In questo mexe di Novembrio a dì 21 zonse a Venetia uno ambassador del sig. Bayzeth, Gran turco, el qual a dì 27 andato in collegio al Prencipe presentò alcuni presenti mandava el suo Signor a la Signoria, zoè panni d'oro alla turchesca, de li qual fo fatto paramenti di preti et panni di altar a San Marco. Et expose, da poi presentato la lettera di credenza, come era stà mandà dal so Signor per visitar la Signoria, come so buon amico, et per intender la verità di questo Re di Franza, et che al so Signor era stà referito che non solamente veniva in Italia contra el Re de Napoli, ma poi per venir contra di lui, benchè poco lo stimava, et simile parole usò. Unde li fo risposto sapientissimamente per el Principe; et poi lo vestiteno d'oro, donatoli altre veste di seda, et la sua famiglia vestita di scarlatto secondo il consueto, si partì et ritornò a la Porta dil suo Signor a Constantinopoli. Questo ambassador partì et venne insieme con do altri ambassadori dil suo Signor: uno che andò al re Alphonso, come ho scritto di sopra; et l'altro al Papa, a portarli il tributo li mandava ogni anno, ch'eran ducati 40 millia d'oro venitiani, per causa el tenisse con custodia suo fratello Gem, el qual da li soi populi era molto desiderato, per esser huomo bellicoso imitante le vestigie paterne. Or ditto ambassador, insieme con Zorzi Buzardo orator dil Pontifice era stato al Turco, smontato in Ancona per andar per terra a Roma, a presso Senegaja, adi 20 Novembrio, dal prefetto di Roma, fratello dil cardinal San Piero in Vincula, el qual era a soldo di la Signoria con cavalli 400, fo assaltato et toltoli li ditti ducati 40 millia, et alcune lettere trovò in le man dil preditto Buzardo, el qual etiam lui fo preso, et conclusive fece un bon butino. Ma ditto ambassador dil Turco, per esser ben a cavallo, fuzite et ritornò in Ancona, et scrisse a la Signoria et a Roma quello li era intravenuto. Ma el sig. Francesco di Gonzaga marchese di Mantoa per esser molto so amico, zoè del sig. Turco, et etiam spesso l'uno et l'altro si manda presenti, et la insegna di esso Marchexe è uno turco, et fa cridar a li soi: Turco! Turco! ancora che in specialità con ditto orator havea grande benivolentia, mandò uno di suoi a tuorlo fino in Ancona et menarlo a Mantoa, dove stette alcuni zorni et honorato assà; fattoli bellissimi presenti, venne a Venetia et ritornò dal suo Signor, come dirò di sotto. Ma questo intendendo Venitiani, haveno molto a mal che quelli fusse a loro soldo facesse tal cose, sì per el tributo aspettante a la Santità dil nostro signor Pontifice, quam per la paxe hanno col signor Turco: et li scrisseno in bona forma volesse restituir ditti danari. Etiam mandò a ditto prefetto Alvise Sagundino secretario, a veder si poteva operar. Ma il prefetto rispose prima che, come suo soldato, non havea preso alcuna cosa, ma come signor che era di Senegaja, fatto per Sixto pontifice, et che dovea haver ditta quantità dal Pontifice per suo stipendio li avanzava, et che mai non havea potuto haverli; concludendo non volevano restituir cosa alcuna; ma che el suo Stado et la sua persona era a comandi di la Illustrissima Signoria. Et inteso questa risposta, Venitiani lo cassoe di la conduta havea, la qual zà era quasi finita et no volsero più havesse loro soldo. Et ditto prefetto si accordò con el Re di Franza, et, fatto zente lì in Romagna, fo fatto capitano di l'Apruzo, et andò con le sue zente, et fu causa lì in l'Apruzo di far rebellar molte terre a re Alphonso. Et per questa via si trovò la lettera etiam che el Pontifice mandavi al Turco, o vero instrutione, la quale è scritta di sopra, verificata per mano dil Buzardo sopra nominato.

