Havendo non con piccola fatica reduto in fine, Serenissimo et Excellentissimo Principe, l'opera già divulgata degna et di farne extimatione di la venuta di Carlo re di Franza in Italia et successo de tempi fino l'hodierno giorno, et compita, deliberai dedicarla a Tua Serenità, sì per esser capo di la Republica et benemerito, quam perchè sia eterna memoria che sotto Tua Sublimità sia seguito in brevissimo tempo cose in tanto volume descritte. Et non senza summa laude di quella vi si puol scrivere alcuna cosa, per li modi tenuti, per le cotidiane fatiche, sapientissimi consegli, frequenti consultationi, non parcendo alla età septuagenaria, alla complexione nobilissima, alla degnità ducal, ne la qual cercar si doverebbe di conservarsi longamente, ma con ogni diligentia voluto esservi a tutti consegli del Senato, primo a intrare et ultimo a ussire, antivedendo a molte cose per le quale è seguito la grande gloria a questo illustrissimo Stato, et ben è nominata Tua Excellentia da quel divo Augusto Cesare, al quale se attribuisse fusse il primo huomo ne molti secoli. Adonque la città nostra veneta sempre di Augustino Barbadico sarà memore: conciosia che è intervenuto più ardue et importante materie sotto il Tuo ducato, che sotto niuno altro principe che sia stato, però che ho voluto veder li annali et croniche, et etiam qual cosa col parvulo ingegno mio ho descritto, ch'è la Vita di Doxi ab urbe condita fino a Tua Sublimità, la qual con tempo, Domino concedente, si darà fuora. Perchè in questo tempo non solamente vi si combatteva di uno Stato[31], ma, ut ita dicam, tutta Italia vi andava in preda, et si sottoponeva a gente gallica, la qual, secundo l'antiche hystorie, mai hanno potuto longamente dominar in quella, nè mantenir alcuno Stato acquistato da loro, ma sempre sono stà scacciati vituperosamente. Perchè havendo l'eterno Iddio posto le Alpe per termene, che barbari e tal generatione fusseno divise dalla italica gente, la qual parte de Italia secondo cosmographi et scriptori de siti è la più bella parte di la terra habitabile, et più fructifera, licet poca vi sia, cussì mai non li ha lassato Iddio molto in questa parte prosperare: cominciando da Brenno, el qual, come scrive Giustino, venuto in Italia fece molte cose, et Roma brusò, demum da Camillo romano fu scacciato de Italia; et cussì in varii tempi leggendo le hystorie si trova Galli esser stà sempre scacciati, et simile altre generatione barbare venute più volte per quella subjugare, zoè Hunni, Gothi, Ostrogothi, Longobardi, Ungari et altre gente lontane, che per non tediare Tua Sublime Signoria, qui pretermetterò dover narrarle. Quanto aduncha questa Italia e tutti li potentati siano obligati, da poi quello dal qual procede il tutto, a questa inclita Republica, per le cose successe, per mi verissime qui descritte, si vederà, per haver scacciato quello che sotto specie di andar contra infideli voleva depredarla. Quanto re Ferando di Napoli deve adorare il tuo nome come rappresentante del Senato, per esser con le tue forze et sapientissimo governo ritornato nel regno, el qual di voluntà havea lassiato, et parte di quello recuperato et va per giornata recuperando; sed de his hactenus. Concludendo vi si puol dire di Venetia: Dum mare delphinos, dum caeli clara tenebunt sydera; dum gratas tellus dabit humida fruges; dum genus humanum sua deget saecula terris, splendor erit toto Venetum celeberrimus aevo. In questa opera aduncha leggendo si vederà, invictissimo Principe, tutto il successo, giorno per giorno, da poi la partita di Carlo re di Franza fino alla sua ritornata, et non solum quello Sua Majestà seguiva, ma etiam quello in diverse parte de Italia uno et eodem tempore si faceva, cosa non senza grande fatica et continua sollicitudine investigata. Et sopra tutto la verità, perchè questo è potissimo in historia; come etiam feci de la Ferrarese guerra, intitolata al Serenissimo Johanne Mocenico antecessor Tuo, sotto dil qual ducato la fue, ne la qual etiam Tua Excellentia è nominata, per quello che tunc in diverse legationi si adoperò. Or in questa ho tenuto un modo assà chiaro per non confondere li lectori di tempi. Et ancora, Principe Serenissimo, quando da le fatiche publiche harai alquanto di ocio, leggendola, son certo troverai cose degne di memoria et varie, et fortasse a molti incognite, che sarà di summo contento a Tua Sublimità, et a questo mio gloriosissimo Senato, et molto gratissima a quelli leggeranno et hanno piacer de historie, et sapere li facti in Italia seguiti, opera di grande utilità, maxime a quelli che partengon salire al governo publico. Et benchè ne sia molti che tal gallica historia habbi descripto sì in latino, come Marco Antonio Sabellico, huomo litteratissimo et veterano in tal cose, et altri nel sermon materno; et questi o con più alto stile o con nova forma haranno formato loro scritture: ma io non curando di altro che di la verità, ho fatto questa, vulgari sermone, acciò tutti, dotti et indotti, la possino leggere et intendere, perchè molto meglio è faticarsi per l'università che per rari et pochi. I quali, ancora che buona fusse, son certissimo si latina l'havessi descripta, mi harebbeno biasemato; et ben che si havesse potuto respondere quello che alli detractori di questa li dico per mia excusatione: mala sunt, sed tu non meliora facis, secondo il ditto di Marciale poeta. Adoncha con jocunda faza receverai il piccol dono dil patricio tuo, el qual, tal qual è, lo dono, dedico et mando a Tua Sublimità, alla qual quanto più posso iterum atque iterum me commendo. Vale, valeatque Excelsitudo Tua, ut opto.
