Capitoli conclusi tra il Cristianissimo Re di Franza et Comune di Fiorenza a dì... Novembrio 1494 in Fiorenza, firmati[105].

Oratio Marsilii Ficini Florentini ad Carolum Gallorum regem habita...... Acta Florentiae die... Novembris 1494. Dixi[106].

Protesta Regis Franciae ad Alexandrum pontificem et universis et singulis[107].

Questo protesto fo mandato ad Alexandro Papa et Collegio de reverendissimi Cardinali, el qual poi a ciò tutti lo vedesse et potesse ben leggerlo a suo piacere, fu butado in stampa, latino et vulgare, et venduto per tutte le città de Italia.

Quello seguite in Fiorenza mentre el Re vi stette et in Toscana.

A dì 21 de Novembrio zonseno in Fiorenza, dove era el Re, Domenego Trivixan et Antonio Loredan cavalieri, ambassadori di la Signoria di Venetia, deputati a esso Re di Franza, et senza altro honor se ne andono con la sua brigata a dismontar al hostaria. Questo perchè in quel zorno medemo fu certa novità di populo ivi, adeo che quasi tutto el populo armato era corso a la piazza, per caxon di alcune presomptione havea usato certi baroni franzesi. Però che Fiorentini si haveano redutto in conseglio per consultare li fatti loro, et etiam per trovar danari che il Re dimandava, iuxta la forma di capitoli. Et mentre erano Fiorentini a tal consultatione, questi Franzesi dubitando quello voleva dir questo star tanto in conseglio, volseno intrar in palazzo et etiam nel ditto conseglio, dicendo volevano intender la cagione stevano tanto serrati a consultar. Et li fo risposto consultavano el fatto loro, et che non volevano che ditti baroni intrasse nel loro conseglio. Unde uno di quelli franzesi desnuò uno pugnal verso il portinaro, volendo al tutto intrar: per la qual cosa la Signoria fece sonar campana a martello, unde tutta Fiorenza si messeno in arme, et si pur uno havesse principiato, sine dubio tutti li franzesi che ivi si trovavano sarebbe stati tagliati a pezzi, perchè in Fiorenza è un gran populo, et, come fo ditto, era appresso persone XV milia da fatti su la piazza. Et el Re meravigliandosi di questo, benchè le sue zente erano volonterose di far qualche movesta, per haver causa de metter la terra a sacco, ma considerando el pericolo havea a seguir, a mettersi a furore populorum, ordinò a le sue zente stesseno in pase, et cercò di adattar le cose. Et mandò a dimandar a la Signoria quello havea voluto dir questo, et intesa la cagione, al meglio si potè fo a ditti fiorentini fatto diponer zoso le arme, et la Signoria medema venne ad excusarsi alla Maiestà dil Re, con la qual fra Hieronimo di S. Marco di l'ordine di San Domenego, reputato in Fiorenza santo, come ho scritto di sopra. Et disseno Sua Maestà non se dovesse meravigliar, perchè quel populo era di tal sorte che, a uno segno, tutti se redusevano armati a la piazza ad aspettar il mandato di la Signoria, per conservation de loro libertà; et etiam perchè pur intendevano che quella voleva promover el ritorno de Piero de Medici, la qual cosa el populo non la poteva sopportar, per le tirannie havea quella caxa fatto. Et come vidi una lettera venuda di Fiorenza, che el Re protulit haec verba: li cieli et le stelle voleva che noi desfassemo Fiorenzai et nui li volemo obstarli. Etiam è da saper che Fiorentini antivedendo a molte cose, havendo a vegnir questo Re in Fiorenza, ordinono un bel modo di adunar zente in la terra a li bisogni, et elexono XXX commissarii, i quali andasseno per le ville, castelli et terre vicine dil suo territorio, et far che quando sentivano sonar la campana dil palazzo di la Signoria, la qual di raro vel numquam si sona a campana e martello, se non quando intravviene qualche novità grande: et fo sonata al tempo che Piero de Medici andò attorno la terra, come ho scritto di sopra, cussì etiam li campanelli di le chiesie dil contado de Fiorenza dovesseno sonar, nè mai restar se quella prima di la città non restasse; et che tutti, a tanti per caxa, dovesseno correr armati come meglio potevano a Fiorenza a ubidientia di la Signoria. Questo feceno a ciò el Re non li venisse voglia di far qualche movesta, essendo con cerca X milia persone allozato in la terra: ancora secretamente feceno intrar molti del contado armati in Fiorenza, i quali stevano occulti, a ciò in omni eventu fusseno presto preparati. Et questo fu la causa che nè Fiorentini poteno mandar contra li ditti ambassadori, nè etiam uno de primi baroni dil Re, al qual era stà commesso dovesse venirli contra et honorarli. Et zonti ditti oratori, sedate le cose, Fiorentini si venneno ad excusar, et li consignono una caxa honorifice preparata, et cussì etiam ex parte Regis venneno ad receverli, narrando la cagione che non erano venuti contra. Et poi andono a la presentia dil Re, dal qual fonno benigne ricevuti; et exposeno a dì 25 la loro imbassata, sì publica quam privata, et con el Re andò per fino a Roma et deinde a Napoli, come tutto scriverò di sotto.