A Venetia per queste guerre venne gran carestia de biave, unde per li Provedador a le biave, erano Lorenzo de Priuli, Nicolò da Molin et Hieronimo Capello, fo fatto alcune provvisione. Mandono a tuor formenti in Turchia, et ebbeno le tratte dal Signor, et di stera 100 millia; etiam have dal re Alphonso di poter trar di la Puia, et cussì mandono navilii a tuorlo, et poco da poi fo grande abbondantia. Et è da saper, come a dì 9 Novembrio in fontego de la farina mandata la poliza juxta l'editto in Collegio, fo visto non esser più di stera 5000 farine, et a Mestre el zorno avanti si havea venduto lire 7 el ster; unde li padri di Collegio li parse molto di novo, cercando di far ogni provvision acciò ne fusse abbondantia in la terra. Et a caso re Alphonso scrisse al suo ambassador, el qual andato in Collegio offerse a la Signoria la tratta di stera 60 millia di formento di le terre di la Puia, et per questo subito li formenti padovani, valevano ducati uno il ster, calò a lire 5 e soldi 12, et cussì la farina in fontego; ita che da poi fo assà più abbondantia.

A dì 3 Novembrio fo preso nel Consiglio di Pregadi di desarmar 8 galie di Candia, do di Corfù, et quelle de Nicola da cha da Pexaro provedador de l'armada: in tutto numero 12, per essere stato assà fuora. Etiam la nave di Comun, patron Pangrati Zustignan, armata, di botte 1500, e questo per esserli brusado l'alboro da la saetta. Item la barza di Andrea Loredan capitanio di la nave di botte 400, et la barza di Quarner di botte 500, capitano Piero Malipiero. Ergo restava in mar el capitanio zeneral, Antonio Grimani, con 19 galie sole; et cussì fonno disarmate. Et a dì 14 Decembrio Piero Malipiero sopra detto zonse qui, et a dì 17 Nicolò da cha da Pexaro sopra nominato. Et da poi, al primo di Decembrio fo decreto di dar ducati 1000 per uno di sovventione a le galie vecchie erano venute a disarmar, et che si tornasseno in armada, perchè pur era bisogno di armada per queste cose dil Re di Franza, che assà prosperava. Ancora in questo mese nel Conseglio di Pregadi fo preso di condur zente d'arme, et haver a tempo novo cavalli XV millia, et stratioti 2000, come dirò di sotto, et pedoni 10000.

El Re de Franza è da saper havea a la guardia sua sopra carrete 6 falconi, pesava lire 1000 l'uno et trazeva ballotte de lire 8 l'una. Et nel suo exercito havea su carri 20 falconi, et 8 serpentini: et cannon de peso de 7 miara trazeva lire 50 di ferro. Item colovrine 12 di lunghezza piè 4, trazeva lire 32 di ferro. In tutto havea 40 carrette. A Castelcaro era 22 pezzi di artegliaria su 22 carri, zoè 12 falconi, 5 cortaldi et 5 colovrine et ivi era per el Re..... fameio di Michiel Vasier, chiamato controllore et uno Basilio da la Scola vicentino et il gran maestro di l'artegliarie dil Roy etc.

Clarissimo et praestantissimo viro Antonio Grimani procuratori Sancti Marci et classis venetae generali imperatori meritissimo Marinus Sanutus Leonardi filius patricius venetus salutem.