Ex urbe veneta, in aedibus habitationis, anno MCCCCLXXXXV ultimo Decembris.
Adsit omnipotens Deus.
Marini Sanuti Leonardi filii patricii veneti de Adventu Caroli regis Francorum in Italiam adversus regem Neapolitanum, anno domini mcccclxxxxiiij, regnante Alexandro sexto pontifice maximo et Augustino Barbadico Venetorum duce. Incipit liber primus.
Carlo octavo re di Franza, da poi la morte di re Ludovico suo padre, successe nel regno, di età di anni XV, et fo incoronado a Paris ne la chiesia de Sancto Dionysio, secondo il consueto regio, ne l'anno di Cristo 1483[32]. Questo, vivente patre, stette scoso in una città ne la Franza, chiamata Ambosa (Amboise), per molti anni; adeo si credeva el re Ludovico non havesse figlioli: et questo fece il padre per dubio che li baroni non el sublevasse contra di lui, come fu facto di esso Ludovico contra Carlo septimo suo padre. Et fu maridato in la fiola de Maximiliano, figlio di Federico terzo imperatore, nunc Re di Romani et successore electo de li sette electori elemani a l'imperio: nata di la duchessa di Borgogna, et per consequente sorella di l'archiduca Philippo, che adhuc in Borgogna regna, chiamata Margarita. La qual donna, non essendo in età perfetta, expetando il tempo dil futuro sponsalicio in la città preditta di Ambosa, sette anni vi stette[33]. Ma esso re Carlo, cupido di augumentar el regno, essendo morto in quello tempo el duca Francesco di Bertagna senza figlioli mascoli, et non era rimasto di lui se non una figlia unica, la qual quello ducato governava, era promessa in moglie a Maximiliano sopranominato, con grande exercito vi andò, et aquistato quel regno del 1490, in l'ultima terra di detto ducato chiamata Rennes[34] trovò ditta madama Anna fia dil duca preditto, et quella volse per moglie, benchè fusse con re Maximiliano promessa come ho ditto, repudiando ex consequenti la fiola di esso Maximiliano, che per esser sua moglie lì nella Franza dimorava. Et mandoe do ambasciatori a Roma a Innocentio octavo pontefice, i quali fue l'abbate di Santo Dionysio al presente Cardinal, et l'abbate di Santo Antonio di Vienna per cagion di spensare e l'una e l'altra promessa[35]. Et celebrate le nozze a Turs[36] ne la Franza, li fo mandati per diversi potentati oratori a congratularse sì de tal felice matrimonio, quam dil paese acquistato di novo. Unde per Vinitiani vi andoe Zaccaria Contarini et Francesco Capello cavalier, i quali ambedoi fonno di militia da esso cristianissimo Re adornati ne l'anno di Cristo 1491[37]. Et volendo mandar la fia di Maximiliano a uno de primi suoi baroni di caxa regia, lei minime volse, nè il padre mai consentì, al qual honorifice, ut decebat, fo rimandata. Et poi con ditto Maximiliano venne gran discordia per tal repudiatione, et toltoli la moglie, pur a la fine, interposti ambasciatori, maxime per il re di Franza el principe di Oringia (Orange), el qual era prima nimicissimo de la casa di Franza et a l'acquisto di Bertagna molto danizoe esso Re, ma poi fu causa di far le nozze sopraditte et etiam di pacifichar fra questi do re le cosse, come di sotto al loco suo tutto sarà descripto, Deo concedente. Oltra di questo, negando di dar al re de Ingilterra el tributo assueto, Englesi non volendo tollerar, el re Henrico che al prexente quella isola domina, armate nave cento a Dobla (Dover), in persona, con non poco exercito di persone, zerca vinticinque milia, et fo ne l'anno 1492 dil mexe di Ottubrio, et dismontati a Cales, ch'è una terra mia trenta vicina a l'isola predicta, et messe campo a una terra chiamata Bologna di esso re di Franza, lontana da Cales zerca mia XVIII, et quella strense. Et venuto exercito franzese, ne fo morti di l'una et l'altra parte assà zente, tamen poi sono pacificadi, et Carlo re promesse dar annuatim scudi sessantamilia, sì come re Edovardo havea[38]: et cussì etiam queste cosse fo conze. Ancora questo Carlo re havendo inimicitia con Ferdinando re di Spagna, el qual in quelli tempi havea da la setta maumecthana de Mori acquistato (non senza grande fatica) el reame tutto di Granata, et ne l'anno 1492 a do di Zenaro intrato ne la città di Granata, et scacciato (Abu Abdallah)[39] lhoro re, et reduto sotto la pristina fede cristiana el suo dominio, che da più de 680 anni Mori lo havea posseduto: et questa inimicitia venne con detto re di Franza (e) questo, perchè esso Re di Spagna tentava di recuperar el contado di Rossiglion et Serdania (Cerdagna), quali altre fiate per don Johanne re di Ragona suo padre fonno impegnati et dati al re Ludovico di Franza, padre di Carlo predicto, sì per danari habuti quam per zente et presidio che li prestoe, quando la Cathelogna si ribelloe, per caxon di recuperarla. Ma, mandati ambasciatori citra ultraque parte, feceno pace perpetua, et libere Carlo re dette et assignoe a Ferdinando preditto la città di Elna (Elne) et Perpignano, con el resto de ditti contadi soprascritti, et feceno accordo tra loro, acciò dil reame di Napoli non se impedisca, et la publicatione di la paxe quivi è posta, acciò il tutto chiaramente intender se possa.
