Ma el Re de Franza preditto, essendo stato in Fiorenza zorni XI, habuto danari da Fiorentini, zoè ducati 50 milia, havendo visto la terra, però che tal hora vi andò a cavallo quella vedendo, fo a messa a S. Johanne et Santa Liberata; et ritrovandosi ivi ambassadori de Senesi, che l'aspettavano per compagnarlo in Siena, li dava passo et vittuarie, offerendoli la terra, come sempre havevano fatto, per la devotione portavano a la casa di Franza, i quali fonno Zuan Antonio Saracini et Bartholomio di Carlo franzoso. Questi pregono Sua Maestà che con più poca zente potesse dovesse intrar in la città. Za era venuti a la presentia dil Re li cittadini fora ussiti di Siena, i quali del 1487 fonno discacciati da la parte contraria, pregando el Re volesse farli ritornar in Siena. Et cussì el Re cercò di farlo, benchè non potesse ottenir questo da Senesi, come dirò di sotto. Et el Re lasciato do soi ambassadori o vero commessarii in Fiorenza, secondo la forma di capitoli, i quali fonno monsig. di la Mota, el qual non molto da poi fo mandato ambassador a Milano, et ne successe uno altro chiamato Gian Francesco general di Bertagna catelano; et l'altro pur lassato in questo tempo fu el presidente dil Delphinà. Et a dì 28 Novembrio da po disnar partì de Fiorenza, et andò mia 3 a uno monasterio di la Certosa, dove è una bellissima et forte fortezza, cussì è fabbricato ditto monasterio, et quivi se puose. Insieme vi seguiva li ambassadori de Venitiani; et Fiorentini etiam vi mandò fino a Siena, et do che dovesse seguir Sua Maestà sempre, zoè Francesco Soderini episcopo di Volterra, et Neri Capponi. Ma lasciamo qui el Re, et quello in questo mezzo seguite scriviamo.

Za le sue zente erano andate parte avanti avviato verso Siena, et anche su quel di la Chiesia, facendo corrarie et prendendo alcuni castelli per caxon di haver vittuarie. Et mentre che el Re era in Siena mandò monsig. di Mompensier con 3500 cavalli avanti in Siena: el qual havendo intelligentia con quei de Acquapendente, ch'è una terra dil Papa, mandò 1500 cavalli, i quali ivi presentati ebbeno subito la terra. Et cussì si andavano sparpagnando per quelli castelli vicini di la Chiesia, et dannizavano, benchè, dove andava, subito li era portate le chiave, come fu Orvieto, Montefiascone et altri luoghi, i quali non accade qui descriverli.

In questi zorni accadette di una preda fatta per Franzesi, la qual non voglio lassar di scriver, ch'è una madonna Julia di Fieschi, moglie dil sig. Ursino sig. di Brassanello, ch'è uno castello appresso Viterbo, et sorella dil cardinal romano chiamato Farnesio, novamente da questo Pontifice creato cardinal, et era favorita dil Pontifice, di età giovine et bellissima, savia, accorta et mansueta, la qual era venuta de Roma a uno sponsalicio de alcuni soi parenti, et partita di uno castello a presso Montefiascone o vero Acquapendente, ivi ne la strada con zerca cavalli 40, et molti di quelli era in sua compagnia, de la fameglia dil cardinal preditto, el qual non era stà accettato in Montefiascone, et era ritornato a Viterbo legato. Or da uno monsig. di Alegra fo presa, et poi menata a Viterbo, come dirò di sotto: et inteso chi la era, dette taglia ducati 3000, et scrisse al Re di questa presa, el qual non la volse veder. Ma lei scritto a Roma come era benissimo trattata, et che li fusse mandato la taglia, essendo stata alcuni zorni lei con le sue donzelle con Franzesi a Viterbo, habuto la taglia, benchè altri dicono per liberalità di quel che la prese non volse taglia niuna, ma libere con 400 Franzesi foe accompagnata fino a le porte di Roma, et ita fuit.

Ma el Re, partito di la Certosa, venne de sera a San Cassano, et ad allozar a Poggibonzi, lochi di Fiorentini, demum intrò in Siena. Ma prima che descriva el modo et ordine et quello fece in Siena, voglio di Fiorentini scriver alcuna cosa.

Successo a Fiorenza da poi la partita dil Re.

Fiorentini, benchè havesseno conclusi li capitoli con el Re, che li fosse reso li soi luochi, pur per più securtà esso Re volse tenir Serzana, Serzanello, Pietrasanta, el forte de Livorno, et si pol dir di Pisa, et in Fiorenza lassò li do sopra nominati. Tamen non mosse in ditti luoghi le insegne de Fiorentini, ma ben li custodi, et vi puose de suoi franzesi.

Ma, partito el Re, deliberorono di far li loro ufficii, essendo tempo de li do mesi di mutar Signoria, et cussì elesseno una parte de cittadini in palazzo di signori, et tra loro questi ufficii i quali parte, maxime li accoppiatori, dovesseno durar uno anno, li nomi di quali qui sotto saranno scritti. Ma el populo, inteso questo modo novo, non volendo tollerar, si levono a rumor, et corseno tutti sopra la piazza, unde fo deliberato a far a questo modo, compito el tempo de questi deputati che era uno anno, di governarsi secondo el costume vecchio, zoè che tutti quelli di Fiorenza potesseno venir a consiglio compiti anni XXX, essendo stato però o loro, o il padre, o suo avo, intro uno di questi tre officii, o vero di signori, o confalonieri, o di collegio; et non vi essendo stati, come è ditto di sopra, non se intenda dil loro consiglio. Dove, questo numero reduto, dovesseno deliberar el modo de li officii haveano a far, maxime la Signoria, come cussì feceno, qual intenderete lezendo più avanti. Tamen pro nunc quelli officii fatti restasseno, et cussì fo sedato el popolo fiorentino.

Questi sono XX accoppiatori creati per uno anno.