Havendo più volte considerato a cui queste nostre lucubratione dovesse dedicar, et pensandomi di le conditione et qualità tue, clarissime Senator, ho voluto antiponerte ad ogni altro nostro patricio, et el secondo libro di questa gallica historia intitolarti, potissimum per doi rispetti. L'uno perchè in questi tempi al governo di la classe marittima sei stato generale capitano et operasti in augumento di la Republica, maxime nel combatter et acquistar la città di Monopoli in Puia, che era in le mani de Franzesi; dal qual principio seguite a nui per ben de Italia la degna vittoria contra di loro. El secondo rispetto è stato per le dote di Toa Magnificentia, perchè non manco honore mi sarà di haver tal fauctore, che libenti animo legga l'opre mie, quam di haver insudato con grandissima fatica nel componere di questa, licet in lingua materna sia. Et quando mi penso quello sei, non posso star che non dichi qualcosa, a ciò memoria sia sempiterna. Tu primario senator et di età a pena sexagenario, tu a la procuratione di San Marco, tu al governo di la Republica, Savio dil Consiglio sempre in Collegio sei stato, tu in mar Generale Capitano; ergo, terra marique sei operato; tu ditissimo di facultà, la qual cosa istis temporibus sopra ogni altra cosa è extimata; tu padre di quattro figliuoli, che cadauno imita le vestigie paterne; praecipue il maggiore, reverendissimo Dominico, cardinal di la Romana Chiesia, tituli Sancti Nicolai inter Imagines, nuncupato cardinal Grimano; el qual licet zovene sia, non solum in ecclesia è stà honorato, ma etiam in la nostra Republica, sì ne li consigli secreti quam in legatione alla cesarea maestà di Federico terzo imperatore, dal qual ricevette la militia: et essendo dottissimo et non immerito in urbe patavina a le insegne dottoral in una et l'altra scientia assumpto. et in gratia non parum de nostri patricii, volse più presto darsi a la Chiesia, andato a Roma, dove potesse il cristianesimo et la patria sua juvare in omni eventu. Adoncha, quanto gloriar ti dei haver generato questo honore di la zente Grimana, el qual, si Dio li dona vita, spero vederlo nel grado sublime, quod Deus oro id faciat. Degli altri, Vicentio, Hieronimo et Piero non mi extenderò in lodarli, perchè sono conossute loro optime conditione. Quid plura dicam? Experti siamo dil tuo sapientissimo governo in questa pretura marittima, di l'animo grande, volonteroso esponer la vita per honor di la Republica et patria tua. Teste è Monopoli, et chi fu in armata, di quello Toa Magnificentia in quella impresa si operò, come in questo libro etiam lezendo si vedrà. Et se Iddio havesse voluto, come non volse, che nel principio quando in Puia con l'armata a Brandizo ti transferisti, havesti habuto mandato dil Senato di rompere guerra contra Franzesi per la quiete et ben de Italia, come da poi ti fo mandato, sine dubio, con l'armata havevi, con la optima voluntà tua, aresti recuperato brevi tempore tutta quella provincia, con occisione de quegli che contra si fussero opposti. Unde Ferrandino non seria tanto occupato in reacquistare il suo regno. Concludendo adoncha, et pretermettendo più lode di Toa Magnificentia, che in vero longo saria si tutte volesse explicarle, questa nostra veramente fatica di la gallica hystoria, partita in cinque libri, uno di qual a Toa Magnificentia ho dedicato, receverai et lezendo vedrai varie cose et novità seguite in Italia, domente al governo marittimo ti ritrovavi; et sopra tutto la verità senza alcuna adulatione. Longa materia et più longo il descriver, benchè habbi cercato abbreviarla quanto mi è stato possibile. Et si l'opera a Toa Magnificentia piacerà, tanto più mi accrescerà il desiderio di continuar, mentre sarò in vita, quello fortasse da poi questa ne li tempi futuri succederà. Et per non tediare più quella nel leggere questa mia inornata epistola, a Toa Magnificentia infinite volte mi recomando, pregando Iddio vedere a uno tempo, tu a l'ultimo grado nostro, dil qual sei propinquissimo, et il Reverendissimo figliol alla Sede Apostolica, perchè io per la affinità è fra noi etiam degli honori preditti ne parteciparia. Vale, vir clarissime, et me ama, si tuo amore me dignum esse censes. Venetiis, in aedibus, ultimo Decembris M CCCC LXXXXV.

Marini Sanuti Leonardi filii Patricii Veneti de Adventu Caroli regis Francorum in Italiam adversus Regem Neapolitanum. Incipit liber secundus feliciter.