Bando fatto ne la città di Barzellona adi 16 Settembrio[40] 1493 in presentia di uno secretario dil re di Franza et di tre homeni d'arme franzesi, del qual bando el ditto secretario ne ha fatto atto publico lì in Barzellona.
Hora aldì (udite) generalmente che ve fanno a sapere per parte de la Maestà del signor re don Ferando et donna Ysabetha per la gratia de Dio re e regina di Castiglia, de Aragona, de Lione, de Cicilia, de Granata, de Toledo, de Valentia, de Gallicia, de Maiorica, de Sibilia, de Cordovia, de Murcia, de Giaen, de Algarve, de Algezira, de Gibeltar, de le isole de Canaria, conte de Barzellona, signor de Biscaia e de Molina, duca de Athenes et Nichopatria (Neopatria), conte di Rossiglion e Serdania, marchese di Erystain (Oristano) e conte di Gociano, che sono state fatte e promesse e iurate vere alianze e confederatione perpetue infra li ditti re e regina et lo illustrissimo signor don Johan principe de le Esturie e de Girona et cet., figliolo primogenito et legiptimo successore de le sopraditte Maestà, et in li loro regni et terre et de loro successori da una parte, et da l'altra lo cristianissimo signor don Carlos per la gratia di Dio re di Franza, et per lo illustrissimo signor don Carlos principe et delphin de Vienna figliolo legittimo del cristianissimo Re, in lo reame di Franza, terre e signorie di quello et de loro successori da l'altra parte, in questa maniera che hora e perpetualmente le sopraditte Maestà sono e saranno per loro e per li loro sopradetti successori et per li loro reami, terre et signorie, boni fradelli e amici, aliati e confederati, amico de l'amico e nemico de l'inimico enverso de tutti e contro tutti, senza reservatione de persone alcune, de qual se voglia condition o dignità o stato che siano, salvo la Santità del Nostro Signor el Papa. Et altramente, come più stensamente è commemorato ne li articoli e capitoli de le alianze e confederatione promesse fatte e iurate infra le ditte Maestà e per la sopraditta causa, per parte de le sopraditte Maestà se notifica a ogni homo generalmente de qual se vuol conditione e stato che siano de li loro regni e signorie, che liberamente habino a conversar, negociar et contractar con ogni segurità tutti li subditi del cristianissimo re di Franza, vegnando e andando ne li regni et terre de loro Maestà, e cussì per converso li subditi nostri ne le terre e regni dil cristianissimo re di Franza, cussì come si tutto fusse una signoria unita, come per le ditte alianze e confederatione si ha ordinato e facto et jurato.
Et havendo cussì placato le cose de Spagna et de Ingilterra, prima obtenuta la Bertagna, et tasentate le discordie con Maximiliano re di Romani, essendo il regno suo pacifico, volendo imitar le vestigie de soi progenitori cristianissimi chiamati Caroli, però che septe vi fue, maxime di Carlo figlio di Pipino re di Franza et imperatore romano, la cui fama è grandissima, et non immerito fu chiamato Magno; mosso etiam (come diceva) da zelo di la fede, per discacciar Turchi del suo dominio et recuperar la Terra Santa, da Mori tenuta za gran tempo; et visto molte prophetie che chiaro parla come lui doveva far molte cose, le qual per non essere al proposito qui pretermetterò di scriverle; mosse l'animo et fece qualche pensier di venir con grande exercito in Italia, et primo acquistar il reame di Napoli a lui, dicendo, jure hereditario dovea pervenir, la cui historia di sotto sarà scripta, et instigato, immo cotidie sollicitato dal principe di Salerno, uno de' primi baroni dil reame di Napoli sopraditto, el qual fuggite lì in Franza quando Ferdinando re di Napoli discazoe li baroni dil suo reame, i quali insieme si haveano accordato contra di lui, zoè: el gran siniscalco principe d'Ariano, conte di Capazo, principe di Bisignano, principe d'Altemura, marchese di Bitonto, esso principe di Salerno et il conte di Montoro con molti altri, et assà numero di baroni et quelli di l'Aquila, dove fu molta guerra in ditto reame, aiutandoli maxime Innocentio octavo pontifice, el qual assoldoe per capitano de la Chiesa el signor Ruberto di San Severino, tunc temporis uno de primi de Italia in arte militari, et questo andato con gente in reame, dove li venne a l'incontro Alphonso duca di Calavria, che al prexente di Napoli è re[41], fino appresso Roma, et fonno a le mani et durò la battaglia fino la sera: tamen niuno di loro fonno vincitori. Ma li baroni, cussì come da prima erano uniti, cussì poi tra loro hebbeno varie opinioni. Alcuni volevano darsi a la Chiesia Romana, altri a la Signoria di Venetia, altri chiamar Turchi in Italia in suo soccorso, et altri volevano sublevar nel regno Renato duca di Loreno disceso di la caxa de Anzò, che fu nepote di Renato, che za fu Re di la Puja, a cui dicevano ditto reame dover expectare. Ma dapoi molte cede (uccisioni?), pacificato el Pontifice con esso re Ferdinando, con conditione dovesse etiam far paxe con soi baroni e perdonarli le offexe, al qual iureriano fedeltà et omaggio. Unde per questo li baroni preditti sub fide regia andono a Napoli a inchinarsi et dimandar perdono: et venuti, parte in castello de comandamento regio fonno