L'armata di la Signoria anchora si ritrovava a Monopoli, et dete a don Federico cavalli 400 di stratioti, a ciò compisse di recuperar la Puia.
El conte di Monte Odorico, che fu ferito come scrissi per avanti, stava pur grave; tamen varite.
Questa è una lettera del sig. Fabricio Collona, di quello era successo.
Illustrissima Domina, consors honoranda.
Partendo per Venafre con lo sig. conte Populo et lo sig. Troiano, essendo propinquo a la terra 3 miglia, trovamo li nimici che si haveano fatto forti de là dal fiume, el qual divideva tra noi et lor. Li qual inimici erano lo sig. Hieronimo di Totavilla, el Ducha de Malffi, Rinaldo di Capua; con loro haveano tutti li ballestrieri de mons. Ascanio, et li cavalli lizieri et li ballestrieri dil sig. Hieronimo preditto, et fanti assai; et tutti erano più di 100 ballestrieri a cavallo, et cavalli lezieri zercha 60, et più di 500 fanti; nui non havevamo 30 ballestrieri, ni 25 cavalli lezieri, zercha 20 fanti. Con tutto questo avantazo, me aproximi a ditto fiume con 3 squadre et li cavalli lezieri, dove za era la artilaria; et vedendo li nimici disposti a far facti d'arme, li andai incontro solo con la mia squadra et li cavalli lezieri veneno. Loro con molti cavalli lizieri, ballestrieri et homeni d'arme, comenzono la scaramuza, dando l'uno a l'altro di bravi colpi; et ditta scaramuza durò più di un'hora; in la qual zoè furono feriti, tra una et l'altra parte, molti, et cavalli, et forono presoni di loro più di 80, svalizati, tolti li cavalli et morti; de li nostri, feriti zercha 3 o 4. Et anche in la preditta scaramuza è stato ferito de spada, ne la man dreta, el preditto sig. Hieronimo; dubito che non se ne possi prevalere. A l'ultimo de la scaramuza, che ancora non restavano di preliare, tra li molti altri che erano stati conquisi, zoè erano doi dentro al fiume, che li nostri li forno adosso, et, ussiti d'ogni speranza, mi si ricomandaron; li vulsi restituir la vita, et li usai una gran charità et magnanimità. Feci di continente retirar in driedo li nostri, che za li haveano conduti a l'ultimo extremo, et li feci ussir fuora dil fiume et ritornarli di morte in vita. Et cussì fornita la scharamuza, che l'una et l'altra parte, se tiramo indriedo del fiume; et loro se ne andorono a Prata, et io veni a Venafri, dove son stato molto acceptissimo et carissimo di tutta questa università; et spero d'indi haver lo castello. Di tutto ho voluto avisar V.S., a ciò che quella de le felicità ne faza partecipe li nostri. Son certo epsa insieme con mi ne arà piacere. Tamen V.S. non cessi darme avvisi assiduamente de tutte nove accadino, per missi a posta, dicho chiari et senza alguna passione, perchè come sa V.S. me sono importantissime. A la qual mi ricomando.
Venafrio, V Augusti 1495.
Vester consors Fabricius Columna, Taleacotij et Albae comes, armorum christianissimi Regis locumtenens.
A tergo. Ill. D. consorti hon. D. Agneti Monfeltrae de Collumna, Taleacotij et Albae comitissae. Questa è sorella dil Duca de Urbin.
A dì 7 Avosto a Napoli el re Ferando scrisse una lettera a la Signoria; et, parlato col consolo nostro, disse come eri era stato, et parlato con quei dil castello, dimandavano salvo conduto per alcuni, e poter ir salvi; et il re non li volsse far, perchè erano ribaldi, et dicevano una cossa hozi et diman un'altra, et non stavano saldi in uno proposito; però li volleva strenzerli, et frachassarli l'armada; et za havia cominciato. Item, che il Principe d'Altemura, abuto el castello de Trane, dovea andar a Taranto, et non aspettava se non Don Cesare a Brandizo con zercha cavalli 400, et che saria el vicerè franzese; tamen di questa morte non fo vero. Et stete cussì alcuni zorni, che Ferandino crete certo fusse morto. Et ancora li disse di l'acordo dil principe di Bisignano et conte di Capazo; et il fiul de ditto conte venia da soa Majestà, et sperava de acordar Fabricio Colonna, essendoli andato il marchexe di Peschara, era molto suo amico. Item, che esso Re se ritrovava a presso 1000 homeni d'arme, et ogni dì ne zonzeva de li altri, et vollea mandar 7 galie et qualche barza per la Raina; et havia lettere de li Reali de Spagna con bone nove, benissimo disposti a le cosse sue; et vollea mandar uno suo orator a Venetia, a rengratiar la Serenissima Signoria di le cosse geste. Et elexe domino Antonio di Zenari, dottor, operato in essa legation per Soa Majestà.