Fiorentini havendo el Re di Franza ordinato el zorno che 'l voleva intrar in la terra, feceno grandissimi apparati, butoe le porte di legno a terra con le sarazinesche, et a compiacentia dil Re butono una parte di muro appresso la porta di San Friano et atterrono ivi la fossa. Intrò de Luni a dì 17 Novembrio: il modo et ordine sarà scritto di sotto. Et Fiorentini fece questo ordine, che per tutta la terra volseno che in ogni casa fusse preparato per allozar Franzesi, et dove che Franzesi andavano, zoè da prima quando introno in Fiorenza, et in qual caxa volevano, vi poteva habitar, perchè di tutto li era provisto, de vituarie et ogni altra cosa, da li patroni di le caxe: tamen Franzesi pagavano il viver loro. Le donne veramente fiorentine, con le lor robe di valuta, andono a star ne li monasterii di donne religiose. Questo a ciò non si mescolasseno con Franzesi, timide di quello era successo a Lucca. Ma essendo assà zente con el Re, parte fonno mandate cussì come intravano in la terra, fuora per l'altra porta, di comandamento dil Re, verso Siena; et cussì si sparpagnò per quella Toscana. Fiorenza adoncha città in Toscana nobilissima et prima, fo edificata avanti lo advenimento di Cristo anni 90, da gli homeni d'arme de Sylla romano, perchè Sylla preditto li assignò quel paese per sua habitatione; et questi habitono a presso el fiume di l'Arno, et edificono un castello chiamato Fluentia, come scrive Plinio. Dopo, venendo Totila re de Gothi, la prese et totalmente la disfece et guastò. Dopo la prese Carlo Magno, et per memoria la fece rehedificare et ampliare di circuito di mure, et volse la fusse libera con molti privilegii, et concesse a loro legge et gli magistrati. Et poi del 1024 fu molto ampliata per spoglie di la città de Fiesole, perchè quel popolo fo costretto venirvi ad habitare: del 1071 fu accressuta di mure, oltra la chiesia di Santo Laurentio, come è al presente. Et morto Federico imperatore, loro inimicissimo, successe Rodolpho, al qual Fiorentini detteno ducati 6000, et li restituite ne la pristina libertà, et loro ordinono 12 anciani. Et poco da poi mutorono, et ne fecero 8 chiamati Priori di l'arte et uno Confaloniero di justitia, i quali stanno fermi nel palazzo. Per mezzo di questa vi passa el fiume di l'Arno, el qual per la ferocità di le acque è innavigabile. È un bellissimo tempio di San Zuan Battista, dove è il suo digito che mostrò Ecce Agnus Dei, et qui solamente è di tutta la città el Battesimo: et le porte, che son tre, sono di ferro bronzo, historiate dil vecchio et nuovo Testamento. Ancora v'è el tempio edificato con arte incredibile, grandissimo, con una volta nel mezzo et la chiamano la cupola, edificata con inzegno più presto divino che humano, et tutto di fuora coperto di marmoro variato, et sempre vi si lavora, et si chiama Santa Maria la Nonciata, et ha una torre stupenda, tutta di marmoro, per campaniele, altissima. Questa città in poco tempo arse do volte, et fo del 1176. Ha habuto molti adversarii per tuorli la libertà, Pisani, Senesi, et altri in Italia, poi Henrico VII imperatore, poi Castruccio, ancora Lanzilò re di Puja, Galeazzo Maria, primo duca di Milano, et innanzi a lui Joanne archivescovo de Milano, et duca Felippo etiam duca de Milano, re Alphonso et Ferdinando so fiol ultimamente; tamen sempre se difese. Di questa città vi fu Francesco Petrarca, el qual nacque in uno castello chiamato la 'Ncisa in Val d'Arno, 12 miglia di sopra Fiorenza; Dante Aldighieri, Accursio jurisconsulto, Lunardo Aretino ben fusse di Arezzo, et altri assae, maxime Cosma de Medici ricchissimo, Pallade Strozzi cavalier, in greco et latin dottissimo, Angelo Acciauli capo dottissimo in greco. Or Fiorenza zira attorno mia cinque e un terzo; le porte di la terra 13; sopra el fiume di l'Arno è 4 ponti, uno de li qual ha botteghe 40, l'altro X; su l'Arno è molini numero 54 da masenar ne la terra. Ha d'intrada Fiorenza ducati 350 milia; la chiesia cathedral è Santa Liberata, e parrocchie 52, priorie 12, oratorii 16. Ha spedali 38, 4 da