retenuti, parte morti, altri in carcere serrati. Ma questo sapientissimo principe di Salerno, accorgendosi di quello li saria intervenuto, fuggite di Napoli, et di mano di Ferdinando, incognito, con grandissima arte, scampoe dil reame. Et gionto a Roma, d'indi partito, venne a Venecia, demum capitoe in Franza, et fu ne l'anno di Cristo 1486, dove da quello Carlo re et quelli governava quel regno fu benigne et honorifice ricevuto, datoli provvisione et zente, nella impresa di Bertagna fu operato, et valorosamente si portoe. Questo principe insieme con altri baroni subito gionti terminono di metter ogni loro inzegno ad exortar esso Re, e la sua corte et gran parlamento, che volesseno far le vendette de ditti baroni. Questo perchè sotto la fede dil Pontifice, di esso Re di Franza et Senato Veneto, quelli andono a Napoli et messeno gioso le arme, unde mal capitono. Benchè Innocentio pontifice, non volendo patir tal ingiuria, comenzò quasi di novo a far guerra con Ferdinando, et etiam exortoe Venitiani a non patir questo, i quali vi mandoe ambasciatore a Napoli Marco Antonio Morosini, cavalier splendidissimo, acciò vedesse di conzar le cosse[42]. Et già li baroni ritenuti erano stati morti, non vi essendo rimedio, in fine col Pontifice et Re pacificono le cosse. Ma pur esso principe di Salerno non restava di sollecitar in Franza che il Re venir dovesse in Italia, et acquistar ditto reame, mostrando chiaro che alla sua corona perveniva, benchè poco era da quelli baroni primarii gallici audito. Et acciò meglio s'intendi è necessario di scriver il modo che ditto reame è pervenuto alla caxa di Aragona. Questo reame di Napoli o vero di la Puja, alias dominado per re Ladislao che fu figlio di Carlo, el qual Carlo fu chiamato di Ungaria ne l'anno 1380 da Urbano pontefice contra la raina Zuana vecchia, la qual favoriva Clemente suo adversario nel papato, et haveva adoptato per proprio figlio et successore nel regno Ludovico duca di Angioia figliolo dil re di Franza, et per queste cagioni chiamò ditto Carlo, el qual venne con ottomilia cavalli et intrato in reame prese la ditta regina et quella uccise, et superoe li principi. Et l'anno sequente che l'hebbe acquistato, essendo morto Ludovico re di Ungaria senza figlioli, de volontà de tutti quelli principi fu chiamato in Ungaria, et di quel regno incoronato ancora Re, benchè poi per ordinatione di la Regina di Ungaria fusse advelenato et morì. Adoncha successe nel regno di Puglia ditto Ladislao, et regnò anni ventinove. El qual venuto in etade acquistò ancora il regno di Ungaria, benchè per sospetto di non lo poter mantenere poi lo vendesse, et con quella pecunia si conservò el regno di Puglia, et diventò prudentissimo, magnanimo et ne le arme expertissimo. Et dapoi la morte de Gioan Galeazzo duca di Milano acquistoe Perosa et molte altre cittade, et venuto a Roma sotto color di amicitia fu cagione di far levar tutto el popolo in arme contro Bonifacio nono pontefice[43], nel qual tumulto furono morti, come scrive Leonardo Aretino, undece de principali de Roma; et impaurito fortemente il Pontefice, con tutta la corte se ne andò a Viterbo. Et essendo Bonifacio morto, simelmente Ladislao, o vero, secondo alcuni, Lanzilao, prese Roma per absentia di Gregorio duodecimo successore del ditto Bonifacio[44]. El perchè Gregorio preditto, insieme con el collegio de Cardinali, privò Lanzilao di ogni sua dignità, et similmente dil regno, et dettelo a Lodovico figlio già de Lodovico de Angioja: et per questa cagione vendette Cortona a' Fiorentini[45]. Et, infermato a Perosa, fu portato a Napoli, dove fu fatto attossicare da' Fiorentini. Il modo fu che, amando la fiola del medico suo, con la qual spesso si trovava, tamen occultamente, or fu promesso a ditto medico molta pecunia, se teneva modo di far morire Lanzilao. La qual cosa acconsentendo el medico, chiamò con parole dolce uno giorno la figliola, et dissegli: piacemi che te inzegni quanto puoi, che lo tuo padre sia suocero di tanto Re et avolo di stirpe regale: seguita pur che fazi cosa che in contento li sia, ma se farai a mio modo, te insegnarò cosa che lui ti amerà, et saremo tutti felici. Et lei contentissima. Or il padre fece uno veneno, chiamato da medici Nepello, et dettelo in uno fazzoletto finissimo alla fiola, et ordinò, quando dovea esser con il Re, si ungesse con ditto unguento nel luogo suo genitale. Venendo adonque il Re a lei, la giovenetta fece quanto il padre le havea imposto, et in quel modo de subito uccise lei el Re; et il padre di tal male non rimase impunito. Or, venuto a morte senza figlioli legittimi, successe nel regno Gioanna seconda sua sorella del 1413[46], et regnò anni ventiuno et, ben che la fusse di corpo femineo, fu non di meno di animo virile, et nel governo sagace et prudente, et per havere favor nel regno si maritoe a Jacobo conte de la Marca, el qual fra principi franciosi per natione et virtù si diceva esser el primo; ma vedendo lei che 'l marito voleva disponer ogni cosa senza sua saputa, sdegnata si partì da lui, per la qual cosa si divise subito el regno in più parti, perchè altre voleva il governo di lui, altre quello di