El sig. Marchexe de Mantoa, capetanio zeneral nostro, non se sentì bene et se amallò di fluxo; stava in letto in una cariola sotto il suo pavion (padiglione), et li Provedadori lo andò a visitar.
A dì XV ditto, Piero Marzello et Zorzi Emo, i qualli a dì 28 Luio nel conseio di Pregadi fonno electi oratori a portar el baston et stendardo di capetanio zeneral in campo a lo illustre Marchexe di Mantoa; unde, partiti a dì 6 Avosto da Venetia con molti zoveni patricij, andati per veder il campo, et trombe et pifferi dil Principe nostro; et zonti a dì 14 a Vespola, la sera ivi alozono. Et la matina, fo il zorno di S. Rocho, dovendo venir in campo, Bernardo Contarini con stratioti li andò contra mia 5, et, trovato ditti oratori, veneno di longo. Et el sig. capetanio mandò suo fratello, sig. Zuane di Gonzaga, era al soldo de Milan, et Hanibal Bentivoy, pocho lontano di Vespola; poi li andò contra el conte di Petigliano con un squadron a cavallo armado a la liziera et senza elmeti; poi andò una squadra de cavalli todeschi a cavallo, pur armati a la liziera; poi li cavalli alemani dil Duca, armadi come andavano, zoè il corpo di la curaza, arnesi, schiniere et zelade. Et zonti ditti oratori con lo stendardo spiegato et il baston avanti, sonando trombe et pifari, si tochono la man; et lì fo dimorato alquanto. Et dismontati al pavion dil capetanio, dove era fatto uno altar da dir messa, con alcune cortine atorno, fo dil Re de Franza, divisade di raso bianco et veludo paonazo, con molte lettere dorade di sopra, zoè questi segni C. A., che vien a dir Carlo et Anna, la nome di esso Re et Raina. Et qui sotto era, oltra el capetanio nostro, provedadori et oratori, el sig. Galeazo, capetanio zeneral dil Duca, el conte di Petigliano, el conte di Chaiazo, sig. di Rimano, sig. di Corezo, Hanibal Bentivoy, sig. Gasparo Frachasso con tutti altri nostri conduttieri et ducheschi, vestidi di zornede d'oro et d'arzento, con belle colladene d'oro. Et el sig. Marchexe havia una zornea di restagno d'oro, et avanti lui era uno forzier coperto de panno d'oro, dove el se inzenochiava. Il stendardo era posto in mezo il pavion, et baston d'arzento sopra l'altar; et fo cantato una solenne messa, con cantadori, pifari, et trombe venuti de qui. Et, fornita, fo portato el baston a Zorzi Emo, el qual dovea far le parole, et il stendardo. El qual apresentò a ditto Marchexe, per nome di la Signoria, dicendo con gran gravità, che la Illustrissima Signoria per li soi boni portamenti et opere havia diliberato ornarlo del ditto capitaniato zeneral, zoè dil titolo di tutte le sue zente d'arme, et decorar Soa Excellentia di l'insegne dil sceptro et vexilo dil protetor nostro San Marcho, a conservation et mantenimento dil Stato di essa Illustrissima Signoria, a honor et perpetua gloria de Soa Excellentia, et a confusion de tutti li inimici de quello Illustrissimo Stado, con altre parole di questa substantia. Et lui rispose: Magnifico ambassador, a mi par impossibele poter responder a le parole de Vostra Magnificentia, ma dirò ben che non per merito alcun quella Illustrissima Signoria, ma per l'amor et benivolentia che quella li portava, la se havea degnà de honorarlo de tal insegne, dil baston et honorifico vexillo. Lo qual con gaiardo et forte animo lo accepto, sperando far tal opere, che la Illustrissima Signoria cognoscerà haverlo conferito a persona che li mostrerà qualche bon fructo, preponendo el ben, utele et comodo de quello Illustrissimo Stado a la vita propria, et in fino nel corpo di mia madre era servidor de la prefata Illustrissima Signoria. Potrà haver uno capetanio più praticho de mi, ma di fede tale mai lo troverà al mondo. Et finito, tutti andono al suo lozamento; et li ambassadori veneno alozar con li Provedadori, et la sera fo convidati li zentilhomeni a zena col capetanio a uno suo pavion, et cussì poi la mattina a disnar alcuni andono etc.