infermi, 2 de ammorbati, 2 de bastardi, 26 de pellegrini, uno de preti per zorni 8, uno de frati per zorni 8. Monasterii de frati numero 21, zoè 9 di l'ordine di San Battista, uno de San Basejo, uno de San Hieronimo, 3 di Santo Agustin, uno di Carmelitani, do di San Francesco, do de San Domenego frati predicatori, uno de Umiliati et uno di Santo Antonio. Monasterii di donne 44: 12 di San Battista, 9 di Santo Agustin, 5 di Santo Domenego, 6 Carmelitani, 2 di San Zuan in Hierusalem et do altri; in tutto 44 de li ordeni sopra scritti, ma sotto diversi nomi de Santi. Frati et preti et monache vi sono numero 5000, de li quali 3000 ne sono Mendicanti. Caxe 18 milia et 400. Fa anime 128 milia, forestieri 15 milia. È in Fiorenza strade 258, torre et campanieli 284, piazze 24, loze dove se reducono li cittadini 18, botteghe di seda 120, telari 3000, tra i qual 400 de brocati d'oro et d'arzento lavorano. Botteghe di lana 280, lavorano panni 10000. Battiori numero 263 da depentori per dorar, et da filar numero 23. Spiziarie 95, barbarie 120, oresi 37, banchi de monede grosse et piccole 33, librari 28, sartori botteghe 18, fa calze 64. Consuma de farina al zorno moza 150, ch'è 3600 a l'anno; consuma de vino al zorno 900 barile, ch'è 3500 barile a l'anno et X barile fa una botta. Fiorentini consuma di oio a l'anno barile 55 milia. Di fuora di la terra è caxe et palacii de cittadini X milia fra mia 5; et zirando fra mia X, numero 14 case de cittadini hanno tentorie di seta et lana 47, chiovere da tirar panni numero 8. El palazzo di la Signoria val di spesa a l'anno ducati 24 milia, tra manzar et salarii: videlizet manzano bocche 47. Et il domo è di piere divisate, con il campaniel simile alla chiesa. Casamenti et palazzi bellissimi. Or li Signori soi, che sono 8, et il Confalonier 9, stanno do mexi et non più. Et questa descriptione ho voluto qui scriver, benchè non sia in proposito, pur a ciò di ogni cosa, lezendo questa, se ne habbi cognitione, ho voluto brevemente qui scriverla. Ma a la intrata dil Re veniamo.

Questo è il modo de l'intrar dil Re di Franza in Fiorenza a dì 17 Novembrio.

Imprimamente giongendo la Maestà dil Re a Monticelli, fuor di la porta di San Friano, se fermò qui aspettando l'ordine dato. Ivi gionse la Signoria di Fiorenza, et posesi a sedere in su uno balcone, con le sedie come sono in piazza, su la ringhiera molto ornata, con uno sopracielo de panno azzurro, con le arme dil Comun di Fiorenza, et con certi scudi di qua et di là per la porta, et per l'andito di la porta medesimamente, con le armi dil Re. Et sedendo la Signoria in sul balchetto, se era ordinata una bella processione con ornatissime pianete, come si usa per San Joanni, ma incominciato a piover alcune gozole, i frati se messeno le pianete a roverso per non le guastare, per la qual cosa non poteva proceder la processione. Et pur ancora comenzava venir de molti cavalli, sì de quei de cittadini che andavano incontra al Re, sì etiam de quelli de li homeni d'arme; in modo che i frati furono sbaragliati di qua et di là, e chi correva per uno viottolo, et chi per uno altro. Incominciando adoncha la intrada dil Re, venne avanti 200 coppie de zoveni fiorentini, molto belli, bene a cavallo et vestiti tutti alla franzosa, con ricchissime veste et con maneghe molto larghe. Innanzi a tutti era Lorenzo de Piero Francesco, con squadrone di zoveni a cavallo ben in ordine, che battendo cavalcavano per andar a far certi provvedimenti et apparecchi per el Re. Da poi lui seguite ditti zoveni molto ornati, et driedo loro seguitava forsi 100 coppie de homeni de tempo, pur fiorentini, molto ben vestiti et ben a cavallo. Et cavalcando via, stando cussì uno puoco, comenzò a venir la zente dil Re, et innanzi a tutti 4 tamburini con 4 tamburazzi grandissimi, che parevano 4 tinele, et sonavano con tutte due le mani, et havevano duo da lati che sonavano zuffoli, et fazevano sì grande el strepito che 'l pareva ruinasse quella via dove i passavano. Et driedo a loro 7 caporali, che andavano al pari, in modo che