lei, un'altra parte voleva Lodovico de Angioia, (un'altra) per fin doversi chiamare in quel regno Alphonso re de Ragona, el qual finalmente superando ogni altro fu adoptato per figliolo di essa Giovanna, benchè poi le fusse ingrato, et la scaccioe in poco tempo di Napoli, et la messe in una rocca, dove finalmente morì nel 1434[47]. Adoncha questo Alphonso, fiol de Ferdinando re di Aragona, cupido di acquistar novo regno, essendo vicino, però che dominava la Cicilia oltra Faro, deliberoe di passar in reame, et nel principio volendo esser da ditta raina Gioanna adoptato, sepius fo deluso, per la qual cosa passò con grande armata et exercito terrestre nel ditto regno, et il capitano di la Rocca marittima per forza di danari acquistoe, et cussì hebbe quello castello, non advertendo essa regina, la qual za havea adoptado Renato fratello di Lodovico de Angioia de la fameglia dil re di Franza, come è scripto di sopra, et za la Puglia dominava et era in Italia, et Alphonso preditto comenzò a seguir la ditta impresa. Et unum non praetermittam di scriver, che esso re Alphonso del 1435 combattendo la città di Gaeta, la quale da Zenoesi era fortemente difesa, unde Zenoesi armono dodexe nave et trentacinque galie con volontà et favore dil duca Philippo de Milano loro signore. Capitano de ditta armada uno Biasio Axerato (Biagio d'Assereto) et Helya (Sorleone) Spinola, et fonno a le mani con l'armata di ditto re Alphonso, la qual già era benissimo posta in ordine, et per diece hore duroe la battaglia, a la fine Zenoesi furono superiori et preseno Alphonso con doi frategli, zoè Joanne re de Navarra et (don Henrico)[48], Antonio duca di Sexa (Sessa), Joanne Antonio principe di Taranto et molti altri principi et signori più di 100, et 200 cavalieri, et acquistano di molta preda, i quali dal preditto Biasio capitano fonno presentati al duca Philippo, el qual, essendo liberalissimo, per acquistare fama grandissima gli riceveteno con grandissimo honor, in breve giorni li lassorno liberamente ritornar alle patrie loro, contro il voler de Zenoesi, i quali sdegnati si ribellono dil dominio duchesco, et caccioe fuora Obezino (Pacino Alciati) locotenente dil duca, che lì in Zenoa era, et si reduseno in libertà. Ma, ritornato Alphonso nel regno, obtenne Gaeta. Ma in questo interim sopravenne la morte di la ditta regina Zuana[49], et restoe la guerra tra esso Alphonso et Renato preditto, el qual za nella Puglia quattro anni havea regnato. Ma da poi molte battaglie, ne l'anno 1442 Alphonso Renato superoe et ruppe, el qual introe in Napoli. Dove Alphonso andatovi a campo, longa et durissima obsidione cingete, et vi stette do anni a campo, tandem per una cava subterranea le sue zente introe in la cittade, et cussì have la terra. Ma Renato intrato nel castello fortissimo chiamato Castelnuovo, dove lassoe a custodia uno Antonio Calvo zenoese, el qual di assà summa di fiorini li era debitore. Ma Zenoesi in suo ajuto li mandoe do grandissime nave piene di munitione et de zente d'arme, sopra le qual esso Renato con li suoi franzesi montoe, et venne a Pisa et da poi a Fiorenza, et non potendo più haver soccorso andò in Marsegia (Marsiglia) dove vi stette. Ma in quel mezzo el custode zenoese preditto, che era in Castelnuovo, habuto da Alphonso quella quantità di oro dovea dar a Renato, li dette et consignoe ditto castello, et si ritornò a Zenoa. Adunque habuto Napoli, preso alcuni baroni et ad altri perdonato, che li zurono fedeltà, ita che tutto quello regno non con piccola fatica venne sotto al suo dominio, et tornato in Napoli sopra un carro aureo, triomphoe di tanta victoria. Benchè poi ne l'anno 1453, che fu undeci anni da poi l'acquisto dil reame, Renato di Andegavia preditto, desideroso di recuperar il regno, fatto liga con Francesco Sforza duca di Milano et Fiorentini, venne con domilia cavalli in Italia, et andoe a Fiorenza. Ma il duca Francesco fatto gente, mutoe altro pensier, et venne contra Vinitiani, et nel Brexano et Bergamasco prese alcuni castelli, e fatto molte cede su quel di Pontevico, sopravenendo l'inverno, le zente andono a li allozamenti. Ma questo vedendo Renato lassoe suo fiol Joanne a Fiorenza[50], et si partì con cattivo animo sì contra il duca Francesco quam contra Fiorentini, però che non li haveano atteso alle promesse, e ritornò in Marseia, dove el resto di la vita sua ivi finite. Ma el re Alphonso, havendo regnado nel regno napolitano anni 22, dapoi sedate alcune discordie con Fiorentini, et ancora havendo regnado in altri regni, zoè Ragona, Spagna e Sardegna, accumulato grandissimo thesoro, morite in Napoli, nell'anno 1456[51], et non havendo legiptimi figlioli, el regno hyspano o vero di Ragona pervenne al maggior suo fratello don Joanne, jure hereditario, di qual è disceso questo re don Ferdinando, che al presente domina, però che Alphonso ebbe tre fratelli, lui primo, don Johanne ditto che fu re di (Navarra)[52], don Henrico maestro di S. Jacomo, et don Piero, el qual morite a l'impresa di Napoli soprascritta, et una sorella[53], la qual fu maridata a don Joanne re di Spagna suo parente consanguineo[54], in tempo del padre. Ma il reame di