Et Pontifice Romano, come capo di la Christianità, essendo suo ufficio di veder pacificar le cose, maxime in Italia, vedendo che el Re non havea voluto parlar a Lucca al Cardinal di Siena legato suo; et vedendo che el cardinal Curcense, tituli Sanctae Mariae in Cosmedin, di natione franzese, el qual noviter, a riquisitione dil re Maximiliano, da questo Pontifice fu creato insieme con XI altri cardinali ne l'anno 1493 di Dicembre, voleva venir a trovar il Re a Fiorenza, li commesse alcune cose dovesse dir a Sua Maestà et detteli zerca quella legatione, zoè veder di adattar, potendo. Ma non potè far nulla, nè etiam molto si scaldò, per esser franzese. Ma pur el Papa terminò di star constante, et al tutto metter sue forze in ajuto dil re Alphonso, al qual concesse tutti li passi de entrar in Reame che era di la Chiesa, a ciò li fortificasse et mettesse custodia, come ho scritto di sopra. Ma Colonnesi non restava di far a Romani il pezo potevano.

El cardinal Farnese, fatto legato in Patrimonio, volendo intrar in Montefiascone, loco di la Chiesia, non fu accettato; ma Franzesi poi intrò zerca 4000 a dì 26 Novembrio, come dirò di sotto.

Ritorniamo a Pisani. I quali, partido el Re di Pisa, cerca XXV zoveni figlioli de principali cittadini andono alla cazza et preseno molte selvadesine, et cussì tutti vestiti a uno modo de turchino, con l'arma et insegna dil Re nel petto, venneno a trovar el Re a Fiorenza, et presentarli quello havevano cazzato. La qual cosa fo al Re molto accetta. Unde questi fonno con bel modo da Fiorentini retenuti, benchè el Re l'havesse molto a mal, et però volse mantenir Pisani in libertà, et zerca Pisa non servar li capitoli a Fiorentini. Et ancora Pisani intendendo che 'l Re havea fatto uno capitolo con Fiorentini zerca loro, per el qual pareva non dovesseno esser (come erano) reduti in libertà, mandono al Re soi ambassadori, i quali fonno Bernardin de Lagnolo cavalier, Simon Francesco de Orlandi et Piero Griffo jur. doct., a ciò ottenesseno da Soa Maestà la libertà. Et questi da poi che alcuni stetteno seguitando el Re, da poi il suo partir de Viterbo, ottenneno carta et privilegio rimanesseno in libertà con alcuni capitoli: tamen che dovesseno pro nunc levar le insegne sue, et esser sotto li soi do governadori et capitano ivi lasciato. Et cussì ditti oratori ritornono a Pisa.

Ma è da saper che Pisa è camera de imperio, et ex consequenti ditto Re non ha alcuna jurisditione, nisi in armis, de redurli in libertà.