[73]. Più di duecentomila dice il Summonte, ibid., 482. Ottomila il Diarium Burchardi (pag. 307), con cui si dovrebbe paragonare, in tutte le sue circostanze, questo racconto.
[74]. «Il Re cantò l'evangelio... con un tanto eccellente modo, che parve fusse stato gran tempo prete et a quell'officio usato». Summonte, ibid., p. 488.
[75]. Ippolita Sforza, moglie di Alfonso, era morta fin dal 19 Agosto 1488. La regina di cui in questo luogo si parla è dunque Giovanna di Aragona, vedova di re Ferdinando. Chi ne fosse peraltro il nipote, ricordato qui dall'Autore, non saprei dire con sicurezza. Sospetterei che fosse «Don Henricus de Aragonia frater consobrinus reginae Neapolitanae et nepos regis Hispaniarum» (Burchardi Diarium, pag. 290), il quale cavalcava appunto a sinistra di don Goffredo nell'entrata solenne del cardinale di Monreale, ed assistette all'incoronazione di Alfonso, ove doveva tenere e tenne di fatti il pomo durante la ceremonia (ibid., pag. 284, 311).
[76]. Di questo fratello naturale di Alfonso II vedi i Ricordi di Filippo di Vigneulles, nell'Arch. Stor. Ital., Serie I, App. IX, 232, e Burchardi Diarium, pag. 145, 290.
[77]. «Nihil mihi in hoc convivio singulari singulariter placuit, praeter credentiam, quae pulcherrimis et magnis vasis aureis et argenteis ornata erat; existimavi ea quae ibi exposita erant ad circiter ducatus XL m.». Burchardi Diarium, pag. 316.
[78]. È la sesta fra le orazioni di M. A. Sabellico, Operum, ediz. 1560, vol. IV, col. 497.
[79]. Pietro de Aranda, della cui dignità e delle cui vicende vedi il Diario di Burcardo in Eccardi, Corpus historicum Medii Ævi, vol. II, col. 2095, 2097, 2112.
[80]. «Postquam..... ad divini numinis timorem excitaris» legge correttamente il Dumont, Corps dipl., t. III. p. II, pag. 316.
[81]. Supplisci col Dumont: «Rex Alphonsus avus ejus, deinde Ferdinandus pater, cui successit rex, qui per praedecessores ecc.». Loc. cit.
[82]. Gli errori dell'amanuense o del traduttore corregge questa lezione: «Exponendo vires et conatus nostros in resistentia facienda, ne dictus Rex Franciae aliqua victoria contra nos potiatur, et contra fratrem Suae Majestatis». Dumont, l. c.