Napoli, il qual esso Alphonso per forza di arme et con sua industria havea acquistato, instituì et lascioe per testamento a Ferdinando suo fiol ex pellice, (quantunque) lo ditto regno dovesse ex instituto antiquo pervenir alla Sedia apostolica. Ma con voluntà di suo barba re don Joanne preditto, ne l'anno 1456, Ferdinando, morto il padre, comenzò a regnar. Benchè Calisto terzo pontefice, di nazione Catelano, di patria Valentiano, el qual alias di Alphonso re suo padre fu primo secretario, et quello incoronoe, essendo esso Calisto di animo excelso et magnanimo, statuì e tentò omnino di voler repeter ditto regno, nè mai Ferdinando volse investir: ma sopravenne la morte et fo disturbato. E da poi successe Pio secondo, di natione senese, el qual, licet reclamantibus Gallis, confirmoe Ferdinando nel regno, et quello a Roma coronoe con gran pompa; ancora in parte il censo antiquo et assueto a dar alla sedia apostolica, zoè fiorini 60 milia annuatim, relassoe[55]. Ma è da saper che prima Joanne Andegavense, olim fiol di Renato, havendo inteso la morte di Alphonso, et che Calisto non voleva investir Ferdinando di questo regno, con ajuto di Jacomo Picenin mosse guerra a Ferdinando, et passò in Italia, et fo a le mani con le zente di Ferdinando preditto, et quelle ruppe et scaccioe al fiume Sarno; ma sentendo tal rotta Pio pontefice, dubitando Franzesi non prosperasse, li mandoe contra Federico di Montefeltro duca di Urbino, capitano di la Chiexia, insieme con el signor Alexandro Sforza di Pesaro, et veneno in Marsos, acciochè Jacomo Picenin, condutto dal duca Joanne de Angioja preditto, non potesse venir contra Ferdinando; per le qual cose, con lo ajuto di Dio, esso re fugoe di la Puja ditti Franzesi, per la qual vittoria molti signori, qui gallica arma sequebantur praeterito, con Ferdinando si accordoe et ebber stipendio, altri sono rotti et fugati. Ancora questo re Ferdinando con Paulo secondo Pontifice, di natione veneto, che a Pio successe, have alcune discordie per caxon del tributo, el qual non solum non voleva ogni anno pagar, ma voleva che li fusse lassato come papa Pio secondo in suo tempo havea fatto. Demum etiam con Venetiani nascete qualche discordia per caxon di la ixola de Cypri, la qual al presente pretermetterò per non esser a proposito. Et poi ne l'anno 1480 Maometh othomano gran sultan et principe de Turchi deliberoe di acquistar la Italia, pacificato le cosse con Venetiani, et mandoe la sua armata in la Puja, et prese Otranto, ch'è fortissima et grande cittade, capo di la Calavria, et quella per alcun tempo tenne. Ma sopravenendo la morte di esso Maometh suo signor, essendo lì a campo Alphonso duca di Calavria, di Ferdinando fiol primogenito, et Turchi non sperando più soccorso, perchè ne li loro paesi era grandissima dissensione tra doi fratelli, che cadauno voleva acquistar el regno paterno, unde si rendeteno a patti: tamen, habuto la terra, sono tutti Turchi presi, parte morti, altri fatti presoni, et altri restoe a stipendio di ditto Alphonso de qua in Italia. Et questa venuta de Turchi fu cagione di cessar le novità di la Toscana, però che il re faceva gran guerra a Fiorentini, et già in Siena esso Duca di Calavria era intrato, et ad libitum disponeva, e de lì se partì con el.... Sed de his hactenus, et ad propositum nostrum redeamus.
E vedendo adoncha esso re di Franza il suo Stato undique pacificato, ne l'anno 1493, fatto più volte a Paris consultatione di quello havesse a far, di tuor l'impresa di Napoli vel ne, tra quelli dil suo parlamento: essendo di animo generoso, di ingegno excellente, di età di anni 24, di corpo robusto et forte, ma di effigie bruttissimo, naso grande, di statura piccolo, et ut plurimum parla poco, mosso prima, come diceva, di volontà di Dio, però che fece far nel suo regno solenne oratione, pregando lo eterno Iddio dovesse inspirarli qual fosse el meglio di venir in Italia, o vero altrove metter il suo pensiero, unde pareva che tutte le oratione et quelli oravano, maxime alcuni heremiti, lo confortavano ad ogni modo a pigliar ditta impresa. Tamen molti signori del Parlamento lo disconselgiava, dimostrando ragioni evidentissime che non era tempo di venir in Italia, narrando come altre fiate Franzesi erano stati rotti, e che li potentati de Italia numquam soffreriano che lui vi venisse a dominar Stado alcuno, nè il vorrebber per vicino; etiam che le vittuarie mancherian, et che in paese a loro non solito nè assueto clima era mal guerrizar, et molte altre ragioni li erano ditte acciò si movesse di tal sua opinione et voluntà. Ma il re preditto a tutto sapientissimamente rispondeva, dicendo non esser maggior gloria che voler lassar memoria di fatti loro, et che era venuto el tempo che esso Carlo dovesse far quello diceva le prophetie, zoè passar in Italia, et andar poi contra Turchi nemici de la Cristianità, i quali za tanto tempo hanno sempre cercato di spenger il nome di Cristo, et ancora recuperar la Terra Santa da Mori tenuta. Le qual cose nel principio diceva voler far, havendo lo exempio di quello havea fatto Ferdinando re di la Spagna, che il reame di Granata ha acquistado, et concludendo li