i tenevano quanta era larga quella via, armati benissimo con certe curazze scoperte et maglie, et le braze è bellissime, salde di finissime maglie, con certe arme a uso di ronca inorate et molto lustrate: parevano arme disconze al portare, ma erano più atte a tagliare uno usso (uscio). Et havevano uno cappellazzo in capo per uno, et sopra la curazza una zornea tutta frappata de zambelloto. E driedo loro parecchi altri con quelle mannaie. Et da poi questi, forsi 200 balestrieri con forsi 800 arcieri a piedi, et loro 4 tamburazzi, con forse 2000 schioppettieri. Innanzi a tutti era uno homazone, con una arma in mano lustrata, a uso di spedo da porco, fitta in uno querculo grosso e torto: cosa assà goffa; et poi questi 4 tamburazzi che sonavano con tutte due le mani, che pareva gli avesseno a far una vendita. Et da poi questi veniva molti Sguizzari con zerti lanzoni molto curti et grossi come travexeli, con uno certo ferrazzo curto a uso di una ponta de partesana, et andavano a sette a sette tutti insieme, et durono uno gran pezzo a passare, in modo che fo stimato esser più di diecemilia, et driedo a questi venne certe banderuole, et dopo loro erano altri schioppettieri et balestrieri et arzieri, con una squadruzza con quelle mannaie, come ho ditto di sopra. Da poi questa veniva uno trombetta, con una tromba longa, con una bandiera, con uno squadrone de forsi 60 homeni d'arme, con li più diversi et grossi cavalli che mai fusse visti, con sopravveste mezze di brocato d'oro et mezze divise, e con bellissimi pennacchi e con una mazza ferrata per uno in sulla cossa, et il stocco a lato. Et da poi questi venivano quelli che portavano le lanze inclinate come se le volesseno imberciare. Et dopo questi venne pochi balestrieri a cavallo, ma una grandissima moltudine de arzieri a cavallo. Et dopo questi uno altro squadrone, medesimamente armati tanto riccamente che tutti doveano esser o conti o signori, et era zente molto fiorita. Et cussì avanti che venisse el Re, venne 8 o ver 10 squadroni, come ho ditto; poi veniva tutti i trombetti di la Signoria di Fiorenza, vestiti a la devisa dil Re, zoè bianco e vermiglio, con certe gabanuzze di zambelloto, et con una moltitudine de trombetti dil Re; et driedo a loro uno bellissimo squadrone de homeni d'arme, tutta fiorita zente. Veniva prima li signori dil sangue, tra i quali vi era do italiani: el sig. Galeazzo di Sanseverino et don Ferrante fiol dil Duca di Ferrara, a uno insieme con loro. Et po questi uno baldacchino portato da quattro dottori in la terra Fiorentini, sotto el quale era el Re a cavallo, in su uno bello cavallo, et havea indosso una gabanella de broccato d'oro tirato, et di sopra una sbernia di raxo azzurro et uno cappellazzo bianco sottile in capo, che non parea fusse niente su quello cavallo se non uno capo per la grandezza dil cappellazzo: uno homicino aliegro in viso, con uno grandissimo naso, et il viso longo, con fanti a piedi intorno, che era una bella cosa a veder. Et driedo al Re era assà baroni, con veste de broccato d'oro che toccavano per fino in terra. Et dopo loro venne parecchi squadroni de homeni d'arme, come quelli da prima, che mai si vide la più mirabil cosa. Et intrato in la terra, sonando tutte le campane, li fu fatto riverentia a Sua Maestà da la Signoria era sentada lì a la porta di San Friano, come ho ditto di sopra. Era tunc temporis confalonier di justitia uno Francesco di Martino Scarfi. Et giongendo al ponte di Santa Trinità dove era uno carro con uno edificio con molti razi (arazzi) quando fo annonciata Nostra Donna, che parve cosa bella al Re; et seguitando el cammin passò per borgo San Jacomo et passò el Ponte Vecchio, et venne zoso per Ponte Santa Maria, el qual era tutto coperto di quella tela vi sogliono metter i botteghieri per rispetto del sole; et zonzendo in piazza, lì era uno carro triumphale, con uno grandissimo zio (giglio), et di sopra una corona di palme inarzentade, con rami de olive; et eravi su giovani con diversi instrumenti, che sonavano et cantavano, et