho. Et credo che, se non havesse stà perchè non voler azzardarlo tanto, a causa di la persona dil Re che stava lì, che quelli non haveriano habuto meior marchà che li altri; nè in logo di chargarli, li fo dati tanti colpi di canoni, che rimagnò in campo da 3 in 4 mille et 500, et lo campo rimase dove fu fatto la ditta battaia al Re; lo qual logo dormì tutta la notte, et lì fece suo lozamento. El ditto Marchexe de Mantoa si era informato dil vestimento dil Re, et de qual banda stava per quel zorno; et per lo saper meglio el vero, mandò uno trombetta fino dove steva el ditto Signor, dimandando trieve per quel zorno, che era cossa strania, perchè non erano longo uno da l'altro uno trato d'arco, et marchava per venir fuore. Ergo, quel ditto trombetta parlò a Re, et se è possuto bene imparar quello che dimandava, perchè havea cargo de monstrar el Re a suo maistro: le qual cossa credo che fece, perchè ritornasse incontinente senza altra risposta.

Per le trombete che è stà mandadi dopoi a veder, che stava in presone de nostra zente, è stà saputo come havia fatto uno squadron 40 de li soi capi, per piar o far qualche grande despiacer al Re quel zorno; et forno la più parte de quelli che le...., perchè rimase più di la mità. Li hanno el bastardo Matheo presonier, mons. de... et lo bastardo de Pienes; che è tutti quelli che havemo noticia. Similiter hanno presonier el conte de Petilane, et di nostri non è stà morto, salvo Julian Bonivel, Panquenarde, Marten et Balaibre; et de questi 4 non se sa nova nissuna, perchè credo che sono morti. El Re non ha vogliuto che si habbia scritto le nove di la vittoria fin a questa hora, perchè la fazone de Italia si è de farsse beffe; et che la soa fuzita, poi che forno rotti, forno verso el so campo, el qual hera fortificato tante volte. Se il Re havesse voluto, loro havia sì grande fastidio a la monstration che fenzevano de abandonar, tanto che havesse perso sue forze che havesse, caminando in quella parte. Ma el Re volse più presto dormir dove havea stà fato la bataia. Et si avesino sta zente da bene, sono bene in hordene, ne haveriano combatuto un'altra volta, ma fin a a questa hora havemo cavalcado ogni zorno senza trovar loro nè altri che habia dimandato niente, salvo alcuni piccoli Stratioti che ne fano... Et havemo tanto fatto per nostre giornate, che doman con l'aiuto di Dio saremo passati a diexe meia arente tutto il paexe del Ducato de Milano. Et si alcuno dimandasse perchè mi ve facio la festa oltra sì tosto, si è perchè mons. d'Orliens è tanto deble di suo contato, che è forza andiamo a darli socorsso; ma andaremo prima fino a Casal, perchè el convien passar lì per le grosse fiumere che sono in questo paexe. Intervene er sera al più tarde a la nostra compagnia la mazor fortuna per loro che poteva intervenir, si havesse durato; perchè una fiumera, che lo ditto Signor havea passata una hora avanti, dove li cavalli non erano fino a li zenochij, in uno momento venne sì grossa, che l'artiglierie che era driedo, et più di la mità de' nostri Sguizari et qualche 600 homeni d'arme rimagnereno da l'altra banda tutta la notte. Ma Dio ne ha sì bene ajutati, che questa matina è discresciuta in modo, che ogni cossa è venuto verso de nui; et si l'havesse piovesto hozi, erano in pericolo d'esser combatuti d'una banda, et nui da l'altra, et haveria stà pericolo de perder. Quelli de questo paese, perchè poteno saper de novo, dicono che hanno fatto suo poter a seguitarne; et de quelli de denanti, che sono al Duca de Milan, che, segondo loro, domane farne qualche vegnuta. Ma poichè semo informati, metremo prova a far loro come a l'altra volta. Niente de men non credo la mità de quello che se dice; et se l'intervene qualche cossa, per uno altro, che mons. de Polysì m'à mandà, ve manderò tante nove. Io credo che dovete saper più tosto le nove che veneno da Zenoa, che non si fa de qui; perchè le poste che veneno sono robate, ma tanto, d'uno camino l'è. Luni medemo che noi combatessemo a Fornovo, dove vi desiderava con quelli di l'armada che combattino, li ordinati e li.... de Zenoa, le desfece, et rimaxe de zenoesi zercha 40 o vero 50 homeni d'arme. Se dise che questa zornata medema mons. d'Orliens fo asaltato dal Duca de Milano, et have el meglio niente de mancho. Queste ultime nuove non sono troppo sicure.

Scritto a Orovenze, a dì 10 Luio, la matina, 1495.

Mi havea dementegà a dirve, come a dì de la battaia forno morti più de mille et 800 Stratioti, et non altro.

Signato: L. de Luxemburgh.


Et queste lettere, benchè siano mal scritte, ad literam sono acopiade di le autentice, translatade di francese in latino.

In questi zorni, poi che ancora siamo su le cosse dil Reame, in Puia acadete, come a dì 21 Luio per uno navilio venuto se intese, come volendossi partir tre nostri merchadanti patricij di Leze, per haver la Signoria nostra ivi l'armata, fonno ritenuti, zoè Lucha Vendramin, fo de sier Alvise, et Zuan Querini, de sier Piero, et uno altro. Et li soi parenti andò a la Signoria, dolendossi di questo, et che dovesseno proveder. Unde alcuni puiesi scolari, studiavano a Padoa, pur de ditta terra, fo scritto a li rettori di Padoa li dovesseno far retenir et ponerli in castello; et cussì fo fatto. Unde dopoi nostri fonno lassati, et questi fo liberati. Vene ancora lettere del capetanio zeneral di l'armata, di 17, 18 et 19 Luio, date pur in Monopoli, come tuta la Puia havea levato le insegne di re Ferandino, excepto alcune roche, come di sopra ho scritto, et quello comandava la Signoria dovesse far, recomandando molto il locho di Monopoli, et che si dovesse mandar custodia, partendo l'armada de lì. Ma lassiamo queste cosse di Puia, e di altrove scriviamo.

Modo et hordine di le investiture date a Vormes per il Re di Romani.