pareva al tutto di metter ogni cura a dover exequire il suo intento. Et essendo instigato, ymo sollicitato dal Principe di Salerno, come ho ditto di sopra, etiam da preghiere dil signor Ludovico Sforza vice conte duca di Bari, che tunc el dominio de Milano governava, et regnava, (quantunque) vi fosse duca Zuan Galeazzo Maria suo nepote, et con quello fece occulti patti et federatione, et dapoi che vi mandoe tre ambasciatori per nome di quello Stato di Milano in Franza a congratularsi di le nozze et acquisto di Bertagna, i quali fonno el signor Zuan Francesco di San Severino conte di Cajazzo, el conte Carlo di Belzojoso et Galeazzo Visconte[56]: ivi appresso il re rimase ditto conte Carlo, el qual, non come oratore ma sollicitatore grandissimo, cotidie con li signori dil parlamento sollicitava questa venuta dil re in Italia, et maxime con monsignor episcopo di Samallo (Saint Malo) et monsignor Stephano di Beucher (Beaucaire), i quali erano amicissimi di esso sig. Ludovico, et quelli che contra tutti oppugnava che il Re dovesse passar in Italia. Or la cagione che questo sig. Ludovico volesse il Re venisse, fu che havendo questo duca Zuan Galeazzo di Milano nell'anno 1489 tolto per moglie la figliola di Alphonso duca di Calavria, di Ferdinando re fiol, chiamata Ixabella, donna di grandissimo inzegno, la qual venuta con gran magnificentia a marito, celebrate le sponsalicie, tamen esso Duca per uno tempo stette che non potè usar con lei, o fusse ligato acciò non generasse, o che se fusse, pur alla fine, volente Deo, la ingravedò, et nacque nel 1490 uno fiol maschio, el qual poi baptizato li fo posto nome Francesco. Et dubitando Ludovico che esso Duca di Calavria, el qual merito era il primo homo de Italia et sulle arme, vedendo el genero suo al modo steva, senza haver libertà nel Stato, non lo volesse liberar et ponerlo solo nel governo dil ducato di Milano, el qual da esso Ludovico era occupato sub nomine gubernationis dal 1479 in qua: et si pensò che movendo Franzesi a venir in Italia contra Napoli, qualche pensier che havesse esso Duca di Calavria sopra di queste cose di Milano fusse disturbato, et attender dovesse a difender el suo regno, come fue. Et ancora ditto re di Franza da alcuni signori italiani era vehementer exortato, e maxime da Hercule da la cha di Este di Ferrara, nemicissimo di Venetiani per le guerre tra loro seguite, cupido di nove cose. Questo messe a soldo dil re uno suo fiol secondo, chiamato Ferante, et etiam ne l'anno 1492 fense di aver voto di andar a San Jacomo di Gallicia; et postosi in ordine, venuto a Venetia con el fiol don Alphonso primario, dimostrando di recomandar el suo Stato a quella Signoria, se ne partì, et con non piccola compagnia andoe fino a Milano, poi ritornoe, dicendo el Pontefice lo havea assolto di tal voto, con conditione andasse a Roma, et cussì ritornò a Ferrara: tamen non senza misterio ditta andata fue, come di sotto al loco suo tutto sarà scripto. Et oltra di questo, etiam cardinali di la Santa Chiesia Romana dette favore et procuroe la venuta di esso Re: come fu el Cardinal di S. Piero in Vincula, sì per esser episcopo di Avignone, quam per la inimicitia havea al Pontefice et odio al re di Napoli. Adonque, terminato el re di Franza di poner ogni diligentia per venir a la expeditione di l'impresa di Napoli, ordinato per tutto el suo regno grande exercito, i quali a ogni suo comandamento fusseno preparati, se ne venne a Lion, et prima deliberoe di mandar a intender l'opinione de li potentati de Italia, et se sariano contenti di tal sua venuta, et mandoe uno suo messo, over ambasciatore, non molto di conditione, chiamato Peron de Basser Mastro dotel (Perron de Basche, maitre d'hôtel) zoè Maistro di casa dil Re, el qual venir dovesse al Senato Veneto et a Fiorentini et ad Alexandro sexto pontifice romano di natione valentino, et nepote che fu di Calisto terzo pontifice, el qual in luoco de Innocentio octavo del 1492 al decimo di Avosto da Cardinali fu creato Papa. Et questo tal ambasciatore venne prima a Venetia, e gionto a 8 dil mese di Luio 1493 allozoe a la Badia di S. Gregorio, et honorifice tractato. Questo portoe lettere di la Maestà cristianissima dil suo Re alla Signoria, dinotando che voleva al tutto venir a rihaver el suo Reame di Napoli, et però questo suo messo havea mandato per intendere l'opinione sua, se si volevano impazzar in dar ajuto a re Ferdinando, o quello volesseno far, et si volevano dar passo et vittuarie, notificando quello haver bona paxe con Venitiani confirmata ne l'anno 1485 per Hieronimo Zorzi cavalier[57], era oratore lì in Franza, et che voleva con justa causa ottenir ditto reame di Napoli, offerendosi etc. Al qual Venitiani, benchè non fusse creto (creduto) volesse venir, pur da poi molte consultatione fatte nel conseglio di Pregadi, per il Principe Serenissimo Augustino Barbadico li fo risposto: Prima che si volevano aderir alla voluntà del summo Pontifice et duca di Milano o vero sig. Ludovico, con li qual havevano liga insieme, la qual pochi mexi avanti fue celebrata, duratura per anni XXV, et dil mexe di April passato, nel zorno di San Marco fue publicata. Ma