salutorono el Re dicendo: ben vegna el liberator et restaurator de la libertà! et molte altre cose in laude dil Re. Et procedendo passò da casa de Zulian Gondi, passò via dal canto di Pazzi, et zonzendo in Santa Liberata smontò da cavallo et intrò in chiesia. Et zonzendo a la porta, quivi era el Vescovo con tutto el clero de preti; et menollo a l'altar grando, et ivi ringratiò Dio che lo havea condutto a salvamento, et da tanta zente che era, si durava fatica zonzer perfin a mezzo la chiesia. Et quivi sopra l'hostia in man di l'Arcivescovo solemnemente zurò de observare li capitoli, li qual saranno di sotto scritti, et mantegnirave Fiorenza in libertà, restituendole le sue terre; et volse che, versa vice, la Signoria di Fiorenza, nomine illius Comunitatis, li zurasseno sempre saranno fideli a sua corona et a la caxa di Franza. Et poi ritornato con gran furia fu messo a cavallo, per esser piccolissimo, et fu menato in la via larga, perchè era sì grande la calca, che non si poteva seguitarlo, et era notte, et dismontò da cavallo. A la caxa de Piero de Medici era apparato per Soa Maestà con tante zentilezze, che mai più si vide tale, dicono i Fiorentini. Primamente era coperta tutta la via de mantegli de roversi azzurri con zigli zali, et con uno cornisone con le arme dil Comune et dil Re, et cussì sopra lo usso (uscio) che usciva a la scala con festoni acconci ornatamente, et cussì sopra la loza dentro, più degnamente che non si potrebbe contare, con tanti zigli e con tele zale. La camera tutta conzà di broccato d'oro. Et il simel in caxa de Piero Francesco pur de Medici, con uno tondo in su lo usso (uscio), messo a oro con le arme dil Re, et con festoni pendenti da lati, con penne inarzentade conze degnamente, et di sopra con uno vaso inarzentado et con uno lauro in ditto vaso, pur inarzentado, et in caxa benissimo aconzo, con panni d'oro per coperte di letto, cose bellissime d'ornamenti, et una lettiera de avolio con le casse de avolio. Et in questo mezzo si era fatto notte, et la Signoria fè metter uno bando, che ognuno mettesse lume a le finestre per fina a le 5 hore, sotto pena di la disgratia loro: et cussì fo fatto per poter allozar Franzesi, et pareva zorno, tanta luce vi era. Et subito zonto el Re, dimandò di le medaie, cammei et porzellane di Piero, che erano cose di grande estimatione, però che Lorenzo suo padre molto si deletava; ma perchè erano sta strafurate da li soi, et scose in li monasterii, non le potè haver. Et Fiorentini li presentò la caxa preditta di Piero, ma lui non la volse accettar, et molto instigava la tornata di Piero, facendoci tutto a ciò ritornasse: tamen Fiorentini mai volseno consentir, imo li chiesero una gratia, che tutte le arme de Medici, erano depente per la terra et nel palazzo, fusseno dispegazate, a ciò non vi restasse memoria di loro, et che la parte seguiva Piero fusse cazzata dil governo; et levono alcune caxe antiche, le quale un tempo erano stà basse, et da Medici subposte. Francesco de Medici nominato di sopra, a ciò non fusse più chiamato de caxa de Medici, essendo ditta caxa venuta tanto in odio a Fiorentini, volle che de caetero fusse chiamato di la caxa de populani, et mutò l'arma che prima era sie balle rosse in campo zalo, et una a questo modo come è qui pinta, et al presente levò l'arma, zoè una rosa in campo bianco, ch'è l'arma di la Comunità. Et questo intrò al governo di la città, et ogni exilio et confiscatione per sè stessa era levata col governo di Piero. Adoncha per il scaziar de Medici niuna caxada di quelle lo seguiva fo mandate fuora de Fiorenza, ma ben quodammodo private, zoè che non erano elette al governo di la Republica, benchè etiam fino li soi medesimi fonno contrarii a esso Piero. Et questa Signoria, che era al presente 8 et il confaloniero di justitia, i quali habitano in palazzo, era di quelli pur fatti mentre Piero era in Fiorenza, et compiteno li do mexi di loro dignità. Ma, compiti, fonno refati de altri, et fatto uno nuovo ordene, secondo come di sotto il tutto chiaro sarà scritto.