In questa notte passata, el sig. Galeazo, capetanio dil Duca, et el conte di Petigliano andono asaltar li borgi di Novara con zercha 8 in X milia persone, tra cavallo et piedi, da diverse bande, per brusarli si tenir non li potevano. Et da una banda esso sig. Galeazo con 5000 alemani et 400 cavalli, da l'altra el conte de Chaiazo con alcuni altri pedoni et cavalli, da la parte verso Vegevene la nostra zente col conte di Petigliano; et l'hordine era di andar do o ver tre hore avanti zorno, ma non andono ducheschi se non a l'alba. Et cussì nostri, acostati a ditti borgi, principiò a fichar fuogo in alcune caxe, et con i nimici principiono a scharamuzar. Fonno rebatudi fino a le terze sbare, per modo comenzono a trazer bombarde, passadori et freze; li nostri con schiopeti et passadori. Et in questa baruffa fo morti de' nostri zercha 200, feriti alcuni; et da una spingarda fo morto Alvise Lanza, contestabele nostro; li altri moriteno, fonno alemani dil campo duchescho, et de' nostri zercha 64; et, si asaltavano a l'hora deputata, nostri certo ottenivano li borgi.
In ditto zorno, di 15 ditto, zonse lettere di la Signoria di 12, cometeva dovesseno nostri far corarie fino a Verzei, brusando etc., perhò che li ducheschi numquam havia voluto, dicendo Madama di Savoia era parente dil Ducha, et non era bon farli danno, perchè era costreta a far quello la faceva, non potendo resister a' franzesi.
Item, questa sera zonse el nontio dil Pontifice in campo con la scomunega dil Re di Franza; era mondano, et mandò uno dal Re a dimandar salvo conduto.
Per uno preson nostro, era in Novara, rescatato et pagato la taia, vene in campo et referite esser gran fame in la terra; masenavano a man, non haveano vin se non chara 5 in tutta la terra, assa' amalati da ponta. Et questa notte, tre hore avanti zorno, alcuni cavalli di Verzei con farine intrò in Novara; et che si aspettava venisse il Re a darli soccorsso.
A dì 16 ditto, li Provedadori fece lezer la lettera di la Signoria al capetanio, andati a soa visitatione con li oratori. Et disse, era stato sempre di questa opinione; et che se dia etiam el guasto a Novara, con mortari et mangani trazer a la terra; le bombarde grosse, erano mia cinque di là de Vegevene, di l'hordine dil Duca fo tornate ivi.
Item, 100 alemani, fuziti dil Re, nostri soldono con fiorini de Rens 4 al mexe per uno. Et li do capi referite esser tre settimane erano partiti di Aste, dove era il Re con persone utele et inutele 13 milia; haver solum 3000 alemani, di qual eran scampati 1500; tamen poi li zonse altri mille et ducento, et quelli fuzino fo per non haver le so page.
Item, che 'l Re havia mandà in Franza per danari, ma non li havea potuto haver, però che dicevano, vollevano prima Soa Majestà vadi in Franza, poi faranno quella deliberatione li parerà; et ch'el Re volleva venir, passà questo caldo, a Verzei, a far la massa, poi socorrer Novara.
Item, zonse in campo nostro 200 elemani, venuti di Elemagna per haver soldo, et per conseglio de domino Zorzi di Pietra plana, capetanio di li elemani ducheschi, nostri li asoldono. A tutti fo dato sacramento per el ditto Zorzi, juxta el solito, di fedeltà; tamen haveano poche armadure.