che pur li volevano dir questo, che Venetiani amavano la paxe, et che non bixognava a loro guerra, havendone habuta assai sì in Italia, quam con Turchi più di 30 anni continui; et che non erano di sorte che si volesse impazzar in quelle cose che a loro non toccavano: et che sapevano ben la paxe con la cristianissima Maestà dil suo Re, la qual al tutto volevano mantenir et conservar, etiam che havevano bona paxe con la Maestà dil re di Napoli, et che non potevano nè dar nè devedarli il passo, perchè non accadeva passar per nostre terre e luogi, offerendosi prontissimi a conservar la amicitia antiqua con la Sua Maestà; et altre parole di questa substantia li usoe. Et ditto mastro Peron contento, ben che volesse in iscrittura, tamen per non esser consuetudine non li fo data, ma ben tal deliberation letta più volte, unde rimaso satisfatto se ne partì, et andoe per la via di Ferrara a Bologna, et dal magnifico Joanne Bentivoy, che al presente quella communità sì come signore dispone et governa, volse etiam saper si era contento di dar passo alla Maestà dil suo Re, però che dimostrava voler far quella via; et ben che ditto magnifico Joanne fusse soldato dil Stato di Milano, pur era a la fin di la ferma; et dimostrò quasi esser contento di tal regia venuta. Or poi ditto Peron andoe a Fiorenza, dove etiam volse intender quello volevano far, ben che fusse in stretta amicitia con il re di Napoli, commemorandoli li beneficii che la città di Fiorenza in diversi tempi havea ricevuti da la casa di Franza, et maxime da Carlo Magno che, come si legge ne le hystorie, essendo Fiorenza ruinata da Totila re de Gothi, la redificoe et amplioe di circuito di mure, et che advertir dovesseno le inimicitie habute con Ferdinando et quella guerra del 1478, li qual danni ancora non erano a pena restaurati, et che sempre in ogni loro adversità lo cristianissimo suo Re et soi antecessori l'haveano defesi come suo protettore, sempre varentando (guarentendo) quella Republica in libertà. Unde Fiorentini li fece risposta, la qual per non la saper, qui non la scriverò, ma è da judicare che da loro havesseno miglior risposta cha di niuna altra potentia. Et questi Fiorentini mandono do ambasciatori a Lion al re, li quali fonno lo episcopo di Arezzo[58] et Piero Soderini. Demum avanti venisse di qua da monti ne mandono do altri, li quali fonno Guido Anton Vespuzi cavalier et Piero Caponi, come di sotto sarà scripto. Ma questo Peron de Basser prenominato, partito da Fiorenza, se ne andò a Roma, et alla presentia dil Summo Pontifice, insieme col Cardinal di Santo Dionisio di natione franzese[59], expose la volontà dil suo Roy, et che voleva intender l'opinione et haver la investisone dil reame, sì come tutti altri Pontifici li ha dato, et etiam questo promesso, perchè jure hereditario a Sua Maestà dovea pervenir, et che l'era stato dalla Signoria di Venetia et da Fiorentini, da li quali haveva habuto risposta grata al suo Roy. Ma il Pontifice li rispose che non era tempo di venir in Italia, perchè Ferdinando chiamerebbe Turchi in suo soccorso, non potendo da altri haver ajuto, sì che saria gran confusione, et che lui voleva conzar le differentie, et cussì fatto la consultatione in collegio de Cardinali, li dette tal risposta: et statim ditto Peron ritornoe in Franza, et riferite al Re la relatione sua.
Or, zonto ditto ambasciator dal Re a Lion, referite le risposte habute, per le qual più el Re se inanimoe, onde continue ordinava preparatione di exercito, de artegliarie portabele su carri, et iterum con li soi dil Parlamento consultoe le cose necessarie a tal e tanta impresa. Vi era con Sua Maestà soa moglie madama Anna; et il suo figliol primario chiamato etiam Carlo Orlando, di età di anni zerca do, rimase a Ambosa, ch'è una terra lige sie luntan da Turs, in guardia et custodia de alcuni primi dil suo Parlamento, et in governo di mons. duca di Borbon suo cugnato, marito di sua sorella madama di Biau (Beaujeu), la qual mentre el Re era in età pueril governoe el reame di Franza, è donna di grandissimo governo et inzegno: et cussì qui a Lion fece molte et varie provisioni; et ordinò a molti baroni si dovessero preparar, che al tutto voleva passar in Italia. Et mandoe a Paris a dimandar cinquanta milia ducati o vero scudi per tal impresa. Ma il consiglio di Paris li mandoe a dir che non erano di opinione, per loro conseglio, che Sua Maestà dovesse tuor questa impresa, perchè l'era pericolosa; et che non si dovesse fidar de li potentati de Italia, nè di el signor Ludovico, et dissuadevano molto: et se pur Sua Maestà volesse andar o mandar exercito in Italia, non li volevano dar alcuna cosa; ma, non andando, li promettevano dar ad ogni suo piacere scudi centomilia. Tamen per questo el Re non ristette, imo deliberò per terra e per mare far grande armata; et in Provenza ordinoe armata; ancora a Zenoa mandoe danari, o vero el sig. Lodovico lo servite, acciò fusse posto in ordine una grossa armata, perchè più presto potesse obtenir il reame. Le qual cose benchè per Italia se intendesse, sì per lettere quam per mercadanti veniva di Franza, ma mai fu creto tal venuta, maxime da Venetiani.